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Vecchio 02-08-2011, 12:34   #13
pieroesilvia
Mukkista in erba
 
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e proseguiamo...
Arriviamo a Chania alle 6 del mattino e desiderosi di fare colazione abbandoniamo velocemente il porto per dirigerci verso la città. Naturalmente la troviamo deserta ed ogni esercizio è chiuso e solo dopo qualche chilometro finalmente troviamo un bar aperto. Prendiamo una bevanda che LORO chiamano cappuccino e delle brioche che di tale hanno solo il nome e ripartiamo. La notte, come precedentemente ho scritto, non è stata delle piu' rilassanti e tutto quello che vogliamo è di trovare un hotel e sistemarci per qualche ora di sonno. Arriviamo nella città e ci precipitiamo verso il centro storico, in cui entriamo con le moto attraversando vicoli stretti, molti dei quali hanno i tavolini dei ristoranti addossati alle pareti degli antichi edifici veneziani.

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Dobbiamo fare attenzione a non rovesciarne qualcuno dato che l'ingombro delle valige laterali ci consente a malapena di passare. Il paese dorme e noi lo stiamo attraversando facendo logicamente un po' di fracasso e sicuramente qualche pensiero poco gentile ci starà arrivando dagli abitanti o dai turisti che riposano.

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Da un vicolo laterale entriamo nella piazza principale del paese che si identifica praticamente con l'antico porto veneziano. Il sole è ormai sorto completamente e la luce rossastra che emana sui palazzi e si riflette nelle placide e ferme acque della baia ci regala un sorriso di piena soddisfazione per la nostra scelta (merito di Zeno per dire la verità). Parcheggiamo le moto davanti alla fila di ristoranti che si aprono su un lato occidentale del porticciolo e scendiamo per andare alla ricerca dell'hotel che abbiamo scelto consultando la Lonely Planet. Non conoscendo la pianta della città e bestemmiando per l'incapacità cronica della guida di disegnare cartine comprensibili, fatto riscontrato anche per le mappe nel viaggio in tunisia e in turchia (e se lo dico io che sono militare di carriera e il cartografo di Zeno credeteci) ne approfittiamo per visitare le strade e i vicoli che, essendo completamente deserti, ci donano un piacere visivo immenso e si lasciano contemplare nel loro splendore originale. Le belle case antiche in stile veneziano si affacciano su cortili pulitissimi adornati da splendidi scorci composti da piccoli balconi fioriti o finestre con infissi multicolori o abbellimenti architettonici tipici della potente repubblica veneziana, mentre i negozi, i bar e gli hotel disadorni da tavoli, bacheche o listini prezzi mostrano antichi portoni colorati e pietre scolpite raffiguranti ornamenti floreali o navali che altrimenti risulterebbero invisibili. Arriviamo davanti al portone dell'hotel prescelto ma lo troviamo chiuso, quindi dirottiamo la nostra attenzione su dove parcheggiare le moto. E già perche ogni hotel, se vogliamo stare nel centro storico, non è provvisto di un parcheggio e le moto dobbiamo per forza lasciarle sulla strada alla mercè di ogni passante, abitante, turista o peggio ancora di qualche ragazzino curioso. Questo pensiero sta gia’ torturando e imbruttendo il povero Matteo che è pienamente convinto che nell'isola si siano radunati tutti i ladri del continente pronti ad approfittare della sua moto. Questo perchè sul porticciolo precedentemente un cameriere, che iniziava il suo lavoro, informa tutti noi che a Chania i furti in genere sono all'ordine del giorno, portando il battito cardiaco del nostro amico a una fibrillazione tale che tutto il suo corpo è attraversato da spasmi e tic di vario tipo. Cosi ci allontaniamo dal porto a piedi verso l'interno della cittadina e mentre cerchiamo una sistemazione sicura, percorriamo una serie di vicoli contorti che ci conducono ad un hotel aperto che corrisponde al