Venerdì 3 giugno: Erzurum-Amasya
La sensazione è che il viaggio di ritorno inizi oggi. Fin qui il percorso ha seguito il progetto originario, almeno nelle mete se non nel senso di marcia. Da oggi si percorreranno strade non previste, si raggiungeranno mete non programmate, ma saranno tutte novità che apparterranno al viaggio di ritorno.
Da oggi si torna a casa - penso - raccoglieremo ancora qualcosa lungo la strada, ma la scoperta della nostra Turchia è praticamente conclusa.
So che un viaggio finisce solo quando spegni il motore ed abbassi la serranda del garage, ma non immaginavo che questo fosse così vero: anzi oggi, a tre settimane dal ritorno, scopro che un viaggio dura fin che ne conservi un ricordo vivace, perchè ancora ti capita di perderti lungo le strade che hai percorso, di scrutare nel vuoto i volti di chi hai incontrato, di sentire profumi e sapori che non hai mai dimenticato.
Così, come un dono inaspettato e forse anche per questo molto gradito, ci si è presentata Amasya.
Passateci, se potete, ci aveva avvertito Antonio, indicandoci anche un buon hotel, è un gioiellino: allungata lungo un bel fiume, oltre il quale si innalzano ripide le pareti rocciose nelle quali sono scavate le tombe dei re del Ponto, una bella cittadella in alto, le tipiche case ottomane con i piani superiori sporgenti che si specchiano nell'acqua, la grande bandiera turca che sventola sul colle più alto, Amasya è una splendida città. Ordinata, pulita, vivace ha richiamato alla nostra mente le cittadine alpine del Nord Europa, senza perdere per questo il suo carattere di città turca. Una bella contraddizione, che ne aumenta il fascino: ho sempre pensato che le contraddizione sono il sale della vita degli uomini, e questa vale evidentemente anche per le città.
In Turchia è tempo di elezioni: siamo protagonisti della febbre elettorale quando un candidato - con numeroso codazzo di collaboratori - tra le altre mille, stringe la mano anche a noi, rivolgendoci la parola: rispondiamo in inglese che siamo italiani e che ovviamente non votiamo in Turchia, lui prosegue con il suo sorriso stampato in faccia, mormora qualcosa, un collaboratore ci ficca in mano un volantino elettorale, la corsa alla stretta di mano prosegue veloce a caccia di altri potenziali elettori. Tutto in dieci secondi: ci ha proprio convinto, la prossima volta voteremo per lui.
Cena nel ristorante dell'hotel (Lalehan, in riva al fiume, giovani, simpatici, gentili...) dove ci prepara la tavola la ragazzina di cui ho scritto nel prologo di questo racconto: non ho foto, non ho nomi, solo un vivido, commovente ricordo. Se tornerò, comunque, so dove tornare.
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