Il giorno dopo il matrimonio (ho fatto anche gli auguri agli sposi) parto per raggiungere il confine con l’Uzbekistan a Osh
pausa per un caffè…fanno solo il te: ok prendo anche una focaccia, ma poi il tavolo di fianco al mio inizia con le solite domande da dove vieni ecc.. alla fine viene fuori che sono turisti kazaki. Gli mostro le foto fatte presso le yurte ed a Alma Aty e mi invitano a mangiare con loro: pesce e vodka.
quando vedo il camion con la scritta in italiano mi fermo ovviamente per una foto, ma il carico non ha nulla a che vedere con quello che si legge. Internamente è organizzato per il trasporto di persone ! Erano operai che si trasferivano in Russia per lavorare nei cantieri !! Quasi 3000 km chiusi nel container, che aveva un paio di finestre. Ovviamente non erano clandestini: tutto regolare. Il camion era stato acquistato non so per quali vie
non li hanno ancora buttati giù tutti i monumenti “storici”
ormai ho preso i loro orari: verso le cinque sosta all’autogrill, dove conosco questo signore che sta correndo una maratona benefica sponsorizzata
finalmente Osh, il confine, l’ultimo che dovrò attraversare
il confine non presenta problemi, ma mentre aspetto in un ufficio per preparare i documenti d’ingresso per la moto c’è un continuo via vai di persone che attraversano il confine: probabilmente uzbeki che si recano in Kirghigistan per lavoro e poi alla sera rientrano. Quanti che si fermano ed allungano soldi al militare di turno: senza nascondersi, prassi normale. Verso le otto riesco a ripartire e raggiungo la prima città dell’Uzbekistan, Andjan
Il giorno dopo parto per la capitale Tashkent, attraversando la valle di Fergana: innumerevoli i posti di blocco, un’ossessione…qui il presidente Karimov ha uno stile di governo simile ai suoi colleghi di Kazakistan e Kirghigistan: l’opposizione semplicemente non esiste. Governo stabile.
Qui mi ero fermato per mangiare qualcosa, ma subito si è radunata una piccola folla che ha iniziato a chiedermi di ogni. Parecchie auto e camion mi suonavano il clacson per strada, ma solo per salutarmi
Sono arrivato a Tashkent nel primo pomeriggio: tutto chiuso, banche negozi, poca gente in giro. Ho l’indirizzo della Ahler’s Company e decido di andare un’attimo a parlare con il mio contatto Diana Tomea per organizzare la spedizione, poi mi piacerebbe partire per Samarcanda, fermandomi a metà strada. Chiedo e 2 ragazzi in auto mi accompagnano dalla strada Zaborg street. Trovo il numero civico, suono e una signora mi apre, chiedo di Diana e finalmente la incontro. Parla benissimo inglese. Mi offre un caffè e poi mi dice i documenti che le servono e controlliamo i giorni per la spedizione. Che strano penso guardando il calendario: in Uzbekistan segnano festivi in rosso i lunedì…poi capisco ! Sono mentalmente avanti di un giorno, oggi è domenica, ecco il perché dei negozi chiusi e la città un po’ deserta. Diana mi dice che l’ho trovata per caso (ha la casa dall’ufficio) ed oggi era ammalata.
Chiariti data e documentazione necessaria (avevo con me delle fotocopie), riparto verso Samarcanda
verso le sette mi fermo in una città…non ci sono alberghi, anche in quella dopo. Finalmente verso le 8 di sera quasi 90 km dopo Tashkent, trovo un’albergo in una città di cui non ricordo il nome. Arrivo, ovviamente c’è posto e scarico tutto, borse e zaino e inizio a sistemarmi nella camera. Arriva però il proprietario e a gesti e monosillabi mi dice che non posso dormire lì: non ha la licenza per ospitare i turisti. Niente paura fra 60 km c’è un albergo dove posso dormire. Niente da fare la milizia (polizia) gli ha già telefonato. Inizio a rimontare tutto, ma quando sono pronto sono le le nove e mezza, è buio: gli dico che non c’è problema dormirò davanti alla porta dell’albergo. Inizia una sequela di telefonate fra lui e un qualche ufficio. Dopo mezz’ora e 5$ di maggiorazione salta fuori il permesso per farmi dormire. Scarico di nuovo tutto e visto che sono vicino al mercato ed è domenica (adesso lo so) c’è una gran baracca: musica, gente. Sono le dieci, esco mangio e poi rientro per la doccia: niet! Il proprietario mi blocca: posso dormire, ma non girare per la città, devo restare in albergo. Evidentemente qualche suo amico lo copre in qualche ufficio ( i 5$ in più), ma non mi devo far vedere in giro. Però manda suo figlio a prendermi da mangiare: carne o pesce ? Pesce rispondo io, infatti mi portano tè, una focaccia e una scatoletta di pesce (non tonno).
il pasto del “carcerato”
al mattino parto, ma subito vengo fermato da un centauro locale e facciamo una foto ricordo (lui col cellulare)
il cirillico è meglio saperlo un poco leggere: questa dice Samarcanda. L’Uzbekistan a livello di indicazioni stradali è davvero scarso.
Finalmente Samarcanda !