nome di CONTESSA. Essendo davvero stanchi mandiamo Marianna a sentire il prezzo e la disponibilità della camera. Ad accoglierla è una signora sulla sessantina, piccola bionda e rotondetta, sempre sorridente e che parla meno del minimo indispensabile in inglese per svolgere il ruolo di portiere dell'hotel; ma noi siamo italiani e lei greca e ci spieghiamo lo stesso. Inoltre scopriremo in seguito, ha una notevole simpatia per gli italiani. Il prezzo è di 45 euro a notte e dopo un breve consulto fra di noi, vincendo le resistenze di matteo che ormai è in preda alle crisi isteriche da furto e fa resistenza, decidiamo di fermarci al CONTESSA e che parcheggeremo le moto di fronte al portone di ingresso e proprio sotto le nostre finestre. Riusciti a convincere il nervosisissimo compagno di viaggio ci mettiamo a posteggiare le moto in modo da non occupare tutta la strada e poterle legare insieme con la lunga catena che mi sono portato da casa. La fortuna è cieca ma la sfiga è meglio dell’aquila, e neanche a pensarlo arriva a rompere le uova nel paniere un ragazzone che ci saluta in italiano con accento partenopeo. Rispondiamo al saluto e domandiamo se per caso lui è a conoscenza di un parcheggio sicuro ma ci risponde che si trova li per lavoro e che, pur essendo stato piu' volte a Chania con la sua ditta, non conosce parcheggi se non fuori della città. Matteo cosi decide di procurarsi ancora piu' ansia domandandogli se sia o meno a conoscenza delle voci sui furti ai danni dei turisti e il conterraneo di pulcinella gli procura un immediata "angina pectoris" affermando in maniera perentoria che a Chania FOTTONO TUTTO. Preso dal panico inizia a girare nervosamente intorno a me e Zeno dicendo che sarebbe meglio per tutti uscire dalla città e cercare qualcosa in periferia e che non vale la pena rischiare, mentre noi armati di santa pazienza cerchiamo di calmarlo. Resosi conto che la sua affermazione ha creato un po' di scompiglio l'italiano si allontana da noi e una volta soli cerchiamo di far ragionare matteo. Del resto la piccola portinaia greca e altri signori attempati che ammiravano le moto ci avevano assicurato che davanti l'hotel le nostre mukke sarebbero state al sicuro e Zeno fa notare che siamo praticamente in pieno centro storico e le moto sono nella piccola piazzetta a cui ci si accede solo tramite scale di vicoli strettissimi in cui nessun furgone avrebbe accesso. Inoltre la vita notturna della città, piena di giovani e di turisti, avrebbe reso molto difficile il furto di tre moto legate con catena, provviste di bloccasterzo, di fermo al disco dei freni e del sistema di allarme della ADV. Per cercare di calmare Matteo gli faccio notare che non solo la guida non segnala nessuna attenzione per i furti nella località ma che le informazioni ricevute....e qui nessuno me ne voglia .... provengono dal cameriere (che scopriamo essere immigrato dall'Albania) e dal napoletano che è li per lavoro...in pratica gli dico che nelle loro zone di origine convivono continuamente con certe "attività" e che magari essendo abituati a questi "fatti" pensano che il porto sia un posto facile ai furti. Alla fine seppur un po' nervoso anche Matteo cede e finalmente saliamo nelle nostre camere per farci qualche ora di sonno e ci diamo appuntamento per le 10 e mezza per visitare finalmente i dintorni. La mia camera è enorme, ricavata all'ultimo piano del palazzo storico e vi accedo da una scala in legno che scricchiola ad ogni passo regalandomi un sapore antico. Alle pareti, finte ma belle stampe veneziane del 1700 mostrano Chania come era e vecchie fotografie in bianco e nero degli anni "50/60" completano l'idea dello sviluppo del paese nel corso della sua storia. Le finestrone con gli infissi in legno, che hanno l'età dei Flintstones, si aprono sui tetti adiacenti e sul porto. Lo scorcio del vicolo pone di fronte a me l'antico hammam che gli ottomani hanno lasciato in eredità dopo aver scacciato i veneziani.

