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Vecchio 11-08-2011, 08:51   #50
pieroesilvia
Mukkista in erba
 
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GALAXIDI

La strada che conduce a Delfi è bella ma noi non ce la godiamo per il fortissimo vento che spira di lato e rende la guida difficoltosa. La temperatura nel periodo passato sulle isole è stata particolarmente calda, anche se quella veramente atroce l'abbiamo trovata a Rodi, ma le folate che ci investono adesso ci riportano a soffrire come nell'isola dei cavalieri. Il percorso è deserto, incontriamo pochissime auto e sono pochi anche i locali di ristoro o i distributori di benzina. Attraversiamo Delfi che è buio pesto e le uniche zone illuminate sono i piccoli paesi che troviamo prima e gli allevamenti ittici che troviamo lungo la costa. Arriviamo all'hotel scelto sulla guida, prendiamo le camere e senza nemmeno scaricare le moto e chiediamo dove poter cenare dato che stavamo morendo di fame. Il proprietario ci indica una taverna a 500 metri sulla strada e ci fiondiamo a mangiare. Il locale è gestito da una signora e dai suoi piccoli figlioli e serve esclusivamente carne (di agnello o di maiale entrambi del loro piccolo allevamento). Ordiniamo così delle insalate di pomodori e tre piatti di agnello alla griglia con le patatine fritte e ci rilassiamo sorseggiando bevande gelate in attesa delle portate che arrivano precedute da un profumo semplicemente delizioso. La carne è speziata e pepata al punto giusto ed è un piacere leccarsi le dita dopo aver letteralmente scarnificato ogni costoletta. Rientriamo in hotel e decidiamo che l'indomani mattina la giornata sarà libera e senza programmi mentre nel pomeriggio, ad un orario dove il caldo non ci uccide, andremo a visitare DELFI e la sua zona archeologica.

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Al mattino, dopo la colazione, ci rendiamo conto di quanto sia carino l'hotel dato che con il buio e per la stanchezza non avevamo avuto occasione di notare nessun particolare dell'edificio. Ha il tetto spiovente a tegole e sembra più un albergo delle nostre alpi che uno posto di fronte al mare. Sul retro ha una bella piscina servita di sedie, sdraio, ombrelloni e una copertura di canniccio. Appena usciti dal cancello della piscina il mare si trova a pochi passi di distanza. Di fianco all'hotel c'è una zona coperta da una struttura in legno che da ristoro e ombra dal sole cocente ed è fornito di una griglia gigantesca per gli ospiti che desiderano cucinare per conto proprio (viene servita solo la prima colazione e non i pasti). Io e silvia ce ne andiamo in piscina e ci rilassiamo sui lettini fino a che non veniamo raggiunti dagli altri. Marianna e Zeno (maniaco del: “prendiamo possesso del territorio”) sono stati nell’entroterra ad esplorare la zona montana: tornano soddisfatti e compiaciuti delle zone limitrofe. Facciamo conoscenza con un gruppo di signori rumeni, uno dei quali parla molto bene l'italiano avendo una ditta di importazione di alimentari e che ci invita a visitare la Romania e la Transilvania, lasciandoci indirizzo e mail con la promessa di darci aiuto e assistenza dato che anche lui è motociclista. Passiamo la mattinata come sempre, parlando di quanto piacevole fosse stata la vacanza e che meritava sicuramente un altra gita, magari optando per isole non visitate. Verso le 12.00 Matteo dice che ha fame e ci invita a scendere nel paese posto ad appena 2 km di distanza, ma per noi è ancora presto e gli chiediamo di aspettare ancora un’ora prima di andare. Matteo e Agnese non sentono ragioni e decidono di partire e noi 4 restiamo in piscina a cazzeggiare. Dopo circa mezzora, riparlando della cucina provata la sera dell'arrivo, un languorino si fa strada in maniera insistente e l'acquolina in bocca inizia a farmi riempire la gola di saliva copiosa. Cosi inizio a descrivere in maniera puntigliosa i sapori che avevo gustato a cena - dato che Silvia e Marianna non lo avevano assaggiato e Zeno è vegetariano - e lo faccio con cosi tanto fervore che dopo 10 minuti l'idea di mangiare insalate o frutta va a farsi benedire e decidiamo di andare nuovamente alla taverna a gustare le sue prelibatezze. Inforchiamo le mukke e restiamo delusi nel trovare il ristorante chiuso, cosi scendiamo in paese e percorriamo il piccolo rettilineo che finisce al porto. La litoranea portuale è costellata di ristoranti e bar, e ci mettiamo alla ricerca di qualcosa che visivamente ci attirasse o colpisse nella fantasia più di altri. Fermiamo le moto e Marianna avvista un locale in cui sono seduti, sotto un pergolato che da una piacevole ombra, solamente gente del posto... pensiamo che se si siedono loro il posto vale la pena di essere sperimentato ma arrivati alla soglia del pergolato ci rendiamo conto che è solo un bar e che l'insegna ci aveva tratti in inganno.

