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Pivello Mukkista
Registrato dal: 22 Oct 2010
ubicazione: Gorizia
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Venerdì 27 maggio: Nemrut Dagi-Mardin
Dormito da dio: notte quieta, temperatura fresca, stanchezza quanto basta, Abbiamo contemplato la nostra stanzetta senza mobili ma con le pareti dipinte di fresco di un bel colore azzurro, i tappeti sul pavimento, le lenzuola bianche profumate di pulito. Una vera casa curda, povera quanto si vuole, ma pulita e dignitosa. Indugiamo a colazione per guardarci intorno ancora un po' e goderci la frescura del mattino: ogi si va nel profondo sud, ai confini della Mesopotamia, al limite della Mezzaluna fertile, ma anche alle porte del deserto.
La strada è buona e corre su un ampio altopiano, tra colline che si innalzano basse. Raggiungiamo un grande lago artificiale sul corso dell'Eufrate, lo attraverseremo in traghetto, Il posto è segnato sulla carta con il nome, guarda un po', di "Feribot". Aspettiamo sotto la tettoia di frasche di un bar, insomma qualcosa di simile, godendoci il piacere della sosta e chiacchierando con tre giovani con una motocicletta cinese tutta colori sgargianti, tubi cromati e ciondoli: eppure va, eccome, li troveremo più tardi, in tre con una sola moto, nel pieno dell'altopiano.
La strada corre veloce, sosta a Sivenek, in una disordinata stazione di servizio dove però non manca il consueto rito del te e della folla che si raccoglie intorno alle moto: tutti toccano, tutti tastano, ma non ci è mai mancato nulla.
Passiamo Diyarbakir senza neppure intravvedere le sue famose mura nere, per noi la capitale del Kurdistan turco è solo la disordinata periferia di una grande città, ma abbiamo fretta di raggiungere Mardin e la sua vista sulla Mesopotamia infinita.
Infine, eccola, distesa sul fianco di un'alta collina. Ci accorgeremo poi che dalla parte nord della collina c'è la Mardin nuova, quella degli hotel, delle strade ampie, del traffico veloce: molto più intrigante la Mardin distesa sul fianco meridionale della collina, una città quasi araba, con moschee e minareti, strade strette ed affollate, un bazaar, locali angusti nei quali gustiamo un ottimo ayran preso al volo, terrazze dalle quali ci gustiamo il panorama, una piatta distesa color ocra che si perde nella foschia all'orizzonte e fa immaginare meraviglie da Mille e una note e paesaggi alla Lawrence d'Arabia. Atmosfera calda, eccitante ma anche rilassata. Giriamo a piedi in lungo e in largo, e non ci basta mai. Tentiamo qualche acquisto nei bei piccoli negozietti sulla strada principale.
Il mio primo hammam, magari non del tutto tradizionale, nell'hotel dove alloggiamo: sauna invece del bagno turco e saltiamo il massaggio finale, ma la vigorosa strofinata del lavaggio mi rimette veramente a nuovo. Cena sontuosa sulla terrazza di un palazzo, perduti a contemplare la pianura che, nel buio, si è animata di mille luci. Non possiamo non pensare che sarebbe bello proseguire ancora "per di là". Va a sapere...
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