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I mobili sono di legno ma la camera ha un frigo e un climatizzatore ed è pulita e l'unica cosa che stona è il piccolissimo bagno dotato di un piccolo lavandino e di un piatto doccia senza nessuna tenda o schermo che impedisca al getto d'acqua di inondare tutto...manca perfino l'aggancio al muro del microfono doccia e sono costretto a farla reggendo lo stesso con una mano mentre mi lavo..... pazienza.
Dopo il riposo ristoratore ci troviamo tutti puntuali nella hall e la piccola signora sorride e saltella felice intorno a noi regalandoci una sana dose di buonumore e con il suo scarso inglese ci chiede di pagare anticipatamente le due notti. Restiamo sorpresi ma facciamo quanto ci è stato chiesto e poi saltiamo in sella alle moto e partiamo alla volta di Kissamos, dove nei pressi c'è una famosa riserva naturale con un percorso sterrato che porta alla famosa spiaggia di BALOS. La strada per uscire da Chania è semplice e ci porta sulla litoranea che data ormai l'ora tarda del mattino, si è riempita di un traffico puzzolente e spaventoso e che a differenza di quanto vedremo in seguito è l'unica che nasconde alla vista il mare perchè piena di alberghi, negozi, bar e locali per i turisti. Una volta usciti dal caos la strada diventa perfetta ed è contornata da enormi siepi bianche e fucsia di oleandro. Numerosi gheppi e poiane volteggiano in un cielo azzurrissimo e le piccole ma numerose cappelle ortodosse sparse ovunque ci allietano la vista con le loro pareti di un bianco immacolato e le sommità colorate in rosso ocra o azzurro. Finita la provinciale arriviamo a percorrere le strade minori, che mantengono comunque un ottimo manto stradale permettondoci di attraversare piccoli paesini dai nomi incomprensibili. Questi sono formati a volte da non più di una decina di case ma che presentano tutti una serie di piccoli ristorantini forniti dell'immancabile copertura ombreggiata dalla vite o dal glicine. La strada scorre sotto fino a riprendere il mare e pian piano diventa una strada bianca. La vista è semplicemente meravigliosa e, fatta la foto di rito, decidiamo di andare a vedere e sostare in questa famosa località. Arriviamo dopo circa 4 km di strada bianca ad un cancello dove un cartello in greco e inglese ci dice che stiamo per entrare nel parco naturale e una ragazza molto giovane si avvicina chiedendoci di pagare il biglietto (1 euro a testa) di ingresso e di portare rispetto a flora e fauna. Convinto di essere ormai arrivato mi rilasso dalla tensione che avevo di guidare sullo sterrato visto che non lo avevo mai fatto prima. [IMG=http://img97.imageshack.us/img97/344/biancabalos2.jpg][/IMG]

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Inoltre avere dietro silvia anche lei preoccupata contribuiva ad aggiungere più preoccupazione... purtroppo la bruttissima caduta in turchia ha lasciato un indelebile ricordo e timore in lei.... ed invece la strada da semplice "bianca" si trasforma in uno sterrato lunghissimo ( ben 8 km alla fine oltre i 4 di bianca) e la pendenza aumenta sempre di piu' provocando nel mio interfono una sequela di esclamazioni di mia moglie che con i suoi .." piano, attento, mammamia,non stare li non fare cosi non avvicinarti la..." che di certo non mi aiuta. Ma devo anche ammettere che salire in alto ci permetteva di godere di panorami stupendi sui piccoli isolotti che costellano la costa e su strapiombi verticali che regalavano la vista di acque che andavano dalla trasparenza assoluta al verde al celeste per finire in un blu cobalto.

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Arriviamo alla fine della strada e resto un po' deluso da quanto mi si apre davanti: un piccolo ristorante con i soliti souvenir per turisti è l'unica costruzione che ci appare e non vedo sentieri che portano al mare. Inoltre la vetta piu' alta del parco raggiunge i 716 metri sul livello del mare e da un calcolo approssimativo noi siamo si e no sui 300 quindi mi chiedo con flemmatica aplomb inglese.... MA 'NDO CAZZO STIAMO???. Leghiamo i caschi alle moto, ci armiamo di teli da mare e percorriamo un sentiero da trekking che riporta due cartelli indicanti altrettanti percorsi; una da un'ora e venti di camminata per raggiungere il capo estremo della penisola e l'altro di 20 minuti x BALOS e ovviamente scegliamo il secondo. Camminiamo su un sentiero tra cespugli con piccolissimi fiori viola che si aprono a macchia fra i sassi e le rocce e che emanano un profumo aromatico che ci accompagnerà su ogni isola e finalmente dal'alto scorgiamo di nuovo il blu del mare. Ora...io non ho parole per descrivervi la visione che si è presentata davanti a noi e quindi allego la foto per farvi comprendere cosa abbiano visto e goduto le nostre pupille, ma posso dirvi il nostro stato d'animo.


