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Pivello Mukkista
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Sabato 4 giugno: Amasya-Safranbolu
Safranbolu, altra perla inaspettata: non che non ne avessi letto, ogni guida ne parla, semplicemente non era nei programmi. Poi, fortunatamente, ci ha pensato il fato, il destino, la fortuna, fate un po' voi.
Deviazione di una cinquantina di chilometri dalla direttrice di marcia principale, nessun problema, figuriamoci, questo è un viaggio pensato molto, ma inventato giorno per giorno. Bella strada, una enorme acciaieria sulla sinistra, son chilometri a girarci intorno, una città moderna sull'altura, una vera vecchia città ottomana nella valle: questa è Safranbolu, ed è li che ci immergiamo.
Dalla piazzetta della moschea e dell'hammam (affollata di turisti, devo dire) un vigile ci indirizza al Selvili Kosk, autentica casa ottomana restaurata, che abbiamo eletto a dimora per oggi. Stradina in salita di pietre scivolose e sconnesse: di lì devo passare - mi chiedo - immaginando una scivolata ingloriosa. Poi (se si ha da fare, si faccia e presto) parto e arrivo sano e salvo e perfino elegante - credevo, che neanche Cairoli (la tua Rt sbandava di qua e di là - mi ha detto poi Aldo - ti ho visto per terra almeno un paio di volte. Dovevate vedere lui!)
Siamo al Selvili Kosk, ci leviamo gli stivali per entrare, tappeti originali di due secoli fa, mobili di legno massiccio, un salone al primo piano con lunghi divani lungo le pareti, un soffitto di legno intarsiato, ambienti in puro stile ottomano, una delizia. Mi sento un pascià.
Doccia veloce, scarpe leggere e via, alla scoperta della città. Vie strette selciate con grosse pietre squadrate e lisce, botteghe in continuazione - si vende di tutto, dolci (ottimi), gioielli (anche molto belli e costosi), abbigliamento, tessuti, articoli in legno ed in cuoio... - case molto belle e particolari, alcune restaurate, altre ristrutturate, ancora molte da recuperare, ma la nostra attenzione è attirata dall'hammam.
Il clima è tranquillo, la luce filtra soffusa dalle cupole attraverso piccole finestrelle circolari - come un cielo stellato - ed invita alla distensione: vero bagno turco, con abbondante sudata ed ancora più abbondanti aspersioni di acqua fresca, lavaggio con spugne, "piling" vigoroso con panni ruvidi, massaggio ancora più vigoroso, relax nella penombra avvolti negli asciugamani. Magnifico, una roba...siamo usciti come nuovi.
Serata ancora in giro, qualche acquisto, cena tranquilla in un ristorante forse un po' troppo turistico (i panini al formaggio avvolti nel giornale sono diventati il punto di riferimento?). Comunque il ritorno al Selvili ci riconcilia con l'ambiente ottomano.
Un attimo di tristezza: domani lasceremo la Turchia, dirigeremo verso la Grecia, Igoumenitsa e l'Italia.
Il viaggio è finito, o forse no...
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