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Originariamente inviata da teodoro gabrieli
Talvolta si sente il bisogno di un “ritiro spirituale”. Però rimanere completamente soli con se stessi, nel silenzio, nel più assoluto isolamento, è una disciplina che pochi hanno la forza morale di affrontare e sopportare. E’ sicuramente più digeribile un ritiro dinamico, senza spezzare il legame con la vita d’azione, le persone, le necessità della vita quotidiana. Vagando in motocicletta senza problemi, si ottiene il miracoloso risultato di estraniarsi dalla maggior parte delle cose che ci affliggono, senza subire quel cumulo di apprensioni che il vero isolamento porta con sè, poichè sappiamo che, per interrompere il nostro “digiuno nel deserto”, basterà chiudere il gas e mettere i piedi a terra. La libertà è li che ci attende ad un filo di gas. E libertà vuol dire un grosso serbatoio per fermarsi poche volte e rifornirlo, vuol dire anche mangiare al sacco o sostare in una quieta osteria lungo la strada, vuol dire sdraiarsi in un prato all’ombra quando si è stanchi, o esplorare territori mai visti senza curarsi di dove si andrà a finire.
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Grazie Teodoro.

Due domeniche fa, sul Muraglione, tutto quanto sopra valeva per il sottoscritto.
I libri di Patrignani sono anche nella mia libreria e proprio due giorni fa, guardando la costa di "Ti porterò a Bray Hill" mi dicevo che il prossimo libro che avrei letto sarebbe stato proprio quello.
Nei suoi scritti, in particolare quello che hai riportato, sta tutto lo spirito del vero motociclista, non importa con quale mezzo o marca, la voglia di conoscere, di scambiare impressioni, sensazioni, di una pacca sulla spalla, di un'accelerazione bruciante, degli odori che ti entrano dentro al casco, specie di questa stagione.