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Uploaded with ImageShack.usUna serie infinita di esclamazioni di gioia e giubilo e sorrisi a non finire e " io voglio andare li....io fare il bagno la...io sdraiarmi laggiu'....e altri pensieri a cui davamo voce, invadono l'assoluto silenzio che fino a poco prima accompagnava la nostra camminata. Una lunga scalinata ( anche troppo lunga) scende fino ad una striscia di sabbia bianchissima che contorna una serie di piscine naturali di acqua salata che vanno da pochi cm a qualche metro di profondità e che ci mostrano ogni tonalità di colore possa esistere per il mare e una fila di scogli al pelo dell'acqua divide queste formazioni naturali dal mare aperto.

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Arrivati sulla spiaggia sudati e appiccicosi, prendiamo posto sotto un albero, unica zona di ombra dell'intera spiaggia, approfittando che siamo ancora tra i pochi turisti presenti e ci dedichiamo al bagno. Sarebbe opportuno definirlo " bagnomaria" vista la temperatura dell'acqua e difatti le ragazze si sdraiano come le sirene o le nereidi degli antichi miti greci nelle basse acque e si godono il sole ridendo e chiacchierando mentre io e matteo armati di maschera, esploriamo le numerose vasche naturali alla ricerca di pesci e polpi ai quali “scassare i "cabbasisi" come direbbe Andrea Camilleri nel suo noto Montalbano. L'unico che non si gode subito il paradiso è il paziente Zeno che preoccupatissimo di scottarsi, visto che è bianco come un orso polare e che comunque il sole lo scotterebbe sempre perchè ..piccino...ha la pelle delicata, dopo un tuffo veloce si mette all'ombra e con il cappellino in testa fa da guardia alle nostre cose. Purtroppo in questo paradiso c'è anche il serpente sotto forma di ogni tipo di imbarcazione, dalla barchetta al traghetto, che vista la bellezza e la fama del posto scaricano sulle rive orde barbariche di UNNI e MONGOLI travestiti da turisti immettendo nelle limpidissime acque della laguna catrame a non finire che, per fortuna, si raggruppa in forme di piccoli sassi che vanno a depositarsi sul fondo sabbioso senza deturpare gli scogli ma solo le piante dei piedi di chi sfortunatamente non se ne avvede e ci finisce sopra. Come se non bastasse, in alcune zone e in alcuni specchi naturali di questo paradiso, il catrame che si deposita lascia un odore sgradevole anche se sopportabile e rovina la perfezione assoluta che madre natura ha creato. Arrivata l'ora di pranzo fra chiacchiere risate e tuffi, faccio una capatina ad un piccolo ristorantino costruito con materiale portato via mare ma che non deturpa la vista, diligentemente costruito fra la macchia mediterranea molto fitta e in armonia con l'ambiente. E' gestito da una famiglia con due bambini piccoli che servono ai tavoli e offre pesce fresco pescato in giornata, anche se non sono orate o branzini, insalate varie e nulla di più. Decidiamo cosi, visto i prezzi da miseria, di sederci e spiluccare qualcosa anche se io Zeno, colti da famelica voglia, ci facciamo un pesciolotto alla brace ognuno a differenza degli altri che mangiano solo insalate. Spendiamo una cretinata e torniamo all'ombra del nostro albero e come se ci fossimo messi tutti d’accordo una " cecagna ce coje" improvvisa facendoci abbioccare di colpo e se non fosse stato per una strombazzante sirena di una nave che richiamava i turisti sbarcati a risalire, credo avremmo dormito almeno fino al tardo pomeriggio. Visto il caldo atroce, che il bianco della sabbia accentuava ancor di piu', decidiamo di trattenerci fino alle 17 e poi di affrontare la salita che ci avrebbe riportato alla moto, sperando che la calura africana calasse e ci permettesse di non patire pesanti sforzi nella salita che, vista dalla spiaggia, sembrava la cima dell'everest ma la speranza è stata vana. Una volta messi in cammino per risalire la cima, il sudore ha iniziato a scorrere copioso sulla nostra pelle inzuppando vestiti e ciabatte da mare e accecando gli occhi nonostante gli occhiali. Cappellini o foulard non aiutavano e anzi inzuppandosi di sudore erano piu' un fastidio che un aiuto. Ogni gradino sembrava alto mezzo metro e il caldo toglieva il respiro a tal punto che ci si fermava spesso a riprendere fiato, cosa che non dava molto sollievo dato che lungo tutto il percorso nessuno che presidiasse il parco avesse pensato di costruire dei piccoli ripari ombreggianti specie per i bambini o le persone piu' anziane. Piano piano e ormai fradici arriviamo comunque sulla sommità dove, in lontananza, rivediamo il tetto del piccolo punto di ristoro e le nostre mukke che ormai sono coperte da uno strato di polvere. Entriamo nel rifugio e mi trasformo letteralmente in un’idrovora vivente ingurgitando una bottiglia di acqua alla velocità del ragionier FANTOZZI nel famoso film. Sono subito seguito dagli altri che prosciugano lattine di thè e quant'altro, poi non sazio compro mezzo cocomero e ce lo divoriamo come le iene nel deserto del kalahari dopo 5 anni di siccità. Da notare che buona parte del frutto viene fagocitato da Marianna che scopriro' ama l'anguria in maniera quasi morbosa. E qui inizia uno dei due tormentoni della vacanza; il primo è che essendo l'unico che porta un orologio mi sento chiedere sempre( e non ne capisco il motivo dato che siamo in ferie)..."piero che ore sono"... e il secondo l'incessante bisogno di Marianna che a qualunque ora della giornata sente la necessità di ingollarsi un cocomero ovunque siamo e senza il quale sembra non godersi nulla. Ormai dissetati ma con litri di sudore addosso e il sale del mare che sta trasformando la pelle in carta vetrata decidiamo che è ora di rientrare. Saliamo in sella e ripartiamo, stavolta in discesa, verso la strada in direzione di Chania.

