10° giorno:
La Kita – Bamako è un nastro di asfalto di 200 km ben tenuto che porta velocemente a destinazione, interrotto solo da qualche villaggio.
La capitale, come tutte le grandi città africane, è un caos unico: taxi brousse sgangherati che ti tagliano la strada per fermarsi quando meno te lo aspetti, mobilette a destra e sinistra, carretti trainati da asini, auto che ignorano completamente il codice della strada. 1 ora per attraversarla e raggiungere la torre d’Africa che si trova a sud.
Mi fermo per il pieno e mi sento chiamare. E’ Buba la mia guida e referente di BND che stava andando al campeggio per aspettarmi e riconosciuta la moto dagli adesivi si è fermato per presentarsi. Insieme raggiungiamo il camping e dopo esserci conosciuti un po’ meglio mi metto a fare il tagliando al GS. Buba si offre subito di darmi una mano: cambio olio, pulizia del filtro, serraggio bulloni e viti, la moto gira come un violino e in 10 giorni s’è fatta 5000 km senza batter ciglio.
Finito lo accompagno a casa nel centro di Bamako e rientrando mentre sono fermo ad un semaforo una mercedes riesce ad “abbattermi” facendomi sbattere contro una macchina parcheggiata. Nessun danno per fortuna, i passanti mi danno una mano a risollevare la moto e la cosa sembra di una normalità sconcertante.
Più tardi, a cena con la moglie del titolare del campeggio e le sue figlie, una coppia di francesi e Buba che nel frattempo è ritornato, si parla del vivere in Mali.