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Cosi decidiamo di farci la passeggiatina lungo tutto il piccolo porticciolo alla ricerca di un posto che ci piacesse quando, fatti appena dieci metri, la mia attenzione e quella di Marianna vengono attirate da due fattori: per Marianna la cura e la disposizione del ristorante e il menu molto ricco di portate, la mia invece dalla noncuranza al nostro passaggio del ristoratore.
A differenza di quanto successo in ogni isola o paese il signore che gestisce il ristorante non ci degna di uno sguardo...come se fosse arcisicuro che siamo NOI a perdere qualcosa se non ci sediamo e non lui a farsi scappare dei clienti fra i pochissimi turisti presenti in paese. E' seduto di fianco ad un tavolino appoggiato al muro e all'altro lato c'è un ragazzone con gli occhialoni che da l'idea di non avere tutti i venerdi... indossa una maglietta verde pisello con la scritta "... risparmia l'acqua, bevi birra..." e ha una pancia che sembra la copertura di un campo da tennis da quanto è tonda.

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Il viso mostra solo segni di una sicurezza ferrea e le sopraciglia foltissime incorniciano due occhi che sanno il fatto suo. Abituato da 30 anni di vita militare dove ricevo nuovi ragazzi e personale ogni due mesi, ho imparato a saper riconoscere le persone sicure di se’ dai fanfaroni, cosi facendo finta di leggere il menu' con Marianna le sussurro che a me il posto piace e lei di rimando mi dice piano in perfetto oxfordiano... "MInkia qui ci sono bei piatti.... fermiamoci..."
Ci sediamo e con calma il ragazzone si avvicina a noi iniziando a portare le posate e i tovaglioli e prendendo le ordinazioni delle bevande mentre il PANZONE resta seduto placidamente fino a che non vede che posiamo i menù e capisce che abbiamo deciso cosa prendere, quindi si alza e con la maglietta che gli copre appena la cintura dei pantaloni si avvicina al tavolo, prende una sedia e si siede accanto a noi e con un italiano quasi perfetto ci chiede cosa vogliamo. Ha una voce profonda e molto calma parla lentamente, ma non perchè ha difficoltà con la nostra lingua ma solo perchè appartiene alla schiera di quelle persone che nella vita hanno patito molti stenti e difficoltà e sono diventati saggi e pacifici. Affascinato dalla voce dell'omone prendiamo delle portate di pesce sperando che alla fine tutto non sia solo palcoscenico ma ci sia anche molta sostanza. Aspettiamo circa mezzora e quando vediamo che le portate non arrivano chiamiamo il ragazzo che si avvicina e sorridendo fa un gesto con la mano come per dire...calma. Il signore che corrisponde al nome di DINOS si avvicina e ripresa la sedia si accomoda acanto a noi e con una flemma invidiabile ci dice... "avete fretta?? la calma fa gustare meglio il cibo...io preparo tutto sul momento e non ho piatti gia pronti"... e inizia a spiegarci e a raccontare un po' della sua filosofia di vita e del paese di Galaxidi. Cosi scopriamo il piacere immenso di godere della sua compagnia, ascoltando la sua voce profonda e serena che racconta di suo figlio che fa la scuola alberghiera, che il paese è visitato solo dai diportisti che provengono da tutta europa con le loro barche a vela e si fermano li proprio per riposare, dato che per il resto non offre nulla, che la strada che collega la cittadina al resto della nazione è stata costruita solo nel ‘69 e che fino ad allora si accedeva solo via mare e che addirittura l'acqua potabile era stata portata solo nel ‘94. Non appena le portate di granchio, polpo, sarde e totani arrivano lui si alza e ci lascia mangiare in pace... mangiare.... mangiare è un eufemismo, una parola che non ha nessun valore se non si prova a sentire di persona quelle portate. Abbiamo sempre mangiato bene in Grecia ma al ristorante taverna da DINOS abbiamo assaggiato il cibo degli DEI dell'olimpo. Le papille gustative si aprivano ai sapori delle portate e le decine di erbette aromatiche usate nel condirle facevano risaltare i sapori deliziandoci in ogni millimetro del nostro corpo.. i profumi erano inebrianti e aprivano lo stomaco che non aspettava altro che ricevere quelle prelibatezze e pefino gli occhi si riempivano per l'armonia e la presentazione di piatti semplici ma curati e preparati con solerzia e passione. Mangiamo cosi bene e siamo cosi attirati dal modo di fare di Dinos che prenotiamo (anche se non c'era un solo turista: non volevamo correre rischi) il tavolo per la sera lasciando a lui e solo a lui la scelta di quale portata preparare e servirci. Torniamo in albergo e ci mettiamo a prendere il sole in piscina parlando solo ed esclusivamente di quanto avevamo mangiato e di chissà cosa ci preparasse per la cena. Sguazziamo in acqua fino alle 17 poi saliamo in sella e ce ne andiamo a Delfi.

