Resuscito dopo un po' di crisi da scrittore...
lunedì 03/08/09: Mardin, Sanli Urfa – 185 km
Direzione ovest: Urfa. Purtroppo le previsioni per il clima non sono delle migliori: tutti ci dicono che Urfa è la città più calda della Turchia e perciò soffriremo tanto! Beh, è anche l'ora di trovare un po' di caldo vero estivo, finora solo a Diyarbakir l'abbiamo un po' sentito... Dopo tutto siamo ad agosto!
Urfa non è lontanissima, perciò ce la prendiamo comoda e partiamo verso le nove e mezzo dal nostro “Artuklu Kervansaray” dopo una delle colazioni più ricche con lo yogurt naturale più buono finora mangiato

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Usciti dalla ricca città di Mardin, dove le strade sono quasi perfette e tutti guidano con calma e prudenza, ripiombiamo sulle strade tipicamente turche: tutte un cantiere con ghiaia, asfalto scadente e traffico. Decido subito di fare il pieno alla moto e mi fermo al primo distributore fuori Mardin. Il gestore è un ragazzo della mia età che dopo il rifornimento ci chiede: “Çay?” Ovviamente sì! Parliamo un pochino a gesti e in turco, con le parole imparate finora. Ci chiede in particolare cosa pensiamo di Mardin. Noi rispondiamo che è molto bella, ma forse un po' troppo turistica e non accogliente come altre città visitate finora, soprattutto Diyarbakir. A lui brillano gli occhi, visto che è curdo e ci spiega che Mardin è quasi completamente turca, dove vanno solo turisti e turchi in vacanza. E questo quadra con le forti “pressioni” che ci aveva fatto Tunçay a Sinop per andare solo a Mardin e saltare le altre città dell'est...
Dopo una decina di minuti ci alziamo, Urfa ci aspetta! Salutiamo così il nostro amico benzinaio con un bel... “Spas!”

Questo tratto di strada diventa sempre più trafficato, specialmente all'altezza della cittadina di Viransehir. Riusciamo comunque a svicolare sempre bene con la moto grazie al nostro bel gipiessino e alla fine verso le undici e mezzo arriviamo a Urfa.
Andiamo subito verso uno degli alberghi della Lonely, il “Bakay”: dalla descrizione non ci sembra male, è in centro ed ha il parcheggio... Bisogna vedere però di che tipo!

Fa davvero caldo, squagliamo nelle tute e così appena davanti all'albergo ci spogliamo subito di giacca e paraschiena. Metto la moto davanti alla hall ed entro lasciando Silvia fuori a fare la guardia. Il gestore ci dà la doppia con colazione alla modica cifra di 95 lire per due notti dopo una mia breve contrattazione, e ci dice che ci fa mettere la moto dentro... Ottimo! L'albergo non ha però un garage o un cortile, ma una stanza chiusa da un cancello di fianco alla hall dove c'è una cappella per la preghiera. Insomma, alla fine parcheggio in mezzo ad un gruppo di anziani signori che si alternano a pregare in uno stanzino al piano terra dell'albergo, più al sicuro di così...

Andiamo con tutti bagagli nella nostra stanza al secondo piano: è pulita, ma un pochino squallida e soprattutto stretta! Ci sono due letti, un matrimoniale e un singolo...

Con le nostre valige, borse, caschi e vestiti da moto ci entriamo giusti giusti. Però c'è l'aria condizionata: meno male, così possiamo stemperarci un po'!
Dopo una bella doccia usciamo a cercare un bel posticino dove mangiare qualcosa. Urfa è famosa per un tipo di kebab, l'”Urfa Kebab” appunto: è tipo una “salsicciona” spellata e schiacciata fatta a mo' di spiedino accompagnata come sempre da pane piadina, peperoni grigliati e verdure. È l'antagonista del “Adana Kebab”, praticamente identico, ma piccante, originario della città di Adana. L'altra prelibatezza culinaria di Urfa invece è un baklava: l'”Imam svenuto”. Il nome è tutto un programma...

La strada che dall'albergo porta al bazar e al centro storico è piena di negozi, di ristoranti e brulica di gente. Ci sono turchi alla maniera occidentale e altri più religiosi, in cui le donne vestono tutte con “Chador” o “Niqab”: poverine, tutte coperte di nero con questa temperatura e umidità...

