… ed infatti l’inferno è lì che ci stà gia aspettando; veniamo immediatamente assaliti.
Le ruote scivolano su una breve rampa di terra battuta ma molto sconnessa e, nemmeno il tempo di mettere il cavalletto, siamo letteralmente assediati. Nella confusione generale congedo la mia “ombra” che, ancora sulla chiatta, insiste sulla necessità di dover tornare indietro.
SCIAFFF… uno straccio pieno di fango e acqua si infrange sul mio WRS con l’intenzione di lavarlo e a quel punto perdo le staffe; comincio a urlare e per tre, dico tre secondi, la folla indietreggia di mezzo metro e ammutolisce per poi ripiombarci addosso vociante mentre uno in divisa, osserva la scena con aria distratta : ormai è chiaro che non possiamo contare sul loro aiuto.
Le cose principali da fare sono il Passavant e le assicurazioni per i mezzi poi, la vidimazione dei nostri documenti alla police e infine al Secteur Frrontalier de Rosso. Nel giro di 45 minuti stipuliamo le assicurazioni ma, al momento dei Passavant, iniziano i problemi: la mukka 1100 è vecchia e la legge vieta l’ingresso ai veicoli con più di dieci anni. Ridiamo della cosa e con un ampio gesto del braccio rivolto verso l’esterno, mostriamo all’addetto cosa stà scarrocciando là fuori. Anche lui sorride ma poi torna subito serio e ci spiega che può fornirci un permesso valido per 6 giorni che, a pagamento, può essere prorogato al consolato di Dakar. Paghiamo e usciamo abbastanza depressi per l’imprevisto e comincio a pensare a come mai Dio o Allah permettano che esista un posto così orribile.
Mentre fantastico su passaggi aerei con il napalm ci dirigiamo verso il posto di polizia e la dogana ma, essendo le 13.30, sono chiusi per pausa e ci dicono che riapriranno alle 15 che poi, diventeranno le 16… Torniamo alle moto presidiate da due compagni e la folla si è notevolmente diradata in quanto la nuova tattica è di parlare e rispondere solo in italiano. Questo sconvolge non poco gli “avvoltoi” che dopo qualche “Spaghetti”, “Pizza”, “Milan e Inter” detti a turno, si stancano e tolgono l’assedio.
Fà caldo e nonostante questo, mi accorgo che per la tensione nessuno di noi ha avuto il coraggio di aprire una cerniera ; stiamo fermi nel tentativo di mimetizzarci con il colore della polvere, delle moto e delle nostre tute che ormai sono tutte dello stesso colore. Cerchiamo di tenere lo sguardo in posizione vaga evitando accuratamente di incrociare lo sguardo, in modo di escludere qualsiasi possibilità di attaccar bottone da parte di chiunque : chiusi a riccio.
Questo nuovo atteggiamento sembra funzionare e dopo venti minuti, siamo in grado di camminare intorno alle nostre moto e finalmente di aprire i giubbotti controllando che tutte le cerniere “sensibili” siano ancora chiuse.
Il piazzale, da questa parte del fiume è molto più piccolo ( poco più di una larga via ) e siamo parcheggiati di fianco alla baracca del controllo passaporti ; subito dietro di essa il fiume forma un’ansa dove un ragazzo stà lavando un bellissimo cavallo bianco, poco più in là due donne sono intente a lavare quello che sembrano essere degli abiti maschili e dei ragazzini si divertono a fare il bagno in mezzo a delle vecchie piroghe semi-sommerse; lo sporco e l’immondizia imperano ovunque. Sull’altro fianco abbiamo un tir carico di una qualche specie di zucca dal colore e dalla forma singolare e l’autista del mezzo apparentemente molto giovane, ha legato una specie di amaca sotto il camion e stà sonnecchiando con una radice tra i denti come ho visto fare a molti da questa mattina. Sembra liquirizia ma non lo è ; lo usano per pulire e sbiancare i denti e non sono riuscito ad andare più a fondo sull’argomento. Alle nostre spalle il largo fiume, dove anche la chiatta ha interrotto il vai e vieni e di fronte a noi ad una cinquantina di metri più avanti, un cancello di ferro arrugginito; una fascia centrale riporta la scritta ” Comune de Rosso”. Due soldati stanno a guardia dell’inferriata con fare annoiato ; uno è semi-sdraiato a terra intento a controllarsi le unghie mentre l’altro è rivolto verso l’esterno a chiacchierare con qualcuno del quale riesco a vedere solo le mani nere penzolanti.
