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Vecchio 21-10-2009, 20:00   #57
milkplus
Mukkista doc
 
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Eccomi! Ragazzi, scusate mi sto lasciando prendere la mano... Ormai sta venendo un poema!!!

venerdi' 31/07/09: Van, Tatvan, Bitlis, Silvan, Diyarbakir – 400 km

Direzione ovest, inizia il riavvicinamento all'Europa! Oggi ci faremo tutta la costa meridionale del lago di Van fino a Tatvan; poi andremo verso Bitlis, Silvan e quindi arriveremo a Diyarbakir, la capitale del Kurdistan!
Sveglia alle otto e clima stupendo, ma andiamo con ordine... Colazione: beh ormai ci mangiamo praticamente tutto, dal salato alle verdure fino al dolce. Il cameriere di ieri, innamorato del nostro calcio, torna per salutarci e ci porta un vassoio pieno di fette di anguria tutto per noi... Che bravo!
Finita la colazione, porto nella hall tutti i bagagli e vado alla reception per pagare e salutare. Ora bisogna pensare a tirar fuori la moto dal bunker! Con un fattorino vado al garage e sorpresa... Davanti al portone c'e' una macchina parcheggiata. Vabbeh, la faremo spostare. Unico problema: non si sa di chi sia! Dopo un po' di tentativi a cercare il proprietario, mi dicono che devo uscire sulla strada passando dal metro e mezzo che c'e' fra il portone e l'auto parcheggiata! E come faccio?! Vista la ripida salita sterrata devo andare deciso e piuttosto lanciato, non posso fermarmi e frenare per non andare addosso alla macchina, andrei in terra e ruzzolerei giu' indietro con la moto! Cosi', come ho fatto per scendere giu' l'altro ieri, decido di fare il bis! Vado tutto fiero nella hall per precettare stavolta minimo quattro fattorini. Me ne danno tre, ma io con lo sguardo ne adocchio altri due che vengono ad assistere. Cosi' in fondo al bunk... Ehm garage, mi piazzo di fianco alla moto per guidarla e frenare all'occasione e con i tre ragazzi dietro a spingere. Ovviamente, come io sapevo gia', non bastiamo! Scena da piangere dalle risate: un bestione da quasi 300 chili fermo in salita con quattro uomini che piangono dal ridere o dagli sforzi, non lo so!
Alla fine una volta arrivati in cima tutti insieme vittoriosi ci guardiamo e abbracciamo: ce l'abbiamo fatta! Dopo i dovuti ringraziamenti e gli altrettanti saluti, carichiamo la moto, impostiamo il GPS e via verso Tatvan!
L'uscita da Van e' abbastanza rapida e dopo aver messo benzina prendiamo la statale D300 che costeggia la riva meridionale del lago. Lungo questa strada troviamo tanti piccoli paesi, alcuni dei quali anche abbastanza attrezzati con degli stabilimenti balneari; la maggior parte pero' sono villaggi di pescatori.
Ad una cinquantina di chilometri da Van, scorgiamo in lontananza l'isoletta di “Akdamar” con l'omonima chiesa armena; decidiamo tuttavia di andare avanti e non vederla, ci vorrebbe come minimo mezza giornata e non ce la facciamo. Forse l'avremmo potuta visitare ieri invece di stare tutto il giorno a Van, ma ormai e' andata cosi', pazienza! Dopo le foto di rito proseguiamo verso la nostra meta.
Superato Tatvan verso le undici, ci lasciamo alle nostre spalle lo stupendo Lago di Van e prendiamo la E99 verso la vicina Bitlis. Questa citta' e' un paesone di montagna, che fa da vero e proprio crocevia, tutti passano da qui in quanto e' l'unica via per andare verso Diyarbakir; infatti troviamo parecchio traffico, tutto passa dal centro di questo paese: auto, furgoni, camion, autobus e... Una moto! In questo posto pero' nessuno saluta anzi, non ci guardano nemmeno tanto bene e un bambino addirittura ci “sputa” dal finestrino di un “dolmus”... Mi rendo conto che evidentemente qui in Kurdistan non tutti apprezzano l'adesivo con la bandiera turca che ho messo sulla moto...
