Marocco, un viaggio che da tempo avevo in mente....... è un pò che stò pensando di andare, ho già fatto un ipotetico itinerario di 15 giorni circa con partenza da Civitavecchia e sbarco a Barcellona......... ora leggendo le news su internet ho trovato questo .......
Dal Marocco allo Yemen: avanti il prossimo
E dopo, a chi toccherà? Con l’Egitto in preda al caos e la Tunisia ancora lontana dal vedere stabilizzata la propria situazione, già si cerca di capire quale potrà essere la prossima crisi, in un inevitabile effetto domino che rischia di compromettere a lungo i fragili equilibri dell’area strategicamente più calda del pianeta. Piccole fiammate di rivolta si sono già viste, in queste settimane, dall’Algeria allo Yemen alla Giordania, ma i segnali di nuove, possibili ribellioni popolari nel mondo arabo sono già sotto gli occhi di tutti.
A cominciare dal Marocco, dove il crescente nervosismo delle autorità conferma il sospetto che la monarchia alauita stia iniziando a temere seriamente per il suo futuro. “Qui non sarà come in Tunisia, che è un paese con un sistema educativo e sanitario molto migliore. Non dimentichiamo che il 50 per cento dei marocchini sono analfabeti. Qui si rischia davvero che la rivolta sia molto più sanguinosa”, confessa al “Fatto Quotidiano” uno dei più noti giornalisti dell’opposizione, a lungo perseguitato dal regime, che preferisce mantenere l’anonimato. “Da settimane, abbiamo conferma del fatto che alcuni tra i più alti esponenti dell’élite che governa il paese stanno trasferendo all’estero le loro fortune”.
La notizia di uno spostamento di truppe in corso dal Sahara occidentale verso Rabat e Casablanca, data da Tve, l’emittente pubblica spagnola, ha fatto andare su tutte le furie il governo marocchino. Il ministro degli Esteri ha convocato l’ambasciatore di Zapatero e dopo una fitta serie di telefonate con Madrid, ha ottenuto quel che voleva: la responsabile della diplomazia spagnola, Trinidad Jiménez, preoccupata dalla prospettiva di una crisi al buio con il suo scomodo ma importante alleato maghrebino, ha elogiato pubblicamente le “riforme democratiche” realizzate dal Marocco che, a suo dire, non correrebbe i rischi dei regimi tunisino ed egiziano.
Una tranquillità che, nei fatti, non sembra essere condivisa dallo stesso re Mohammed VI, partito all’improvviso la settimana scorsa per la Francia, per un viaggio che doveva restare segreto se non fosse stato rivelato su Facebook dal giornalista Ali Lmrabet, a cui il regime ha proibito per dieci anni di scrivere sulla stampa marocchina. In teoria, si sarebbe trattato di un breve soggiorno di piacere nel suo castello di Betz. In realtà, il sovrano si sarebbe riunito con Nicolas Sarkozy per analizzare le conseguenze di una possibile crisi. E in effetti proprio in quei giorni il presidente francese, mentre Barack Obama annunciava la determinazione americana a “difendere i diritti umani in tutto il mondo”, si è affrettato a concordare con Angela Merkel e David Cameron una dichiarazione in cui si faceva riferimento solo ai “diritti del popolo egiziano”. E mentre lunedì, nelle strade di Rabat, si assisteva già alle prime manifestazioni di piazza, per il momento solo anti-Mubarak, in un’intervista al quotidiano El País il principe Mulay Hicham, cugino di Mohammed VI e terzo nella linea di successione al trono alauita, assicurava senza mezzi termini che “il Marocco non sarà l’eccezione”.
Non meno delicata la situazione della Libia di Muhammar Gheddafi, che fino a pochi giorni fa si affannava a riconoscere Ben Ali come unico “presidente legittimo” della Tunisia, nonostante fosse già fuggito in Arabia Saudita. Secondo il sito americano The Daily Beast, che cita i file dell’ambasciata Usa pubblicati da Wikileaks, il regime di Tripoli potrebbe essere il prossimo a cadere. In uno dei cablogrammi del capomissione Gene A. Cretz, si fa riferimento alle valutazioni di “osservatori locali” per i quali “Gheddafi ha creato una dinastia familiare, decadente, avida di denaro, che potrebbe essere l’obiettivo ideale di una prossima rivoluzione araba nelle strade del paese”.
Alta tensione anche ad Amman dove, dopo le manifestazioni convocate nei giorni scorsi dai Fratelli musulmani, il re Abdallah ha silurato ieri il premier Samir Rifai e ha nominato alla guida del governo il suo ex consigliere militare Marouf Bakhit, invitandolo subito a fare “passi pratici, rapidi e tangibili” per intraprendere un processo di riforme politiche. Si mostra tranquillo invece il presidente siriano Bashar el Assad. Intervistato dal Wall Street Journal ha assicurato che il suo governo promuoverà le riforme politiche necessarie per evitare il rischio di rivolte. “La Siria è stabile”, sostiene. Eppure su Facebook è nato un gruppo (con oltre 10mila membri) che invita alla piazza. Lo slogan (“La Rivoluzione siriana 2011”) non promette niente di buono per Assad. E i giovani promotori chiamano i siriani, venerdì, alla “prima giornata di collera del popolo”. Vedremo se Assad si sentirà ancora tranquillo.
Il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2011
Speriamo bene e attendiamo aggiornamenti