Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 22-02-2012, 22:40   #146
Boxer Born
Mukkista doc
 
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L’arrivo provvidenziale di Cico ci ha rincuorato non poco e al ritorno dalla “pausa” dei doganieri , lui stesso sbriga in quindici minuti la procedura che probabilmente ci avrebbe impegnati per almeno un’ora.
-Seguitemi !- esorta Cico mentre sale sul suo fuoristrada.
Non ce lo facciamo ripetere due volte e finalmente anche il cancello di Rosso si apre ed insieme ad esso anche il respiro. Oltre il cancello, ai due lati della strada ci sono un centinaio di metri di sudice baracche appoggiate l’una all’altra perlopiù adibite a negozi. La strada è in pessime condizioni e la carreggiata è occupata per ¾ da alcuni tir che nonostante l’ora, cercano di attraversare la frontiera. A quest’ora, le cinque passate, sono in pochi quelli che passano dall’altra parte perché oltre il cancello mauritano c’è solo la N2 per centinaia di chilometri e solo qualche camionista osa avventurarsi per quella strada di notte; la frontiera chiude alle 6 e c’è anche il rischio di rimanere intrappolati per tutta la notte tra i due cancelli… rabbrividisco al solo pensiero. Il bordo destro della strada è molto rovinato e dove finisce l’asfalto tutto sbreccato c’è uno scalino di almeno 30 cm e sotto sabbia; solo a provare a scendere e risalire si rischia la caduta e per un paio di chilometri abbiamo rischiato spesso perché la gente a piedi e i carretti camminano al fianco dei camion e noi siamo costretti a passare in bilico sul bordo friabile. Ma qualcuno non mi aveva detto che il Senegal era messo abbastanza bene ??
Dopo nemmeno 10 km il primo posto di controllo ma, con Cico in testa, non abbiamo nemmeno bisogno di mostrare i passaporti.

Fino ad ora la questione dei controlli è stata una cosa piuttosto stressante; siamo partiti dall’Italia con 50 fiches a testa e già a metà Mauritania le avevamo quasi finite così un giorno, decidiamo di fare delle fotocopie prima che finissero completamente. Eravamo sulla strada per Atar e in un paesetto remoto chiamato Akujute, troviamo una specie di ufficio del quale non siamo riusciti a capire la sua ragion d’essere e in un angolo faceva bella mostra di sé una stampante al laser.
Chiedo subito di fare 30 fotocopie e gli porgo la fiches mentre contratto il prezzo perché qui ogni cosa và contrattata. In quel bugigattolo di ufficio c’erano altre due persone in attesa ma per quel senso di ospitalità che comunque caratterizza la maggioranza delle persone in Africa, l’impiegato li scansa con un braccio per farmi posto e alle loro rimostranze li spinge direttamente fuori dicendo << Voi non avete un cazzo da fare …>>. Un po’ imbarazzato mi rivolgo ai due che intanto si erano seduti sul gradino polveroso dell’ingresso e mi scuso alla loro maniera accennando un inchino con la mano sul petto.
I due apprezzando il gesto alzano il mento e schioccano la lingua a significare -và bene, non importa-.
Intanto all’interno il tipo si agita intorno all’attrezzo che essendo pieno di polvere e sabbia, non voleva saperne di ricevere il documento e così torno fuori a dissetarmi. Dopo 15 minuti di attesa il tipo esce e con aria contrita mi porge 10 fotocopie talmente sbiadite e mangiucchiate da essere illeggibili mentre i due che avevano capito l’antifona si erano già alzati allontanandosi e scuotendo la testa. Gli chiedo l’originale e lui sempre più imbarazzato mi dice che è rimasto “dentro” … Ringrazio, pago le 10 e me ne vado. In seguito abbiamo trovato altre fotocopiatrici ma o non avevano carta, oppure avevano finito l’inchiostro o ancora non funzionavano. Anche una cosa semplicissima quale è fare una fotocopia, in Africa diventa un’avventura !
Posti di blocco … C’è stato un giorno che ci hanno fermato 12 volte ! All’inizio e all’uscita dei paesi, si viene fermati prima dalla Guardia Nazionale e pochi chilometri dopo anche dalla polizia; stessa cosa all’uscita. Anche in mezzo al nulla si incontra un posto di blocco e ci si interroga sulla necessità della cosa: C’è un’unica strada, da una parte l’Oceano e dall’altro l’infinito sabbioso.
Ogni volta la stessa pantomima: A 400 metri dal posto di blocco c’è a terra un cartello stradale ottagonale bordato di rosso con su la scritta -Rallentare controllo di Polizia- , a 150mt un altro uguale ma con la scritta - Alt !- Ci si ferma di lato e si aspetta il cenno della mano della guardia che spesso, pur non essendoci nessuno, non è così rapido. Il tipo fà il cenno e ci si avvicina adagio, si spegne il motore, si alza la visiera e si tolgono i guanti :

Guardia- Buon giorno, come và? (Ci si stringe la mano)
Noi- Bene e voi?
Guardia- Aaah … bene, bene. Dove andate ?
Noi- Veniamo da x e stiamo andando verso y …
Guardia- Bene, bene. Ma siete qui per una gara o per turismo ? Avete avuto problemi ?
Noi- Nessun problema, siamo turisti …
Guardia- Bene. Avete la fiches ?

Si aprono le cerniere, si porge il documento e ci si stringe di nuovo la mano.

Guardia- Alè, Bonne route !

Questa è la procedura standard; a volte fanno anche più domande ma non è mai capitato che ci chiedessero cadeaux come invece spesso si sente dire. Una mattina era presto e faceva freddo , un militare mi ha chiesto se potevo regalargli i miei guanti da moto ma quello è stato l’unico caso. Sono sempre sorridenti e cortesi ma dopo 72 volte ... Il fatto è che si annoiano a morte.








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Ultima modifica di Boxer Born; 21-03-2012 a 00:13
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