Discussione: Giu, fino a Dakar
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Vecchio 13-02-2012, 20:37   #23
Boxer Born
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Dopo centinaia di km di piatta assoluta, avvicinandosi ad Atar il paesaggio inizia a cambiare; le dune si fanno sempre più alte e in lontananza si cominciano a vedere le prime alture rocciose e spero vivamente che la strada si inerpichi lassù.



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Dopo 3000 km di rettilinei ho proprio voglia di qualche curva ma nella calura pomeridiana mi sembra che più strada faccio e più le montagne si allontanano. Comunque arriviamo ad Atar e dopo aver riempito di nuovo i serbatoi e le taniche, chiediamo qualche informazione sulla pista che porta a Cinguettì. Parlando con un militare scopro che la pista è in buono stato e che la parte con i tornanti che sale sulla montagna per raggiungere l'altopiano è asfaltata; arrivati in cima ricomincia la pista che prosegue fino al Mali e oltre. Sono già le 5 del pomeriggio ed affrontare la pista è forse un pò azzardato con il rischio di percorrere l'ultimo tratto al buio ma, in ogni caso, decidiamo di proseguire. Appena finito il centro abitato di Atar, inizia la pista che è piuttosto larga ma molto polverosa e da quì si comincia anche a salire; non siamo molto avvezzi all'off-road percui andiamo piuttosto lentamente per assuefarci al nuovo tipo di fondo che a tratti è molto morbido e in altri la toule ondulee ci smonta la moto. I primi 25 km scorrono con un pò di tensione perchè le moto sono stracariche e le occasioni per cadere sono tante ma arriviamo di nuovo all'asfalto che ci porterà in cima all'altopiano. Qui il paesaggio è molto aspro con le sue rocce basaltiche e di porfido rosso scuro con le quali la natura si è divertita a conferire un'aspetto primordiale con quei picchi aguzzi e massi enormi che sembrano essere stati scagliati da forze inimmaginabili. Ci divertiamo un mondo sui tornanti e a un certo punto sembra di essere sul TA GA DA; dall'altopiano scendono una quindicina di piccoli ruscelli ora in secca e la strada non è provvista di ponti. Infatti si sale e si scende repentinamente dentro l'alveo dei ruscelli e più di una volta abbiamo staccato da terra le due ruote. Arriviamo in cima all'altopiano e ci fermiamo ad ammirare il panorama che con la luce radente del tramonto, diventa magico. Tutto intorno rocce e terra nera tagliate dalla pista di terra rossa come il fuoco, alla nostra sinistra sprofondano stretti canion e alla destra....l'infinito....
Riprendiamo la pista e questa volta, decido di andare più veloce per evitare che la toule ondulee mi smonti e effettivamente, tra gli 80 e i 90 sembra quasi di andare sulla strada a parte le repentine scodate e qualche imbardata dell'anteriore. Gli altri continuano con il passo consueto e così mi avvantaggio quel tanto che basta per godermi il tramonto in quel silenzio assoluto.




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