Lasciata Bitlis, i “giochi” si fanno parecchio impegnativi... La strada infatti e' pessima: come quasi tutte le altre percorse nei giorni scorsi nell'est della Turchia, anche questa e' in fase di allargamento “massiccio” della carreggiata. Beh, questa zona pero' e' parecchio montuosa e i cantieri sono dislocati su piccole strade di montagna fra curve, discese e salite! Mi ritrovo infatti a guidare quasi sempre su strade sterrate di montagna piene di sassi o ghiaione con tanto di traffico pesante e mezzi di tutti i tipi. Spesso sono anche costretto a fermarmi perche' non vedo niente davanti a me con il polverone alzato dagli altri e in altre occasioni invece trovo le strade bagnate e semi allagate dagli operai proprio per evitare i polveroni, con il risultato che io, in moto, scivolo con le ruote e devo tenere i piedi giu' per aiutarmi... Insomma, anche se ho una moto che mi permette tranquillamente di guidare in queste situazioni, dopo due ore e' veramente stancante considerato anche che Silvia, ad ogni scivolata evitata, si impaurisce sempre di piu'...
Alla fine ce la facciamo e per l'una e mezzo siamo nei pressi di Baykan, un piccolo paese alla fine della regione montuosa di Bitlis e all'inizio della grande pianura del fiume Tigri.
Il clima e' veramente splendido e iniziamo a sentire il caldo dei vicini deserti di Siria e Iraq. Nel giro di mezzora infatti la temperatura supera i 40 gradi, non posso neanche tenere la visiera del casco aperta perche' l'aria calda mi secca la pelle e le labbra... Cosi' ci fermiamo per mangiare qualcosa e riposarci un po' in una bella stazione di servizio in mezzo al niente prima della citta' di Silvan. Appena arrivati, completamente sporchi di polvere e fango, parcheggiamo la moto davanti all'ingresso del ristorante. Ci vengono subito incontro due camerieri che ci salutano calorosamente e ci chiedono da dove veniamo. Inutile dire che rimangono veramente folgorati dal nostro viaggio e ci fanno entrare orgogliosamente nel ristorante richiamando l'attenzione di tutti. Uno di loro e' il titolare e con grande felicita' ci stringe la mano (ho scritto bene: “ci stringe la mano”, anche a Silvia quindi), e' un curdo di Batman ed e' fiero di averci li' nel suo ristorante. Infatti ci da' il tavolo migliore al centro della stanza, dice a tutti i presenti (una trentina di uomini) chi siamo, cosa facciamo e da dove veniamo. Mette perfino l'aria condizionata al massimo! Io pero' sono completamente sudato dopo aver guidato per ore e sotto il sole a 40 gradi e chiedo di abbassarla che senno' “mi tronco in due”...
Nel giro di pochi minuti ci porta praticamente di tutto: kebab, riso, verdure grigliate, ayran, pane, fagioli... E si mette a sedere accanto a me al tavolo. E' interessatissimo e vuole sapere tutto del nostro giro, ci consiglia vivamente Batman e Hasankeyf, dove c'e' uno splendido sito archeologico. Vedremo... Mentre mangio gli dico del mio amico curdo Imdat in Italia e alla fine decido di chiamarlo, cosi' si salutano e parlano un po' fra di loro.
Terminato il pranzo con gli immancabili cay, il titolare e i camerieri ci salutano sempre piu' calorosamente, ci offrono la colonia per lavarsi le mani e ci accompagnano alla moto. Il capo mi dice con il tipico gesto: “Nicola, motor cok guzel!!!” (trad. : “Nicola, la moto e' proprio bella!!!”).
