Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 17-02-2012, 22:38   #135
Boxer Born
Mukkista doc
 
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Finalmente anche la 3° moto, quella con il cardano a pezzi, quella che l'aereo da Milano verso Casablanca non è partito a causa della 1° ondata di neve, quella che lo spedizioniere ha sbagliato qualche cosa e così il materiale è rimasto bloccato in dogana, quella che per questo ha dovuto prendere un volo interno per sbloccare la situazione e tornare indietro a Dhakla con i pezzi, quella che per mancanza di attrezzi il cardano non è stato rimontato un gran chè bene costringendolo a rientrare a velocità ridotta, quella che...insomma dopo varie sfighe e 8 gg di ritardo è riuscito a rientrare via Genova e quando è sbarcato, alla vista della neve, è riuscito soltanto a dire: "...caz-zo...!!"
Tutto è bene quel che finisce bene anche se la storia della trasmissione ci ha un pò sconvolto il programma degli ultimi giorni. E pensare che la mukkona 1100 ha soltanto 210.000 Km ! Comunque un'avvisaglia ce l'aveva data rumoreggiando un paio di volte proprio il giorno che passavamo dalla Mauritania in Senegal. Quel mattino partiamo abbastanza presto e già un bel venticello teso ci accompagna fino ad una ventina di km fuori dalla capitale Nouakchott per poi mano mano trasformarsi in una vera e propria tempesta di sabbia ed a un certo punto la visibilità è così ridotta che ci costringe a rallentare ma essendo inutile fermarsi, proseguiamo soffrendo e stando attenti alle lingue di sabbia spessa che invadono la strada. Il peggio è quando incroci i lunghi bilici a cella frigorifera pieni di pesce che procedento a velocità sostenuta; dapprima interrompono di colpo il vento laterale che ti costringe a procedere con un asssetto inclinato facendoti quindi sbandare poi, il successivo ed improvviso colpo d'aria carico di sabbia del rimorchio che fà sbandare dalla parte opposta con un sinistro rumore da Sabbiatrice sul cupolino e sul casco; poi di nuovo il flusso del vento e vi assicuro che non è affatto divertente guidare per diverse ore in queste condizioni anche per il fatto che di questi camion citati ne viaggiano veramente tanti. Sembra infatti che la maggior parte dell'economia si basi sulla pesca e non dobbiamo dimenticare che parliamo dei mari tra i più pescosi al mondo anche se come il solito, anche quì vale la legge del più furbo: I pescatori locali con le loro belle barchette colorate non possono spingersi oltre le 25 miglia marine e possono pescare soltanto sardine e altre specie di poco valore. Se malauguratamente vengono "pescati" con un polpo a bordo, li ammazzano di multe...Oltre le 25 miglia invece, imperversa la flotta cinese che fà ciò che vuole con quelle enormi barche che semprano dei paesi galleggianti e stendono kilometri su kilometri di reti in barba alle leggi internazionali.
Come contentino lasciano ai villaggi di pescatori qualche rete in acciaio inox per essicare il pesce e hanno anche la faccia tosta di marcarle con la scritta " regalo della repubblica popolare cinese". Il pesce grosso mangia quello piccolo.
Avvicinandoci al confine con il Senegal il paesaggio continua a mutare cambiando da arido deserto piatto di pietraie, in deserto con molte piccole dune ma la cosa più significativa è la presenza di sempre più fitti cespugli che ad un certo punto diventano rade acacie e proseguendo ancora, le acacie diventano sempre più verdi e fitte fino al punto di trasformarsi in piccole boscaglie sotto le quali vivono in tende di stracci o baracche di fortuna una moltitudine di persone e mi sono più volte chiesto che cavolo ci fanno lì. Ogni tanto si incontrano ai bordi della strada degli enormi "cuscini" in plastica pesante azzurra o bianca della dimensione tipo 3 x 5 ml e in seguito vengo a sapere che sono le riserve d'acqua per loro e per i loro animali e che vengono regolarmente rifornite da autocisterne provenienti da centinaia di kilometri di distanza. Provate ad immaginarvi cosa può essere quell'acqua in quei sacchi di plastica, quando in estate le temperature superano i 50°... Anche l'asfalto cambia parecchio e se fino a questo punto del viaggio è stato ineccepibile, ora è tutto screpolato; grosse placche irregolari di asfalto dai bordi talmente arricciati che fanno sbandare o saltare la moto in funzione del caso che siano trasversali o longitudinali. Arriviamo al confine che ormai gli alberi ci accompagnano per tutto il percorso e dietro ai cespugli si cominciano a vedere i primi canali di acqua stagnante ad avvisarci che il fiume Senegal è vicino. Infatti poco dopo ci troviamo a sorpassare una lunga fila di camion stracarichi, vecchie Renault 18 anch'esse cariche all'inverosimile di persone e di cose, lunghe file di persone a piedi, con asini e carretti, mandrie di cammelli, mucche dalle lunghissime corna e capre e pecore e agnelli con le gambe legate sui carretti e...un alto cancello di lamiera piena presidiato da diversi militari;
Il Confine.....
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