Ai lati del cancello, poco più in là, si vedono dei banchetti di verdura e mini-bazar ambulanti, in mezzo un venditore di arance.
Per noi, in generale, un viaggio significa Autostrada, Autogrill, Caffè e Camogli; per loro o meglio per chi è costretto ad avventurarsi nella N2 con quelle macchine e con centinaia di chilometri tra un villaggio e l’altro, il viaggio significa Arance. Lungo la strada i bordi sono picchiettati di macchioline arancioni che l’aria secca del deserto cristallizza mantenendo inalterato il colore per un tempo indefinito; in alternativa alle bucce di arancia c’è l’interminabile sequenza di copertoni sfilacciati, cinghie di alternatori e pompe varie, carcasse di auto cannibalizzate quando non bruciate e qualche tir “spiaggiato”. Per completare il quadro si incontrano anche carcasse di cammello speronate di notte dai camion che sono tutti dotati di abbondanti rinforzi tubolari e più frequentemente, carcasse di ovini che a differenza dei cammelli, vengono investiti anche di giorno. I più furbi sembrano essere gli asini che pur stazionando immobili e impassibili al bordo della strada, resistono alle folate di vento e alle palate di sabbia sollevate dai tir in corsa.
… L’attesa continua … Sarà per il caldo o per la fine della novità ma ora tutti ci lasciano in pace e sembra che si siano ritirati all’ombra anche se sentiamo addosso i loro sguardi. Non abbiamo mangiato altro che la colazione il mattino presto e la fame unita alla stanchezza si fa sentire.
Frugando nel Leg-Bag saltano fuori alcune banconote mauritane di basso valore : 400 ouguya ; punto deciso verso il venditore di arance. Allungo la mano con le banconote e chiedo 4 arance; lui non degna di uno sguardo le banconote e fa un cenno negativo. Per terra, dietro il banchetto, c’è una cassettina di mandarini dall’aspetto poco invitante e indicandoli con le banconote ondeggianti, rinnovo la richiesta : ottengo la stessa risposta e allontanandomi, lo “ffanculo” in italiano con l’accortezza di sorridere come se lo avessi comunque ringraziato. Contento di questa piccola e puerile rivincita, torno alla moto. Si fa avanti un ragazzone che parla un italiano quasi perfetto con un leggero accento del nord ed è il caso di dire che quando in Africa i problemi diventano seri, il caso (loro lo chiamano Allah) ti viene sempre in soccorso e in questo caso, l’aiuto si chiama Cico. Conduce un’organizzazione che lavora con diversi e famosi tour operator italiani portando moto, quad e fuoristrada in giro per il Senegal ; si offre di controllare i documenti fatti fino a quel momento e il suo continuo scuotere la testa ci rende molto nervosi :
A) L’Assicurazione non è stata registrata e se pur valida in caso di controllo, la stessa diventa
carta straccia in caso di sinistro : Ciulati !! ( esclama Cico )
B) I documenti della vecchia mukka 1100 non vanno bene; abbiamo pagato il doppio e il passavant
copre solo il distretto del nord che non comprende Dakar : Fuori dal distretto e in caso di controllo
ci potrebbero fermare come clandestini.
Mentre stò maledicendo tutti fra i denti Cico fà :
- Figa, anche qui vi hanno ciulato !! ...Ridiamo…
- Come la risolviamo ?
Lui alza gli occhi al cielo e con un’espressione carica di fatalismo risponde :
- Ormai è fatta … ma se volete, ho dei buoni contatti a Saint Louis e vi posso aiutare …
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