Cosi' con la pancia piena e l'abbiocco in arrivo, alle tre del pomeriggio ci accingiamo a percorrere gli ultimi 100 chilometri fino a Diyarbakir sotto un sole sempre piu' cocente. Dopo una quarantina di minuti pero' ci fermiamo di nuovo per bere un po' d'acqua ad una stazione di servizio lungo la strada. C'e' anche un autobus GT fermo con tutti i passeggeri che pranzano li' vicino: sono Iraniani in viaggio verso Urfa, un gruppo di circa dieci uomini e quaranta donne vestite con il “Chador” islamico. Io e Silvia ci guardiamo e ci capiamo al volo: novantanove su cento tutte queste donne sono mogli e figlie di questi pochi uomini... Ovviamente appena parcheggiata la moto, saluto e vengo subito ricambiato. Addirittura un uomo che sta pranzando con la sua famiglia sul proprio tappeto mi invita a mangiare qualcosa con loro, ma io rifiuto anche perche' sono pieno! Silvia invece viene quasi fagocitata dalle donne, che la guardano incuriosite, le parlano e la “sgridano” non appena lei racconta loro del nostro viaggio: infatti per loro abbiamo fatto male a non andare anche in Iran! Beh, sara' per un'altra volta...
Cosi' dopo un'altra buona mezzora di sosta, ripartiamo alla volta della capitale curda, ormai manca poco!
Arrivati alla periferia di Diyarbakir, ad un posto di blocco della “Trafik Polis” ci fermano! Penso subito ad un controllo e invece... Multa! Eccesso di velocita': andavo a 114 dove c'era il limite a 70 km/h. Inizialmente con il poliziotto non ci capivamo, poi a gesti e indicando il tachimetro della moto, capisco... Ahime', l'ho beccata! Dopo tutto andavo davvero a quella velocita' sul lungo rettilineo di qualche chilometro fa... Pazienza, c'e' poco da contestare. I poliziotti molto gentilmente, lo sottolineo, mi chiedono la patente, il libretto e la “sigorta” (l'assicurazione) e mi compilano un bel verbale da 260 lire da pagare con calma quando torneremo alla frontiera. E anche questa esperienza e' fatta...
Arriviamo finalmente a Diyarbakir per le quattro e mezzo. Neanche a farlo apposta entriamo nel centro storico circondato dalle mura medievali proprio dalla porta vicina alla via degli alberghi, “Inonu Caddesi”. Dopo un tentativo a vuoto al primo hotel, parcheggio in un vicoletto vicino dove ce ne sono altri tre: vado a sentire un attimo e lascio Silvia e guardia della moto, tanto c'e' un sacco di gente li' vicino. Ah, tutti a guardare noi e la moto ovviamente, siamo extraterrestri! Pero' ci guardano diversamente da Van, sono tutti molto sorridenti nei nostri confronti, ci salutano con grande piacere e mi dicono di andare a sentire agli alberghi li' vicino rassicurandomi per la moto e i bagagli. Vado all'hotel Kaplan, a 20 metri dalla moto e da Silvia e chiedo informazioni: vogliono 120 lire per due notti con colazione e garage (anche questo “super” ovviamente!). Io testualmente: “Ci penso un attimo, sento mia moglie!”
Torno da Silvia, che di fatto qui in Turchia e' “diventata mia moglie” per evitare antipatie da parte delle persone piu' integerrime e religiose, e la trovo seduta al bar vicino in compagnia di simpatici signori che le hanno offerto un cay nell'attesa. Come ormai ogni volta, sono colpiti dal nostro viaggio, ma allo stesso tempo orgogliosi che siamo arrivati fino a qui nella capitale del Kurdistan! Vedendomi stanco, sporco e sudato, mi offrono un bicchiere d'acqua gelata, ma di rubinetto... Non ce la faccio, e' troppo invitante e la ingurgito... Alla faccia della diarrea del viaggiatore!
Cosi' dopo due chiacchiere in compagnia, sposto la moto davanti al Kaplan e con Silvia entro nella hall. Alla fine, dopo varie trattative e per il fatto che siamo italiani, ci danno la stanza a 100 lire per le due notti. Si' qua, come in gran parte della Turchia adorano noi italiani e percio' ci fanno gli sconti!
