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Originariamente inviata da Giacam
ma forse sono io che attraverso un periodo down... 
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No, è che a volte ci svegliamo dal torpore e dall'assuefazione all'inciviltà quotidiana e ci rendiamo conto che "qualcosa non va".
Nella fattispecie, quello che "non va" è in ultima analisi il fatto che l'utilizzatore medio della strada (che sia in bici, in moto, in macchina, in camion o altro) viene trattato dal nostro sistema giuridico come il "cliente che ha sempre ragione".
E in effetti di vero e proprio cliente si tratta, perché è la gallina dalle uova d'oro che muove tutto un sistema economico, quello dei trasporti e dell'industria ad esso associata. Un giro di denaro mostruoso.
La patente, per esempio, viene considerata come un diritto acquisito, e la trafila burocratica necessaria per ottenerla viene considerata solo come un balzello che lo Stato applica a chi vuole conseguirla.
E invece no: la patente NON è un diritto, ma è una CONCESSIONE (infatti giuridicamente si chiama "titolo di guida"), e in quanto CONCESSIONE può essere sospesa e/o revocata quando ne sussistono le condizioni.
Ma la revoca della patente viene applicata ben raramente: qualunque operatore di polizia stradale potrebbe confermare in tutta coscienza che, se potesse, coriandolizzerebbe decine di patenti al giorno. Ma non può. E se non può è solo perché il sistema economico di cui sopra non sopporterebbe l'applicazione rigorosa del buon senso.
E quindi il sangue sulle strade continuerà a scorrere, come prezzo che le vittime della strada pagano a questo disgustoso moloch.
Poi naturalmente c'è l'imbecillità del singolo, contro la quale le norme poco possono fare. Proprio questa sera, episodio insignificante... pardon, molto significativo: sono fermo in coda al semaforo, nello specchietto vedo dietro di me la solita "Smart unz-unz" che mi si avvicina e poi, vedendo che davanti a me si è formato un minimo di spazio, senza pensarci nemmeno un istante mi supera e si piazza lì.
Ora, dico io, se sono in fila col carrello davanti alla cassa del supermercato, sono certo che lo str@nzetto Smart-munito mai e poi mai si sarebbe sognato di introfularsi davanti al mio carrello, sapendo benissimo che avrebbe corso il rischio di essere preso per la fluente e pettinatissima chioma e venir elegantemente sbattuto, seduta stante, in fondo alla corsia dei surgelati.
Quando è in macchina, invece, lo str@nzetto di cui sopra pensa di potersi permettere di non rispettare la fila. E non capisco il perché. O meglio, lo capisco.
Mi era venuta voglia di affiancarlo e stampargli l'impronta dello stivale sulla fiancata del suo barattolo a volo radente. E poi magari prenderlo anche a schiaffi, se si azzardava a scendere.
Ma sarei passato dalla parte del torto.
E in fin dei conti, avevo nel bauletto le pizze che si raffreddavano.