In entrambi i casi, chi fa errori gravi muore, e questo mi pare sufficiente per instaurare il parallelismo.
Guidare la moto è forse più facile che guidare un aereo dal punto di vista dei comandi e degli strumenti, ma è più difficile se si considera la guida in sé, perché la moto si muove in un contesto molto più complicato rispetto all'aria e perché il pilota la guida anche (e a volte soprattutto) con il proprio corpo, spostando il baricentro e il punto di applicazione del proprio peso sulla moto.
Portare una moto da A a B è abbastanza facile, e qualsiasi principiante è in grado di farlo quasi subito. Guidarla bene, cioè con efficacia, sicurezza e, perché no, eleganza, è ben altra cosa, e pochi ci riescono ad un certo livello.
Chi lo fa può esserci arrivato da solo, perché è particolarmente portato, oppure grazie all'aiuto di qualcuno: un amico o un istruttore. E non c'è niente di male a chiedere; sono convinto che anche un Valentino Rossi o un Max Biaggi abbiano chiesto consiglio a qualcuno per migliorare le proprie doti.
L'esperienza non rende necessariamente bravo un motociclista. Certo, lo migliora e lo rende più sicuro, ma migliorare davvero nella tecnica richiede studio e applicazione, e non sono molte le persone che affrontano la guida in questo modo.
Il vantaggio di frequentare un corso di guida, sia esso su strada o in pista, consiste proprio nel fatto di consentire a chiunque di apprendere in brevissimo tempo - e con un esperto che verifica i risultati - ciò che di solito si impara in mesi, anni oppure mai.
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Claudio Angeletti
L'arte della sicurezza in moto
BMW S1000XR - Silence S01+
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