Una volta parcheggiata la moto nel garage (sotterraneo, ma migliore di quello di Van) e fatta una super doccia rigenerante, usciamo a fare due passi!
Il centro e' vivissimo e brulica di gente che gira per negozi, questa volta molto piu' veri e tipici rispetto al centro di Van. Sui marciapiedi ci sono venditori ambulanti di te' e cola dai folkloristici vestiti sgargianti di colore rosso. Qui finalmente ci sentiamo osservati il giusto, con curiosita', non come a Van, dove ti squadravano per bene senza mai un sorriso...
Vicino ad un negozio un signore ci ferma e ci saluta in italiano, o meglio quasi in italiano! Si chiama Sait, e' ovviamente curdo ed ama l'Italia e gli Italiani! Anche perche' gestisce un negozio di tappeti e antiquariato nella piazza centrale della citta' ed evidentemente “noi” siamo potenziali clienti... E' molto simpatico, ci dice che sta dimenticando l'italiano e che gli farebbe piacere scambiare qualche parola con noi. Va bene, domani andremo a trovarlo al suo “Bazaar 21” cosi' guarderemo altri tappeti bevendo altrettanti cay, ormai ci abbiamo preso gusto!
Continuando la nostra passeggiata arriviamo all'hotel “Buyuk Kervansaray”, un caravanserraglio del '500 tutto restaurato con hotel, negozi e ristorante all'interno. Mentre osserviamo il suggestivo cortile interno, un uomo ci saluta, chiedendoci la provenienza e ci invita a vedere il suo negozio di tappeti, abbigliamento e chincaglierie di antiquariato. Si chiama Mehmet, detto “Montana”, e' simpatico e gentile... Ma si', andiamo! E via di cay e chiacchiere!!!
Mehmet, dopo aver visto che non siamo piu' di tanto interessati ai tappeti, ci chiede di parlargli dell'Italia. Cosi' gli spieghiamo che per la maggior parte degli italiani la Turchia si ferma in Cappadocia e sul Mediterraneo, in quanto questa regione e' considerata pericolosa per la guerra contro il separatismo curdo. Lui resta allibito, in quanto gli episodi terroristici sono sempre meno e anzi il turismo sta iniziando ad arrivare anche qua; addirittura ci dice che organizza regolarmente escursioni di gruppo per turisti da lui guidate nel vicino Kurdistan iracheno. Cavolo!
Parliamo anche delle nostre prossime tappe e, sentendo che andremo in Cappadocia, decide di telefonare ad un suo amico italiano che vive la' per aiutare i turisti. Mi passa il cellulare... Si chiama Enrico, vive ad Uchisar e mi da' consigli sulle prossime tappe, ottimo!
Salutato Mehmet, con la promessa di ripassarci domani, andiamo verso l'albergo. Decidiamo di mangiare con una bella pida e una “Cola turka”; cosi' ci fermiamo ad un piccolo ristorante vicino al “Kaplan”. Il posto non e' pero' dei migliori: il salone e' piuttosto sporco e ci danno una insalata che sembra un po' vecchiotta, e che quindi non mangiamo. Le pide invece sono ottime. Il problema si pone all'uscita, quando per due pide e due cole ci chiedono la bellezza di 17 lire!!! Dopo un po' di trattativa scocciata arriviamo a 15 lire... Abbiamo sbagliato, non abbiamo chiesto i prezzi prima di sederci, ma sapendo che una pida non costa di solito piu' di 4 lire, ci siamo fidati! Ecco, abbiamo imparato: chiedere sempre i prezzi!!!
Verso le nove e mezzo siamo veramente cotti, cosi' rientriamo in hotel e andiamo a letto. Oggi e' stata una giornata ricca di esperienze, ma intensa e parecchio stancante.
Ah, lezione di turco di oggi: “cucuk” significa piccolo, “buyuk” grande!

Lungo la strada...








Diyarbakir
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Nicola - R 1100 GS - www.atzori.net
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