Riporto quanto scritto da un bellissimo articolo di Aldo Vanini su Moto Tecnica di Febbraio 2008 :
L'Adventure rimane un gran bel progetto di motocicletta e un ancor più bell'esempio di realizzazione. La Adventure esprime un'autorevolezza di volumi, di proporzioni, di linee dinamiche come poche altre sanno fare, e lo fa con una naturalezza, con una consapevolezza della propria missione, che la pur bella e matura versione di base non riesce ad affermare con tanta decisione. 

E questa volta non ho dubbi che i pochi elementi che distinguono le due versioni abbiano un significato chiaro e motivato, ottenendo con pochi tocchi una fortissima crescita di personalità.
Tutto concorre, in questa motocicletta, a trasformare un pachiderma, perché le sue dimensioni assolute sono insolitamente monumentali, in un felino. 
Per quanto poco mi piacciano questi paralleli zoomorfi, l'espressionistica evocazione formale di una muscolatura animale non è infatti quella di un rinoceronte o di un elefante,
quanto quella di un leone adulto pronto allo scatto. 
Le sovrastrutture,che pure sono importanti e molto complesse, per articolazione tra le parti e per trattamento tridimensionale delle sovrapposizioni e delle compenetrazioni, non prevalgono né nascondono alcuna parte della personalissima termica del boxer bicilindrico e della ciclistica.
Sovrastrutture e meccanica non si sviluppano secondo una gerarchia formale, ma svolgono in completa sinergia il proprio ruolo con continuità.
Passatemi il paradosso, ma questa enduro imponente e non posticcia, rappresenta quanto di più simile a una motocicletta carenata si possa ottenere senza ricorrere a una carenatura, grazie a una esemplare compattezza delle parti che sembrano essere tenute insieme da una forza di attrazione interiore.
Una forza che sembra attrarre anche quegli accessori importantissimi e funzionali che, però, raramente sembrano appartenere al progetto originale, turbandolo come se fossero elementi posticci, quali le strutture laterali di protezione o i set di valigie, che invece in questo caso sembrerebbe quasi improprio non vedere montati. Sempre affascinanti i particolari che ormai fanno parte del carattere inconfondibile della serie GS, come il doppio faro asimmetrico e il parafango posteriore.
Una motocicletta autorevole e matura che esprime, con la massima eleganza, una sensazione rassicurante di solidità e di adeguatezza allo scopo.
Tiè, altro che Massesa..........



