28-02-2007, 12:40
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http://www.motoitaliane.it/bicilindrica/dayo.html
L’Ingegner Todero, cui fu affidato l’oneroso compito della progettazione del nuovo propulsore, sviluppò dapprima un prototipo a doppio albero in testa: la soluzione più conveniente e immediata, che tuttavia mal si conciliava con i già notevoli ingombri trasversali del bicilindrico, il quale, in questo modo, cresceva in altezza elevando il baricentro dell’insieme.
Per lasciare invariate le dimensioni complessive del gruppo propulsore, si ricorse allora a un sistema misto, complicato ma decisamente ingegnoso. I bilancieri e le aste dei vecchi motori rimasero, quasi a voler sottolineare la continuità col passato, ma ridotti ai minimi termini: i primi vennero chiaramente ridisegnati per azionare due valvole in più, mentre le aste divennero, nella sostanza, delle corte punterie.
Infatti, gli assi a camme diventarono uno per ogni cilindro, posizionati “quasi” in testa, ovvero lateralmente alle valvole dentro la V dei cilindri, consentendo così di contenere l’altezza degli stessi. Tali alberi erano azionati da cinghie dentate secondo uno schema simile a quello definito da Taglioni per i motori Ducati, ovviamente però posizionate sul lato anteriore e alloggiate in due carter che rendevano immediatamente riconoscibile il propulsore rispetto a ogni creazione precedente.
metà e metà..  max...
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