Discussione: motoGP Indianapolis
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Vecchio 16-09-2008, 14:32   #4
ilmaglio
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Originariamente inviata da Enzofi Visualizza il messaggio
anche perchè chi ha vinto al TT merita una considerazione superiore.
E infatti Mike the Bike ha vinto, lì, tante volte. Vinse al TT anche ad età avanzata, tornando con una Ducati (che s'era comprata): solo lui poteva compiere un'impresa del genere.
MIKE HAILWOOD
DOMINATORE DEL
TOURIST TROPHY 1978
Mike Hailwood, vincitore con la Ducati 900, del Tourist Trophy 1978, in un'inedita intervista dell'epoca.di Roberto Patrignani


Vedere oggi un beniamino del passato come Mike Hailwood prepararsi alla partenza di una corsa, non procura soltanto entusiastiche sensazioni. Insieme infatti alla percezione di presenziare ad un rito che si rinnova fuori dal tempo come in una evocazione fantastica, c’è tutta l’apprensione di chi assiste impotente al tuffo nel buio di una persona che gli è cara. Forse per questo accavallarsi di sensazioni, tutti quanti erano al fianco di Hailwood prima della partenza, non avevano un’aria raggiante, ma gli parlavano sommessamente, volendo stargli vicino ma senza disturbarlo, gli sorridevano se il suo sguardo si rivolgeva a loro, ma con una curiosa smorfia che sembrava sottintendere “Mi raccomando...”. Cosa lo aspetterà ? Forse qualcuno ha provato anche l’impulso di dirgli: “Ma dai, lascia perdere!”. A trentotto anni un uomo non è certo vecchio, ma quando sceglie di misurarsi ancora in uno sport difficile come il motociclismo e al Tourist Trophy, la più pericolosa pista del mondo, dopo che il suo ritiro dalle corse è avvenuto undici anni prima, pensieri del genere non sono campati in aria. Per il ritorno del grande Mike, decine di migliaia di spettatori hanno invaso l’Isola di Man, che forse non è mai stata così piena. Era chiaro a tutti che non si trattava del patetico recital di un ex divo famoso che fa un paio di numeri di “mestiere”, senza affaticare le coronarie, ma l’autentica sfida del vecchio guerriero ad una nuova generazione di piloti, con il cronometro come unico giudice. Vederlo arrivare a manetta nel tremendo discesone di Bray Hill era una cosa sbalorditiva, mentre tutti gli altri si imbarcavano con la moto impazzita e la forcella a “pacco”, nella fossa dove la discesa riprende bruscamente a salire, la sua Ducati, condotta lungo traiettorie perfette, aveva solo un nervoso sussulto per poi sparire, tra i salti a vuoto della ruota posteriore sulle ondulazioni del terreno, verso il Quarter Bridge.
Anche nel tratto di montagna era uno spettacolo vederlo, per la sicurezza, la fluidità, l’incomparabile disegno che le sue ruote tracciavano idealmente sul micidiale percorso. Una guida così pulita e composta, tanto diversa dai numeri che i suoi più diretti avversari improvvisavano con la bava alla bocca per tenergli dietro. Mike è piuttosto invecchiato da quando, negli anni sessanta, era alfiere della MV Augusta con Agostini, poi uomo di punta della Honda, familiarissimo al pubblico italiano che lo poteva vedere, tremendamente da vicino, sui tanto critici (ma che ora si ripensano con nostalgia) circuiti cittadini della Romagna. Ampiamente stempiato, dignitosamente claudicante per un grosso incidente d’auto, ha conservato però il fisico nerboruto e asciutto, uno sguardo d’acciaio appena addolcito da un ottimo carattere e dai modi di fare garbati. Gli rivolgo la domanda più banale: Mike, come mai ti è ritornata la voglia di correre dopo tanto tempo?. “ Non è stata proprio una voglia” risponde “Ho cominciato con qualche corsa in Nuova Zelanda, dove mi ero stabilito, tanto per accontentare gli amici organizzatori, poi hanno incominciato a non lasciarmi più in pace sino al TT del 78.” Perché proprio una gara pericolosa come questa? “Perché è un percorso che conosco bene e per le sue caratteristiche richiede ancora una guida stradale, non “specializzata” come quella da circuito con le moto e le gomme attuali”. Farai altre gare in seguito? “Correrò a Donington perché oramai mi sono impegnato, non intendo andare avanti. Ho fatto il TT perché l’ho desiderato, ma non mi rimetterei a girare mezzo mondo per inseguire un campionato”. Possibile che non ti piacerebbe correre ad esempio con la nuova Honda? “Mi piacerebbe forse anche, ma quello che non mi sento di fare è avere un impegno che mi imponga di essere sballottato qua e là, correre quando hai voglia e quando non ne hai voglia” Beh, lascia almeno uno spiraglio agli sportivi italiani che ti hanno sempre voluto bene. Se per ipotesi ti venisse una adeguata offerta, accetteresti magari di fare una “apparizione” in Italia? “Non farmi dire cose che poi vengono riprese e di volta in volta modificate fino a diventare una mia affermazione. Certo potrebbe anche piacermi fare una corsa in Italia, ma un tipo di corsa adatta, non una prova mondiale o simili dove mi sentirei scaraventato a freddo a vedermela con uomini super allenati, in un confronto troppo breve che se soltanto perdi qualche decimo in partenza sei finito” Va bene Mike, allora se non corri più, lasciami i tuoi guanti per la mia collezione. “Roberto, è l’unico paio che ho. Poi magari mi servono ancora...”
Roberto Patrignani

Ultima modifica di ilmaglio; 16-09-2008 a 14:40
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