Decidiamo di fermarci ad un bel ristorante da cui esce un profumino allettante! Dopo il nostro “spuntino”, accompagnato dai complimenti dei ristoratori e dei camerieri per il fatto che siamo i primi italiani che vedono, andiamo a visitare il piccolissimo quartiere delle case più vecchie della città. Somiglia moltissimo a Diyarbakir ed è pieno di bambini che giocano per le strade.
Sono le due e mezzo: con il caldo e la pancia piena ci prende il solito abbiocco, per cui andiamo a sdraiarci un'oretta al fresco in albergo. Per una volta anche Silvia è d'accordo, fa un caldo bestiale e si “gocciola” dal sudore anche stando fermi all'ombra... In albergo ci sdraiamo e accendiamo un po' di aria condizionata, non tantissimo, altrimenti ci stronchiamo, sicuro!
Dopo esserci rigenerati usciamo e andiamo in giro nel centro. Passeggiando inizia a sentirmi la pancia. Mah, speriamo bene... E' un dolore strano, a fitte. Nel giro di mezz'ora dopo essere usciti dall'albergo, i dolori alla pancia diventano forti, devo andare in bagno e subito! Meno male che c'è una moschea a portata di mano con dei bagni pulitissimi. Riesco dopo un bel po', Silvia intanto è rimasta fuori a bere un çay col custode dei bagni. Sto meglio, mi sono ripreso.
Andiamo così verso il bazar: ormai ci piace troppo! Anche se non compriamo niente le persone sono tutte sorridenti, accoglienti e ad ogni istante ci fermano per un çay in compagnia

. Questo bazar è veramente stupendo ed autentico, ci sono i settori dell'oro, delle stoffe, del cibo, delle spezie, dei vestiti, ma quello più bello è quello della lavorazione del peltro e dei metalli, dove artigiani bravissimi realizzano dei serviti da tè completamente incisi a mano e tantissimo altro. In questo momento rimpiango un pochino di non avere spazio sulla moto per fare qualche bell'acquisto... Vabbeh, tanto li troveremo anche a Istanbul e valuteremo l'acquisto lì che saremo più vicini, si fa per dire, a casa!

Dopo esserci “ubriacati” di bazar andiamo verso la zona più bella della città: il complesso monumentale dei quartieri di “Dergah” e “Golbasi” fino ad arrivare alla collina della “Kale”, la Cittadella con il castello, dove la leggenda narra che Abramo precipitò nel vuoto. “Dergah” e “Golbasi” costituiscono un grande parco con giardini, moschee, laghetti e canali fino ad arrivare alle due grandi vasche: tutti questi invasi artificiali sono popolati dalle carpe sacre. È divertentissimo vedere tutte le persone che si fanno in quattro per comprare il mangime per poi fare ingrassare questi stupendi pesci. Non vi dico quanto sono grossi... Ma guai a toccarli!

Silvia mi guarda: sono bianco, quasi giallastro! E sono fradicio dal sudore, ma freddo di temperatura. Ho bisogno di un tè caldo con limone, così ci fermiamo ad uno dei grandi bar del parco e ordino una “fincan çay”, una tazza di tè, con limone. Dopo questa subito un'altra... Beh, sto abbastanza bene, però forse è meglio rientrare in albergo tanto sono quasi le otto. Per strada mi riprendono le forti fitte, ma resisto fino all'hotel. Non appena dentro la stanza via di nuovo in bagno! Decido così di prendere l'antidiarroico portato da casa e di stare sdraiato con la pancia coperta. Capisco finalmente cosa è successo: mi è presa una congestione stando dopo pranzo in albergo con il condizionatore acceso, bravo bischero...

Finalmente mi riprendo un po', così verso le nove decido di andare a comprare qualcosa da mangiare al market lì vicino anche perchè Silvia, che sta bene, altrimenti non mangia niente. Compriamo così acqua, pane, qualche pesca e albicocca e... Un cartoccio da sei yogurt activia! In albergo io me ne “sparo” cinque, Silvia uno... Incrociamo le dita e speriamo di riprendermi davvero per domani!