Eccomi ragazzi, grazie ancora per i complimenti e gli in bocca al lupo per il lavoro!
Allora... Dove eravamo rimasti, ah si'!
lunedi' 27/07/09: Kars, Ani, Kars, Igdir, Dogubayazit – 290 km
Oggi dedicheremo una mezza mattinata ad una tappa obbligatoria: Ani, le rovine dell'antica capitale armena al confine turco armeno. Prima di lasciare l'albergo di Kars durante la colazione, ci accorgiamo di non essere i soli italiani presenti... Incredibile! Conosciamo cosi' Antonella e Alessandro di Belluno. Sono fratelli, sulla quarantina e sono venuti dall'Italia per visitare un po' l'est della Turchia: hanno iniziato il loro tour indipendente da Van, dove sono arrivati con l'aereo, e hanno girato un po' con i dolmus nella regione per poi salire verso Dogubayazit, Igdir e Kars. I dolmus sono i pulmini minivan che fanno servizio taxi e la Turchia ne e' piena. Di solito sono Ford Transit degli anni '90, dei muli insomma.
Ma torniamo a noi... Con Alessandro e Antonella parliamo un po' dei rispettivi giri e sono inevitabilmente colpiti dal nostro! Devo dire pero' che sono i primi a non prenderci per matti e anzi sono fortemente affascinati!

Dopo aver scambiato quattro chiacchiere ci salutiamo e ci diamo appuntamento ad Ani dove anche loro andranno appena lasciato l'albergo.
Prima di uscire da Kars mi fermo a mettere benzina e do una sciacquata alla moto per togliere un po' di fango: e' troppo sporca e come la tocchiamo ci sporchiamo! Beh, dopo tutta le strade bianche e la pioggia di ieri e' comprensibile...

La strada che porta ad Ani e' in mezzo a pascoli verdissimi sui 2000 metri, dove spesso troviamo grosse mandrie di mucche a bordo carreggiata. E' una giornata stupenda, finalmente il tempo sta migliorando e possiamo goderci i panorami di questo angolo di mondo.
Arrivati nei pressi di Ani troviamo Ocakli, un tranquillo villaggio di capanne basse con i tetti di paglia e teli di nylon blu. Il custode all'ingresso del sito archeologico con i suoi due amici ci saluta calorosamente... 'Italia... Milan, Inter, Giuentus... Super!'

Orgogliosamente ci fa parcheggiare la moto sotto “i leoni” in rilievo sulle mura dell'omonima porta di ingresso di Ani!
Questo posto e' veramente affascinante e lo consiglio vivamente a chiunque venga da queste parti. Mentre camminiamo vicino alla Chiesa del Redentore, in piedi solo per meta', ci raggiungono i nostri amici di Belluno appena arrivati con il pulmino e decidiamo di girare un po' insieme e farci le foto a vicenda

. Alla vicina Chiesa di San Gregorio troviamo un gruppo di operai addetti al restauro. Inizialmente non ci fanno entrare perche' il capo cantiere non vuole turisti durante i lavori, ma alla fine tra una chiacchiera e l'altra ci fanno passare per qualche minuto; l'interno e' veramente molto bello, pieno di affreschi abbastanza ben conservati, anche se con le figure prive dei visi come a Oskvank.
Oltre al fascino della citta' in rovina, la cosa forse piu' bella del posto e' la vista sul canyon che divide la Turchia dall'Armenia: veramente stupendo!
Verso le 11 salutiamo i nostri amici e andiamo a riprendere la moto: destinazione Igdir per il pranzo e poi Dogubayazit, ai piedi del Monte Ararat... !
La strada che percorre tutto il confine con l'Armenia e' da urlo! Anche se un po' disastrata, ma ormai ci siamo abituati, offre viste stupende con collinette di roccia rossastra completamente spoglie dalla vegetazione. E poi non c'e' un'anima, solo un pullman GT che viaggia a piu' non posso in direzione di Igdir su questa stradina di campagna mezza sterrata, da pazzi... Ad un certo punto troviamo un bivio con una strada che porta verso la frontiera con l'Armenia, c'e' pero' un posto di blocco militare fortemente armato con mezzi pesanti, carri armati e torrette: i confini sono chiusi. Beh, si sapeva, ma fa comunque un certo effetto vedere una cosa del genere con tanto di torrette di avvistamento...
Per pranzo arriviamo a Igdir: e' una citta' tipo Kars, ma molto piu' movimentata e caotica, piena di auto, furgoni, camion e motorette tutti mezzi scassati! Ci fermiamo ad un ristorante lungo la strada principale e ci mangiamo un bel kebab. Qui le persone ed il modo di vivere ci sembrano diversi, sono meno chiusi e riservati rispetto ai villaggi e le citta' viste nella regione nord orientale della Turchia, e' tutto molto familiare e accogliente.
Dopo aver mangiato andiamo verso Dogubayazit e appena usciti da Igdir un gruppo di soldati armati ad un posto di blocco ci ferma per il controllo dei passaporti: ovviamente siamo in regola, ma e' la prima volta in tutta la vacanza...
Arrivati finalmente vicino alla montagna biblica, non riusciamo a vederne la vetta, e' nascosta dalle nuvole. E che cavolo, io voglio immortalarlo con un sacco di foto! Vabbeh, andiamo avanti che Dogubayazit e l'Ishak Pasa sono vicini!
Dogubayazit e' piccola, ma parecchio movimentata: e' l'ultima citta' turca (solo geograficamente, visto che sono tutti curdi all'infuori di militari e polizia) e ci sono tantissimi camion e furgoni che vanno in Persia. Andiamo direttamente all'albergo consigliatoci da Alessandro e Antonella, l'Isfahan Hotel: e' gestito da ragazzi giovani e molto aperti al turismo straniero. Dopo aver contrattato il prezzo per due notti (90 lire in tutto!) chiedo a Sedef, il proprietario, dove posso parcheggiare la moto e lui molto cortesemente me la fa mettere nella hall!!!

