Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 19-02-2012, 12:23   #136
Boxer Born
Mukkista doc
 
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Affrontare il confine di Rosso per la prima volta, è una cosa difficilmente spiegabile e anche riguardando qualche immagine che sono riuscito a rubare in quel posto, non dà neanche lontanamente l'idea del carico psicologico a cui chi passa di lì è sottoposto.
Non parlo solo di noi europei ma anche della gente d'Africa che proviene da altri stati e di questo me ne sono reso conto al ritorno quando, con occhio più smaliziato, ho avuto il tempo e il coraggio di guardarmi meglio intorno notando come anche per i nativi, superare questo confine è complicato. Sono fermo sulla moto, in prossimità dell'alto cancello che al momento è chiuso e stretto tra un vecchio Berliet fumante che probabilmente ha superato da tempo i 60 anni e un gregge di pecore delle quali una, dopo avermi osservato per un pò e ritenendomi innocuo, si appoggia pigramente sulla mia gamba ed io la lascio fare sorridendo, pensando che probabilmente la mia puzza è pari alla sua. Già fuori il caos regna generale e quando ogni tanto il cancello si apre appena per far passare qualche pedone intravedo che dentro è pure peggio. Fuori, dentro e aldilà del confine orbitano una miriade di sfaccendati che cercano di racimolare qualche soldo dicendo di avere conoscenze per sbrigare velocemente le pratiche doganali ma non bisogna mai fare l'errore di dargli alcun documento in mano perchè, nella confusione totale, non è detto che lo si possa ritrovare. Al momento il gregge a sinistra e il camion a destra mi proteggono da questi individui che essendo in tanti (e a vederli piuttosto affamati) diventano anche aggressivi nel tentativo di attirare la tua attenzione.
Questa posizione relativamente sicura mi permette di guardarmi in giro e la prima cosa che balza all'occhio è il colore decisamente più scuro delle persone: La gente del Marocco credo che li abbiamo visti tutti, i Mauritani hanno la pelle olivastra e dei lineamenti quasi europei; quelli che vivono in condizioni migliori vestono con fierezza una tunica bianca e azzurra e i loro visi, bellissimi, ricordano molto quelli che si possono incontrare in India. I Maliani sono più piccoli, con lineamenti duri e avvizziti ed il colore tipico di chi vive nelle zone sub-sahariane mentre i Senegalesi, sono completamente diversi con la loro pelle scura, i lineamenti dolci e l'abbigliamento ( soprattutto nelle donne ) coloratissimo. Improvvisamente il cancello si apre e camion, macchine, carretti, animali e persone si muovono tutte assieme tanto che si potrebbe pensare che anche a motore spento ci si potrebbe muovere spinti dal flusso denso; il cancello si chiude alle nostre spalle e ci troviamo in un piazzale gremito, dietro di noi una costruzione a due piani e davanti un piccolo pontile di attracco e il fiume. Il rumore è assordante e affrontiamo la prima bordata di persone che si fanno avanti urlanti e che in breve ci circondano dandoci consigli e dicendoci che dobbiamo fare questo, fare quello, andare con quel documento lì, c'è da pagare questo e quello...dammi il passaporto che facciamo prima e, mentre stavo preparando i miei documenti un tipo più intraprendente degli altri aprofittando della mia confusione momentanea, si impossessa del libretto della moto e sparisce tra la folla vociante costringendomi ad inseguirlo tra mani che continuamente mi afferrano per il braccio e mi strattonano, ad ogni passo bambini cencosi mi bloccano chiedendo l'elemosina e ci si mettono anche i cambiavalute che chiedono insistentemente se voglio cambiare le Ouguya mauritane in CFA senegalesi mentre il tipo si allontana sempre di più nella folla. E' caldo e comincio a sudare ma riesco a raggiungerlo sulla soglia di un sudicio ufficio pieno di mosche con una vecchia scrivania e dietro un'altro banchetto con sopra un fornelletto pronto per scaldare un tè. Il locale non ha finestre e nella penombra riesco appena ad intravedere il viso dell'addetto ai biglietti del traghetto mentre il sole entra prepotente dalla posta aperta. Dentro ci sono in attesa un paio di persone e il bailamme esterno entra in maniera quasi ovattata.
Cercando di essere gentile e sorridendo strappo di mano il documento al non richiesto aiutante che tarda un pò a mollare la presa ma alla fine lascia e da quel momento in poi, sarà la mia ombra...
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