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Con noi ci sono anche Matteo e Agnese che al contrario hanno mangiato malissimo in un ristorante in fondo al paese. Arrivati a Delfi sotto una canicola opprimente, scendiamo lungo lo scavo archeologico facendo foto e commentando la maestria dell' antico popolo per aver costruito una città cosi grande e arroccata sul lato di una montagna quando Agnese commenta che son solo "sassi" e che "visto uno scavo visti tutti" e decidono di andare a fare un giro per le splendide curve che la zona offre.

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Non giudico i gusti personali e ognuno ha i suoi interessi e priorità ...sono certo che per una ragazza cosi giovane fossero più attraenti le offerte di Mykonos ma ammetto di aver avuto un gesto di stizza nel sentir paragonare i "sassi", alle rovine magnifiche che avevamo davanti.

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Cosi ci dedichiamo alla visita degli scavi fino a che scende la sera e dopo esserci cambiati in albergo, torniamo fiduciosi e pieni di fame da Dinos. Troviamo la strada che costeggia il porto e le barche a vela ormeggiate, piena di gente e tutti i ristoranti hanno il loro bel numero di turisti spuntati da chissà dove e commentando la stranezza di quanto visto in mattinata ci sediamo al tavolo che Dinos ci aveva lasciato. Prendiamo dei piccoli antipasti e degustiamo la sua cucina fino a che non ci viene servita una spigola di oltre un kilo fatta al forno e guarnita di erbe aromatiche.

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La divoriamo in assoluto silenzio rotto solo dallo starnazzare di un papero che fa la guardia all'anatrocollo della sua covata che in mattinata era stato letteralmente ingoiato da un cane che passeggiava con la sua padrona e che aveva sputato di getto non appena una legnata data dalla stessa lo aveva colpito sulla schiena, facendomi ridere a crepapelle per la scena che ricordava molto i cartoni animati con silvestro e titti.

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Dinos si siede accanto a noi e continua a raccontarci storie della sua vita e del paese, rendendo piacevolissima la serata che si è fatta finalmente fresca e facendoci digerire la cena con un abbondante numero di bicchierini di acquavite fatta in casa e ouzo.

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Salutato Dinos con la promessa di uno scambio di mail e di parlare bene di lui una volta arrivati a casa, ci salutiamo come se fossimo stati amici da tempo immemorabile e ce ne torniamo in hotel a fare per l'ultima volta i bagagli per l'indomani, dove una volta attraversato il nuovo ponte di Patrasso ci imbarcheremo per tornare a casa. Al mattino percorriamo una strada costiera fra le più belle fatte in vita mia e arriviamo al famoso ponte armandoci di macchina fotografca e video per riprendere il nostro attraversamento e dopo aver sostato in una piazza centrale della città portuale per uno spuntino, ci imbarchiamo per il nostro ritorno.

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La traversata è tranquilla e una volta sbarcati ci fermiamo per i saluti in una piazzola sull'autostrada dove tra abbracci e promesse di rivederci quanto prima, ognuno di noi prende la sua direzione e va verso casa..... Pisa Verona e Bergamo. La vacanza è finita e con Silvia, nonostante gli interfono, facciamo l'autostrada senza dire una parola ognuno immerso nei propri pensieri.
This is the end
PS
se qualcuno volesse maggiori dettagli non deve far altro che scrivere a me o Zeno...è una vacanza che consiglio vivamente di fare e assaporare.
ciao a tutti
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la vita è fatta di prioritÃ*.. SOLO di prioritÃ*
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