Mi inserisco in questo 3d che ho letto forse un po' frettolosamente, vista l'ora, per confermare il mio interesse verso l'argomento.
Non c'è dubbio: l'apprendimento è la componente fondamentale e l'insegnamento ne è la base. Qui mi pare si stia dicendo che esiste un metodo d'apprendimento più rapido (quante scuole di lingue promettono di offrire la tecnica di apprendimento più veloce sul mercato .... ). Nulla da dire, va bene.
Mi sentirei però a disagio nell'avallare l'affermazione che un apprendimento "quantitativo" possa essere sostituito o accelerato (se non in minima parte) da uno "tecnico". E spiego la mia riflessione.
La moto mi pare sia un elemento fortemente dinamico, soggetto ad un numero direi infinito di variabili ambientali, rispetto alle quali il suo comportamento varia e deve essere governato dal cervello. In altre parole, le nozioni tecniche necessarie per guidare la moto sono relativamente poche mentre la modulazione dei comandi richiesti per condurla in condizioni limite porta ad una combinazione di percezioni e di corrispondenti azioni pressochè infinita. Nessuna tecnica di apprendimento aiuterebbe un neofita a guidare una moto GP derapando su una pista bagnata come visto fare ad alcuni "virtuosi", e non ho dubbi sul fatto che alcune situazioni che predispongono all'incidente richiedano capacità talvolta equiparabili. Questa sensibilità, soprattuto la capacità di percepire i messaggi che arrivano dalla moto e convertirli in comandi coerenti, IN SITUAZIONI LIMITE, ho la sensazione comporti l'acquisizione di automatismi (così li chiamavo) che si apprendono solo in anni di guida, preferibilmente iniziando da giovani, e che si dovrebbero riparametrare ad ogni nuovo mezzo, con tutte le incognite che questo comporta.
Concludendo:
- ho il massimo rispetto per la formazione che è indispensabile
- sono convinto che la ripetizione del gesto in migliaia o milioni di occasioni differenti sia l'unica via che ci porti ed eseguirlo in modo inconsciamente virtuoso in un numero sufficiente di casi avversi
- la sicurezza su strada si costruisce anche con la prudenza e il buon senso, ossia mantenedosi MOLTO al di sotto dei limiti propri e della strada che si percorre, e comunque su andature non sostanzialmente diverse da quelle del traffico presente
- non mi stupirei se tecniche di guida sicura basate sull'osservazione metodica della scena anteriore, laterale, posteriore, sul riconoscimento degli indizi di rischio oltre che una grandissima civiltà di guida producessero indici di incidentalità minore in piloti sprovveduti di quanto l'ottima tecnica di guida non ne produca su altri convinti di poter gestire qualsiasi situazione (non dimentichiamo che i piloti più esperti fanno moltissimi incidenti in pista, e spesso anche su strada)
- sono convinto che siamo molto indietro nelle infrastrutture per la sicurezza e che questa è una componente di grave aumento del rischio
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It Always Seems Impossible Until It's Done (Nelson Mandela)
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