L'addetto ai biglietti della chiatta che ci avrebbe fatto attraversare il fiume Senegal è un tipo rozzo, dall'aspetto trasandato e poco incline alla conversazione tanto più che parla soltanto il mauro. Mentre stà armeggiando con una theiera mi guarda con aria tra lo scocciato e l'interrogativo; io capisco al volo e dico che posso aspettare mentre in lontananza, la tromba della chiatta annuncia la partenza dalla sponda opposta.
Attendo nervosamente che l'interminabile rito del thè abbia fine, consapevole che comunque non saremmo mai riusciti a prendere quella corsa. Dopo diversi minuti di travasi tra theiera e bicchiere, consuma in fretta la bevanda bollente; evidentemente più rilassato apre un sudicio registro sgualcito e attacca a parlare nella sua lingua che ovviamente non capisco. A questo punto la mia ombra si fà avanti con un mezzo inchino ed un sorriso dato dalla consapevolezza che da utile, era improvvisamente diventato necessario. Piuttosto seccato gli chiedo di tradurre ed il sorriso diventa una risata sdentata accompagnata da una pacca sulla spalla: ora ero suo. In seguito, ripensando a questo episodio, mi verrà il dubbio che tutto questo cinema sia messo in piedi per abbindolare i turisti. Anche l'impiegato sorride e ripete la domanta che tradotta in francese significa che ha bisogno dei numeri di targa e 5000 ouguya per biglietto; non avendo nè numeri nè soldi torno alle moto e ritrovo i miei compagni assediati come e più di quando sono stato costretto a lasciarli e si stavano chiedendo dove cacchio fossi finito. Decidiamo in fretta di dividerci i compiti quindi qualcuno si occupa dei documenti, io avevo già iniziato la procedura dei biglietti, qualcuno si occupava di fare il cambio di moneta e tutti a fare la guardia alle moto.
La procedura burocratica è piuttosto complessa e macchinosa anche perchè ci si trova a dover discutere con la Polizia, la Guardia Nazionale e la Dogana, il tutto nella disorganizzazione e nel caos più assoluto. Sia chi entra che chi esce dal confine, deve transitare per gli stessi uffici e affolla le stesse scrivanie; tutti urlano e si muovono freneticamente da un'ufficio all'altro con le mani e spesso anche la bocca piene di documenti spiegazzati e per rendere le cose più semplici, capita che un modulo vada compilato e firmato al 1° piano mentre il timbro và apposto da un addetto al piano terra che ti rimanda di sopra a prendere un'altro modulo che, ovviamente, và compilato e fatto firmare di sotto e così via... Tutto questo sembra non avere un senso logico ma, se riescono quotidianamente a smaltire tutta quella babele, una logica forse c'è; di sicuro c'è che ad ogni firma e ad ogni documento compilato si deve pagare ma ci accorgiamo anche che chi in quell'ambiente si sà muovere senza "aiutanti" e che arriva con i documenti "farciti", non fà nè file, nè sù e giù. Non sapremo mai quanti pagamenti non dovuti abbiamo eseguito ma nel giro di un'ora e mezza, per tre moto e quattro persone abbiamo speso circa 200 € e ancora non abbiamo attraversato il fiume !!
Comunque alla fine portiamo a termine le procedure e aspettiamo nel piazzale l'arrivo della chiatta; qualche doganiere cerca di mettere ordine tra macchine, camion e animali.
A furia di urla e calci alle bestie, riescono a darci una mezza inquadrata lasciando libero un corridoio per l'imminente sbarco dalla sponda del Senegal; gli appiedati e gli asini con i carretti se ne stanno in disparte godendosi lo spettacolo.
Nel frattempo uno sgangherato furgone Mercedes pieno all'inverosimile di persone e cose si sfrena sul falsopiano e và a sbattere sulla fiancata di un Toyota Prado nel quale, un corpulento senegalese è impegnato al cellulare; ora scoppia la rissa!
Il senegalese si gira con noncuranza e finisce la telefonata poi, scende dalla macchina e fischia in direzione di una guardia che prontamente accorre mentre il vecchio proprietario del vecchio furgone è già in ginocchio chiedendo scusa allo sportello del senegalese che nel frattempo è risalito in macchina ed è già occupato in una nuova telefonata. Il vecchio viene sollevato di peso e portato via tra i pianti e lo strepitio delle donne nel furgone; lo spazio che un'attimo prima era occupato dal vecchio e dai poliziotti viene prontamente riempito dalle pecore che, di nuovo, sono al mio fianco.
La rampa della chiatta si abbatte letteralmente sullo scivolo in cemento viscido e tra le urla, il rumore dei mezzi e lo schiamazzo degli animali atterriti, saliamo sull'imbarcazione dal fondo reso melmoso per il precedente carico di mucche dalle corna lunghissime e di cammelli; tutto scricchiola e dondola in modo preoccupante. La mia "ombra" è sempre alle costole e mentre mi spiega i passaggi successivi cerca di scusarsi dicendo che questa è l'Africa e si deve aver pazienza. Annuisco mentre osservo un addetto che trascrive tutti i numeri di targa su un pezzo di cartone e la chiatta riparte verso la sponda senegalese. Il rumore del vecchio diesel è regolare e rassicurante e ad un tratto mi rendo conto che anche gli animali sono ammutoliti, ascolto lo sciabordio del fiume sullo scafo e guardo la gremita sponda opposta.
Fra 10 minuti, ricomincia l'inferno....
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