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Vecchio 18-02-2026, 10:44   #31
Massimo
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GIORNO 08 – 30 APRILE 2025
Ksar Hallouf - El Jem (315 km in moto)




Ci svegliamo con una voglia di giubbini, che non avete idea. Ma prima, direi, una bella colazione all’ombra del palmento che circonda la nostra casa troglos.



La giornata è davvero splendida. La temperatura è perfetta e il cielo limpido. Ci sentiamo dei privilegiati ad aver dormito in questo singolare luogo.







Come promesso al nostro amico berbero ieri sera, ci dirigiamo a Ksar Hallouf che dista appena mezzo chilometro.

Si tratta di un antico villaggio fortificato risalente al XII secolo, con i granai tipici di quest’area berbera. L’ultimo restauro risale al 2006 e ora funge da attrazione turistica, connessa al fatto che, pure questo ksar, è stato una delle location della saga di Satr Wars… e dai disegni sui muri, il richiamo è più che evidente.

Entriamo nello ksar direttamente in moto. Non c’è nessuno. Sembra davvero abbandonato e per questo forse più autentico. Il luogo è davvero suggestivo, ma soprattutto è scarsamente visitato dai turisti, che si concentrano sugli ksar a sud di Tataouine, indubbiamente più inflazionati.





Guarda caso, abbiamo con noi un rotolo da 50 metri di pellicola di alluminio. Ce lo siamo portati direttamente da casa… con l’intento ovviamente di usarlo. Quale posto più adatto di questo?

Parte così un reportage fotografico dagli aspetti inquietanti, soprattutto per l’estratto a sorte tra di noi che dovrà restare dentro l’avvolgimento metallico, sudando a bestia, per tutto il tempo che serve agli altri due nel ruolo di fotografi.

A parte il caldo, è l’aria quella che manca, per cui dobbiamo praticare dei fori per consentirgli di respirare. Lo scafandro richiede poi movimenti lenti e calibrati. Diciamo che non è proprio agevole, però è indubbiamente anticonvenzionale…













Aziz, il giubbinaio, se ne sta in disparte. Non capisce. Non parla. Ci sembra smarrito, quasi sgomento. Poi prende coraggio e si avvicina per mettere a fuoco questi tre deficienti.





Quindi, rotto il ghiaccio, o meglio lo scafandro, ci invita a visitare la sua bottega. Ci fa vedere il telaio con cui assembla i suoi giubbini berberi. Sono tutti diversi. Non ce n’è uno uguale all’altro. E non solo per i colori, ma anche per le taglie. E questo ci conferma che li fa proprio lui e che li fa a mano.

Per farla breve dobbiamo provarli tutti, ma alla fine becchiamo quelli che ci calzano a pennello. Sono proprio belli e poi sono in lana di dromedario… di nicchia diciamo.





Ma ora viene il bello. La trattativa sul prezzo. Offerte e controfferte si susseguono a ritmo incessante, in un combattimento senza tregua: lui disegna sulla sabbia il prezzo che vuole (o meglio vorrebbe). Io lo cancello e scrivo quello che invece vorrei io. Alla fine ci troviamo, con reciproca soddisfazione, per 30 euro l’uno. Un affare! Sono davvero stupendi e soprattutto non sono sicuramente made in china.

Aziz è felice come una pasqua. Praticamente ha fatto giornata. Per oggi può anche chiudere bottega. E forse la chiuderà, dato che da queste parti non passa praticamente nessuno.



Partiamo alla volta di Matmata. I primi 20 km sono piuttosto insignificanti fino al villaggio di Ouled Mhalhal. Qui ci innestiamo sulla RN20, che invece, è di una bellezza fuori misura.

Avevamo letto le impressioni del grande Buz su questa strada e del fatto che l’aveva trovata stupenda, addirittura consigliandola come una delle strade più belle di tutta la Tunisia. Aveva ragione, stra ragione.

Il nastro di asfalto si snoda come un filo intricato tra le montagne rocciose di quest’area. Asseconda vallate, villaggi, crinali e vette. Serpeggia, appagante e affascinante, come una sinusoide magistralmente tracciata. Il traffico è praticamente inesistente. E il manto stradale perfetto. Si potrebbe anche correre come i dannati, ma noi preferiamo prendercela comoda per non perderci nulla. Di qua, bisogna per forza passarci.











Incontriamo praticamente solo due auto. Una distrutta e l’altra, da museo ma ancora marciante, che sta perdendo pezzi. Il parco auto in effetti non è dei migliori.









