Giornata dello sterro
Facciamo colazione, salutiamo Silvia e Marianna e montiamo in sella alle moto dirigendoci fuori del paese in direzione sud. A Verona Zeno aveva tracciato alcuni percorsi da fare, cercando con google earth sentieri sterrati non particolarmente impegnativi dato che per me era in assoluto il mio primo tentativo di guida off road. Percorriamo una provinciale che sembra deserta e ci addentriamo nei paesini che, man mano passa il tempo, prendono vita con il loro caos quotidiano che nulla a che fare con quello turistico. Purtroppo per un errore di memorizzazione le tracce segnate sullo zumo sono andate perse e cosi ci ritroviamo ad andare alla cieca alla ricerca dei sentieri da percorrere, ma questo non ci scoraggia. Troviamo una lunga strada bianca che si dirige verso delle montagne alla fine delle quali sappiamo di ritrovare il mare e iniziamo a dare gas sollevando nuvole immense di polvere. Zeno mi da indicazioni sull'impostazione della mia guida, dato che in sicilia si diletta con una Suzuki DR600 DJEBEL 1989 a percorrere sentieri e sterrati, su come guidare come frenare e sulla posizione in piedi per equilibrare il baricentro della moto. Mi diverto tantissimo e i paesaggi sono mozzafiato... lunghe strisce bianche tagliano in diversi punti le colline e le montagne, saliscendi continui mostrano sprazzi di mare blu elettrico che scompaiono dietro le curve e allevamenti.
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Ci sono molte arnie che emanano un intenso profumo di miele nell'aria e, apparendo a sprazzi, colorano le brulle pareti delle strade che stiamo percorrendo. Decisi a scollinare la vetta piu' alta per vedere cosa ci sia sull'altro versante, diamo gas e ci dirigiamo verso la cima di una montagna dove troviamo un cippo con una scritta greca a ricordare non so quale fatto o persona e dove il vento è cosi teso che il casco di Zeno rotola dalla sella a terra provocando una sequela di madonne in venetosiculo da parte del proprietario.
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Scattata la foto di rito decidiamo di scendere verso quello che ci appare come un porticciolo in costruzione e percorro la ripidissima discesa mentre a squarciagola lancio il grido del "litorale toscano" ..... AMBROOOO CI FA NA SEGA L'ACQUA A NOI..... e arriviamo al piccolissimo porto che stanno costruendo. Restiamo perplessi in quanto la costruzione, oltre ad essere minuscola, si apre in un tratto di costa dove non esistono paesi, case o strutture alberghiere anche se il mare è stupendo.
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Dopo una decina di scatti e aver sgranchito braccia e spalle che iniziavano a farmi male ripartiamo per altri sentieri dove troviamo una piccola spiaggia nella quale mi avventuro con la mukka: resto insabbiato fino ai dischi dei freni.
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Fra risate e moccoli Zeno riesce a tirarla via mentre io spingo la moto da dietro con il risultato di riemppirmi di sabbia e polvere ogni centimetro di pelle del giubbotto e degli stivali. Risaliamo fermandoci per una bevuta ad una piccola taverna dove spaventiamo la vecchietta con il rumore delle moto. Mentre ci riposiamo Zeno, tra una bestemmia e l'altra, cerca nello zumo le tracce che aveva o pensava di aver memorizzato a casa e il suo sguardo vaga impazzito dallo schermo del navigatore alla cartina non riuscendo a ricordare quali tracciati avesse selezionato facendomi credere che avesse preso il classico colpo di sole vista la temperatura sudafricana.
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Cosi ripartiamo alla cieca e ci inoltriamo su un sentiero che man mano diventa una vera tortura e dove lo sterrato da bianco si trasforma in una pietraia pericolosa. Percorriamo una decina di km e io corro il rischio di cadere due o tre volte e con la frizione che inizia a puzzare a causa della mia inesperienza per quel tipo di guida. Dopo aver raggiunto la salita scopriamo che la strada si interrompe bruscamente nei pressi di una delle tante piccole cappelle che costellano le campagne e colti da curiosità, dato che nn potevamo proseguire, entriamo nel piccolo cancello e proviamo a vedere se la chiesetta fosse stata aperta ...
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con nostra sorpresa la troviamo accessibile e all'interno vi sono un confessionale , degli addobbi sacri e qualche raffigurazione di non so quale Santo dove probabilmente il pope della zona si ferma a raccogliere le confessioni dei contadini che portano le greggi al pascolo o allevano api. Mangiamo una bella dose di gelsi dolcissimi dall'albero che fa ombra al piccolo spiazzo antistante la chiesa e ripartiamo decisi a scoprire un sentiero che scollinando, ci porti nuovamente verso il mare.
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Arriviamo finalmente a vedere il blu intenso del mare dopo aver perso la strada o avendola trovata impraticabile un considerevole numero di volte. La stanchezza mi sta uccidendo quando finalmente, troviamo il sentiero perfetto.
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Una lunghissima e dolcissima serpentina sterrata, che ben presto sarà asfaltata, e che scende da 600 metri fino al livello del mare. Giunti in fondo scopriamo un piccolo paesello formato da non più di 20 o 30 case che non è nemmeno riportato sulla cartina e corrisponde al nome di TRIS IKKLISIES e che si affaccia su una piccola baia dal mare limpidissimo dove oziano 4 piccole barchette per la pesca e che ha un ristorante con un bel porticato che da un ombra deliziosa.
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Decidiamo di fermarci e riposare i muscoli e gia’ che ci siamo mangiare qualcosa. Il ristorante ha solo insalate e pesce dato che è un villaggio di pescatori e ordiniamo un paio di orate che ci cucinano alla griglia mentre noi scambiamo saluti e qualche parola con i pochi abitanti che stanno godendosi l'ombra giocando a carte e bevendo ouzo. Veniamo a sapere che il paese, una volta terminata la strada, sarà finalmente collegato al resto dell'isola dato che fino a quel momento l'unico accesso era dato dal mare e mentre parliamo restiamo sorpresi nel notare che le capre salgono tranquillamente sui tetti e sui cofani delle macchine per arrivare ai pochi alberi presenti e mangiucchiare qualche foglia senza che nessuno le mandi via.
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Gustata l'ottima orata e dissetati, paghiamo la miseria che ci viene chiesta e dopo i saluti di rito e il solito ....greci e italiani una faccia una razza... ripartiamo per tornare a casa percorrendo in salita la serpentina che ci aveva portato al paese e stavolta mi diverto ad aprire il gas e a sentire la gomma posteriore che scivola sullo sterrato. Una volta arrivati sulla strada provinciale guardo il contakm e leggo che abbiamo percorso più di 30 km di sterrato vario e alla domanda di Zeno se continuare o meno, ammetto la mia stanchezza e decidiamo di tornare in hotel. Sono le 17 e 30 quando torniamo stanchi, sudati e tanto impolverati da sembrare mugnai, cosi ci facciamo una doccia e poi ci mettiamo in piscina fino al tramonto raccontando a Matteo cosa si fosse perso e alle ragazze la selvaggia bellezza dell'interno dell'isola. Alla sera torniamo a cena all'acropolis gustandoci altri piatti a base di pesce e concludendo la serata a chiacchierare fra di noi ridendo per gli scherzi che Matteo fa a Agnese e decidendo il percorso per il giorno dopo che ci porterà fino a SITIA dove ci imbarcheremo verso RODI
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