Siamo scampati al famigerato confine di Rosso del quale ho raccontato solo una minima parte ed entrati sul suolo Senegalese. La strada che esce dalla frontiera è in condizioni pietose per i primi 20 km ma d’un tratto, triplica la sua larghezza e l’asfalto, nuovo, è liscio come un biliardo.
Dopo un po’ Cico si ferma e invita la zavorrina dell’RT a salire con lui in quanto a breve dovremo camminare su una trentina di chilometri di pista divisi in diversi tratti che corre di fianco alla strada principale che in questo momento, come si è visto, è oggetto di lavori di rifacimento.
La strada è diritta a perdita d’occhio e per lunghi tratti, si srotola al di sopra di una pianura alluvionale a circa 3 metri di altezza ; la piana è acquitrinosa e si possono vedere una gran quantità di uccelli diversi nel colore e nella dimensione ma su tutti spiccano i Fenicotteri Rosa.
I camion e le ruspe al centro della strada indicano la prima deviazione che scende in una scarpata sconnessa e prosegue al di sotto della strada in una pista tracciata da una ruspa su un suolo polveroso dal colore rosso intenso. La polvere rossa è così sottile che anche procedendo a bassissima velocità, si alza una coltre impenetrabile e per ovviare a questo gli operai passano con un camion a bagnare la pista ottenendo un effetto micidiale per noi motociclisti. Infatti l’acqua forma una densa poltiglia scivolosa e non riesce a penetrare quel “talco” se non per pochi centimetri ed oltre a questo, il passaggio dei grossi camion da cantiere forma delle profonde scanalature e così siamo costretti a scegliere la poltiglia oppure i “canyon ” dove spesso le teste dei nostri boxer contribuiscono a spianare la terra. Dopo qualche chilometro la pista torna repentinamente sulla strada e spesso la rampa è anche inclinata quindi, addominali e chiappe strette, si è costretti a fare lo slalom tra le macchine rimaste impantanate sulla rampa e sgommando e svirgolando si attraversa la strada e di nuovo giù…
Dopo un po’ imparo le regole di questo nuovo gioco e abbandonando la tensione, mi ci diverto davvero parecchio.
Il Senegal dispone di una rete viaria piuttosto capillare e mediamente tutte le strade sono in buono stato ma per fortuna, ancora non è difficile trovare delle piste. Dopo 3000 km di lunghi rettilinei solitari fa specie trovare lungo la strada incroci, biforcazioni e soprattutto paesi ; non i soliti villaggi disperati ma frazioni vere e proprie dove si può distinguere il centro dalla periferia, dove sembra che la qualità delle costruzioni sia, per quanto Africana, migliore e in questi piccoli centri lungo la strada c’è molta gente per strada e tutti sono sorridenti. I ragazzini più piccoli sono in divisa scolastica e a quest’ora stanno rientrando alle loro abitazioni, altri sono radunati in piccoli spiazzi polverosi a giocare a pallone mentre le grosse “mamy” dai vestiti coloratissimi stanno chiacchierando davanti ai negozietti, da qualche parte arriva forte della musica africana e qualcuno accenna qualche passo di danza… Ecco il Senegal che mi avevano descritto ! Tutto è comunque molto povero ma in questa semplicità, sembra che la gente sia felice.
Saint Louis ci accoglie con la fiammeggiante luce del tramonto e attraversiamo un grande ponte in ferro che divide la città sulla terra ferma dal vecchio centro coloniale edificato dai francesi. Le grosse travature ad arco che fiancheggiano e sovrastano il ponte sul largo fiume, creano con la luce radente del tramonto un effetto stroboscopico che disorienta un po' anche perché è gremito di auto, taxi e di caratteristici taxi collettivi che scorrazzano fumanti e sgangherati per le vie della città e sono sempre stracarichi all’inverosimile. I giovani amano rimanere aggrappati all’esterno, sul portellone posteriore, dal quale entrano ed escono a loro piacimento mentre il furgone è in corsa e quando quest’ultimo svolta per le vie, questi giovani ondeggiano pericolosamente verso l’esterno come banderuole rimanendo aggrappati con le mani sull’arrugginita grondaietta del tetto. E’ evidente che questi giovani amano mostrarsi in queste pericolose acrobazie ; prova di forza e coraggio.
Improvvisamente Cico arresta il suo 4x4 e scendendo dall’auto corre ad abbracciare un tipo piuttosto grosso vestito come un Rapper con il berretto dalla visiera esagerata almeno quanto le linguette delle scarpe. Ha un viso solare e sorride a sessantaquattro denti, la sua stretta di mano è poderosa almeno quanto il volume della musica che esce da qualche parte dietro le sue spalle enormi.
Per tutto il tempo che soggiorneremo a Saint Louis sia all’andata che al ritorno, sarà il nostro cambiavalute .
Arriviamo all’albergo, consegniamo i passaporti alla reception ed entriamo nel bar. Siamo stanchi morti, più per lo stress di Rosso che per la strada percorsa ; stanchi, sporchi e assetati.
Il ragazzo del bar arriva di corsa e mentre ci sediamo su dei morbidi ed alti sgabelli di fronte al bancone, dice una frase che non avrei mai sperato di sentirmi dire : << Volete una BIRRA ?>>
Ed è così che tracanno la prima Gazzelle...seguita subito dopo dalla seconda … e dalla terza ...
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