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Vecchio 20-01-2008, 12:28   #6
indianlopa
Il TRANS africano
 
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La Siria e la Giordania furono senza storia già le conoscevo e non persi tempo, cercavo di avvicinarmi più velocemente possibile alla mia mèta entrare in Africa. Naturalmente vi furono qualche complicazione dovute alle valute mi ritrovai praticamente senza benzina nel caos più totale di Hamman, tipico delle città mediorientali, la tecnologia del bancomat mi corse in aiuto, prelevai in valuta locale, mangiai un ottimo durum e mi avviai verso Petra, il tempo era uggioso, non era bello, a tratti la strada era umida e non c’è niente di meglio che guidare sull’asfalto reso viscido dalle perdite di olio e carburante, per fortuna la benzina costava pochissimo, lungo il grande raccordo verso sud che circonda Hamman sembrava di essere in una qualsiasi delle nostre tangenziali, a riportarmi alla realtà ci pensarono un centinaio di chilometri di purissimo fango molle, semplicemente la strada era ancora in costruzione e naturalmente tutto ciò non influiva sulla circolazione sulla futura sede stradale, solerti operai incuranti del traffico passavano avanti e indietro con autobotti a bagnare lo sterro, onde non alzare polvere , in compenso creando buoni venti centimetri di fango rosso viscido. Sembrava che tutto di me, dalla moto ai vestiti al naso avesse la varicella, quando finì ero Diabolik versione irlandese !
Ridetti una ripulita ad una stazione di servizio dove camionisti compativano evidentemente un povero europeo. Secondo loro gli europei che viaggiano in moto o peggio in bicicletta dovevano essere tra i più sfigati del mondo.

Da quando ero partito non avevo incontrato neanche un motociclista. In compenso devo dare atto agli amici ciclisti che essi sono fra i più avventurosi e stoici viaggiatori che conosca, mi fermo sempre quando ci si incontra, ed anche allora si erano rivelate soste gradevoli per entrambe le parti. Generalmente hanno sempre bisogno di qualcosa, se già io limito il peso all’essenziale, penso che i ciclisti abbiano dietro esclusivamente l’irrinunciabile. Ogni grammo del loro bagaglio è spinto da loro stessi.

A dire il vero ci fu anche un incontro tra i più assurdi che si possa fare: una simpatica signora sui sessanta anni che a piedi trainando un carrettino tecnologicamente avanzato se ne andava bel bella verso Città del Capo…. da Colonia. Mi era capitato altre volte di trovare questi pazzi ma generalmente sono atletici runners, non pacifiche casalinghe che si sparano ventimila chilometri di puro disagio come se andassero a fare la spesa. E dire che di incontri “particolari” ne avevo già avuti come quando in pieno Tenerè vidi un puntino che si muoveva lentissimamente era quel giapponese che traversava il Sahara e poi l’Africa in bici, non ricordo se gli lasciai dell’acqua, alla mia domanda se avesse bisogno di qualcosa rispose “no problem arigatò” ha anche scritto un libro, da qualche parte devo averlo o quando incontrai Villa, un italiano che ha fatto il giro del mondo in bicicletta, senza contare il mio vecchio caro Ottorino, compagno di banco per cinque lunghi anni di liceo che sempre in bici aveva attraversato l’Africa per poi passare all’Arabia e fermarsi due anni in India, si ma non in quella civile…. Alle Andamane dove ancora ci sono isole inesplorate che se vi avvicinate gli abitanti vi accolgono con una grandinata di frecce, non proprio amichevoli. Non vogliono contatti.

Mi hanno sempre incuriosito i ciclisti viaggiatori e tutte le volte cerco di immaginarmi le sofferenze e i pensieri che muovono certi eroi.

Perché di eroi per me si tratta, in moto non fai una gran fatica diciamocelo.
E di motociclisti per ora neanche l’ombra.

Arrivai a Petra e come promesso a Med mi feci stoicamente sotto un sole cocente il tour delle rovine e devo dirgli grazie, avevo visto vari insediamenti rupestri in Turchia, in India ed anche in Grecia, ma l’organizzazione dei Nabatei mi lasciò esterrefatto. Canalizzazioni, illuminazione, ventilazione tutto era studiato perfettamente, compatibilmente con le disponibilità dell’epoca, non solo dopo aver reso un posto inospitale perfettamente abitabile ne avevano esaltato la bellezza con un architettura a dir poco meravigliosa.












A dispetto dei trenta anni della mia guida, i miei cinquanta fecero la loro porca figura: a metà giro abbandonò, non ce la faceva più, non faceva altro che propormi un calesse . Io stoico sudavo ma non mollavo, finii il giro da solo. Trovai anche un motociclista finalmente….peccato che fosse sceso da un pulmann di americani e che le sue numerose moto, quasi tutte harley, bmw e ktm fossero nel garage di casa, ne aveva una trentina !!

Ripartii verso Aqaba, la mitica Aqaba di Lawrence, avevo frapposto fra casa e la mèta due nazioni in una giornata, e dopo Aqaba iniziava la mia Africa.

Venendo da deserto roccioso quando vidi la città e il suo mare azzurro all’imbrunire urlai Aqabaaaaa con tutto il fiato che avevo, mi sembrava il degno omaggio a Lawrence d’Arabia, con i suoi scritti aveva influito e non poco nella mia formazione. Me lo vedevo alla guida dei suoi beduini sporco ed urlante sopra alla sua cammella bianca quando prese Aqaba, la moto era bianca, urlavo e mi persi nell’immedesimazione.
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Ultima modifica di indianlopa; 20-01-2008 a 19:42
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