La nostra stanza e' un po' spoglia, ma pulita anche se in terra c'e' la solita dubbia moquette; dopo il bucato e la doccia rinfrancante scendiamo a fare due passi. Troviamo pero' un fattorino e Sedef accanto alla moto con un gruppo di cinque ragazzi che ammirano il mio destriero bavarese: sono motociclisti iraniani e si congratulano per l'impresa! Ah, Silvia e' come se non esistesse, parlano solo a me... Oltre a loro un po' tutti i turisti dell'albergo immortalano la moto nella hall, compreso un gruppo di ragazze coreane in giro per il Kurdistan!

Pian piano ci rendiamo conto che l'hotel e' pieno di turisti occidentali che sono qua per fare escursionismo sull'Ararat. Questa meta e' infatti gettonatissima da tanti amanti del trekking. Ah, nemmeno un italiano... Si sa, per la maggior parte degli italiani questo e' un 'postaccio' pericoloso e pieno di musulmani terroristi! Mah, lasciamo stare gli aspetti politici e' meglio, anche perche' mi sto veramente rendendo conto di quanto la Turchia e il Kurdistan siano belli! In Italia invece c'e' parecchia ignoranza riguardo queste regioni e questi popoli, non si puo' fare come al solito di tutta un'erba un fascio... Ok, stop!
Camminando sulla strada principale del centro, veramente minuscolo, troviamo un ragazzo sui quindici anni che ci saluta con un ottimo inglese e che ci chiede se vogliamo andare a vedere il negozio di tappeti e kilim di suo fratello Osman: e' simpatico, andiamo! Mentre camminiamo e parliamo con lui, ci ricordiamo che anche gli amici di Belluno avevano incontrato queste persone. Ci avevano infatti parlato di Osman, del suo negozio, di suo fratello e di un'altra persona, Norman. Norman e' un uomo scozzese che vive a Prato da piu' di vent'anni e che da qualche anno trascorre l'estate dal suo amico curdo venditore di tappeti e dalla sua famiglia per aiutarlo nel commercio con i turisti, visto che parla diverse lingue. Appena arrivati al negozio li conosciamo entrambi e raccontiamo loro di Alessandro e sua sorella e del nostro viaggio. Sono ovviamente colpiti e anzi Norman, con il suo accento inglese fiorentino simpaticissimo, ci dice che siamo semplicemente mezzi matti!

I kilim e tutto il negozio di Osman sono stupendi e i prezzi veramente buoni, forse ci scappa un tappeto...

Dopo una bella chiacchierata fra un cay e l'altro ad ammirare tappeti, principalmente curdi, ma di regioni diverse, salutiamo i nostri ennesimi nuovi amici e andiamo a mangiare qualcosa al ristorante accanto. Dopo la cena rientriamo in hotel anche perche' piove e fa un po' freddo e poi non e' che ci sia piu' di tanto da vedere in questo piccolo paese di frontiera specialmente al buio verso le dieci di sera. Comunque Dogubayazit ci piace, non so, ha qualcosa di magico questo posto, sara' che siamo lontanissimi da casa e le emozioni sono fortissime!
Per strada troviamo una coppia di ragazzi che avevamo intravisto ad Ani e che stanno cercando un albergo con la Lonely alla mano: ci siamo riconosciuti tutti e quattro e cosi' ci presentiamo. Loro si chiamano Milos e Jovana, sono Serbi di Belgrado e sono studenti universitari che girano da un mese in autostop e con i mezzi pubblici la Turchia dell'est, la Georgia e l'Armenia!

Dopo esserci salutati ci diamo appuntamento al nostro Hotel fra una mezzora per fare due chiacchere, visto che loro devono trovare prima un alloggio.
Concludiamo cosi' tutti insieme la serata sorseggiando una Efes e parlando con Sedef e un suo amico dell'Ishak Pasa, il palazzo 'da mille e una notte', per citare la guida, che si trova a sei chilometri da Dogubayazit e che e' il simbolo di questa regione insieme alla montagna di Noe'.
Ah, il mio turco migliora! Peccato che in questa citta' i piu' parlano curdo. Beh, mi applichero'!
Ani:
Benzinaio!
Strada verso Igdir...
Sotto l'Ararat
Moto nella hall dell'albergo a Dogubayazit con Mnuri in posa!