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Nel mio lavoro di soldato ho imparato che le discese, anche se non tutti lo sanno, sono più pericolose delle salite e quindi percorro lo sterrato con piu' calma rallentando gli altri fino a quando Zenuccio, molto dolce e apprensivo, mi fa notare che ..."in discesa rotolano anche i sassi".... e io pur volendogli gia un bene dell'anima so che nella mia mente si sta formando, in perfetto stile toscano oxfordiano un pensiero sulla compagine femminile della sua famiglia non proprio edificante ne gratificante che ovviamente dico a denti stretti e che lui non sente per mia fortuna.
Arrivati sulla strada asfaltata facciamo sfogare i cavalli delle moto dato che la strada è libera e arrivati a Chania ci accorgiamo con dispiacere che l'accesso al nostro albergo è intasato di tavolini pieni di turisti che stanno gia’ cenando. Fermi davanti all'ingreso del cartello che indica la zona pedonale Zeno mi chiede..." che si fa?.." ed io prontamente altruista e pensando che il turista paga e ha tutti i diritti di non essere disturbato mi esprimo a voce ferma e chiara che sovrasta il borbottio dei nostri motori con un ... MIMPORTAUNARICCASEGADILORO"...e parto sotto lo sguardo divertito dei locali e delle famiglie sedute ai tavoli che si godono l'inaspettato spettacolo di tre moto e sei occupanti cosi impolverati da sembrare spettri e che attraversano la via sfiorando tavoli e locandine con i menu' senza che un solo esercente, abitante o turista ci dica una parola negativa. Il dramma per matteo si ripropone: bisogna segnedere dai gradini dei vicoli con la moto. Zeno parte primo e saltellando giù per i gradini delle scale del vicolo, parcheggiamo le moto, le leghiamo e saliamo su per una doccia. Solo in Somalia e in Afghanistan nella mia vita ho desiderato una doccia come quel giorno e durante tutta la vacanza per altre due volte il desiderio è stato altrettanto impellente. A cena scegliamo un ristorante consigliato dalla guida, gestito da una signora che parlava un perfetto inglese e che proponeva dei piatti tipici e non solo le solite portate da turisti. Il ristorante si chiama "PORTOS"

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e si trova nella parte interna del centro storico cosa che ci permette di visitare una zona ancora sconosciuta e che ci regala altri scorci stupendi della cittadina. Se ci andate vi consiglio le sarde avvolte nelle foglie della vite o le cozze in salsa di senape...una prelibatezza degna di un gourmet...ma anche il resto era buono. Spendiamo 30 euro a coppia e ce ne andiamo a fare una passeggiata prima di abbandonarci nelle braccia di morfeo..........[IMG=http://img221.imageshack.us/img221/1721/albergoachaniade.jpg][/IMG]

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TO BE CONTINUED
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