Nel mezzo di questa goduria, sorge appollaiato sul fianco di una montagna il villaggio di Toujane. Non so se i suoi abitanti siano fortunati, però questa strada se la devono sciroppare per forza perché è l’unica che passa di qui. Se non sono fortunati, motociclisticamente parlando sono sicuramente dei privilegiati.







Oltre Toujane la strada guadagna in altitudine e bellezza. I panorami si sprecano, così come le curve. Siamo decisamente di buon umore.



























Spero di aver reso l’idea di questa meraviglia altamente raccomandata: 30 km di grande soddisfazione, assolutamente da fare.

L’arrivo a Matmata casca a fagiolo con la fame. Il ristorante lo troviamo subito, prima di entrare in paese, non per merito dell’insegna, ma a causa di un piccolo dromedario che se ne sta seduto proprio davanti, ai margini della strada. Questa volta niente macellerie, per fortuna sua.



E’ l’ora di pranzo anche per lui. Forse beve ancora latte. In effetti è così, dopo tutto è ancora un cucciolo. Arriva il cammelliere e mi rendo conto che questi animali, non bevono: sono degli aspirapolvere.

Il biberon di latte si svuota in pochi secondi, letteralmente evaporato.



Ha ancora fame porello. E qui mi rendo ulteriormente conto che queste bestie ingurgitano qualsiasi cosa, anche non commestibile. Dopo il latte, per digerire, gradisce la coca cola. E infatti si è fatto un cicchetto pure di quella.



Voglio essere sicuro perché non ci credo: mi confermano che è proprio coca cola. Dalla velocità di aspirazione gli piace più del latte. Non so che dire, se non che i dromedari sono sicuramente onnivori. Ora ne ho la certezza.

A panza piena, bello soddisfatto, il giamburrasca si presta infine ad una foto ricordo. Quindi torna a stravaccarsi nella sua postazione.



Possiamo finalmente dedicarci alle costolette d’agnello, di cui sentiamo ancora l’inebriante profumo. Ragazzi, da queste parti, sono di una bontà senza confronti.



Entriamo a Matmata, villaggio di origine berbera, caratterizzato da una singolare architettura vernacolare.

Le abitazioni, sparse un po’ ovunque, sono scavate nel terreno, all'interno delle colline e sono formate da un cortile a cielo aperto, simile ad un cratere profondo anche una decina di metri, al quale si accede attraverso una galleria sul fianco della collina.

Attorno al cortile a cielo aperto, che ha anche la funzione di raccogliere la rara acqua piovana, si dislocano i vari ambienti delle abitazioni, scavati come degli angusti cunicoli sui fianchi del cratere.

Questo tipo di architettura troglodita ha la funzione di mantenere temperata l'abitazione durante il periodo estivo.

Queste strutture abitative sono parecchie. Alcune sono state trasformate in hotel, altre sono in parte ancora usate, altre ancora sono aperte ai turisti. Scegliamo di visitarne una: Dar Taoufik, che si trova appena ad ovest del centro abitato lungo la strada che da Matmata porta a Douz. Forse è la più rappresentativa.







All’interno, alcune donne, vestite negli abiti tradizionali, accolgono i turisti e offrono loro souvenirs e bevande.









Si può entrare liberamente nei vari locali che compongono le abitazioni. L’esplorazione è a disposizione dell’estro di ognuno. In effetti all’interno la temperatura è bella fresca. Ingegnosi questi berberi.





Anche Matmata è stata una delle location di Guerre Stellari. E quindi il turismo è presente ed evidente. Un toccasana per gli abitanti di questi luoghi.



Bene. Le visite di oggi sono terminate. Non ci resta che fare rotta a El Jem, la nostra ultima notte in terra tunisina.

Da Matmata, puntiamo per 35 km in direzione nord est lungo una strada priva di particolare interesse. Quindi imbocchiamo l’autostrada per ulteriori 200 chilometri abbondanti che ci porterà direttamente a destinazione.







Scegliamo l’Hotel Julius, che dispone di parcheggio per le moto e si trova a poche centinaia di metri dal famoso anfiteatro. Molti gruppi si fermano qui per la posizione strategica.

Ci sistemiamo e usciamo per fare una sommaria ricognizione. L’anfiteatro, che ora è chiuso, cattura indubbiamente l’attenzione, anche perché è piazzato nel centro geografico della cittadina.





Accidenti è davvero bello! Poi girovaghiamo ad cazzum per le strade, che sono movimentate e frequentate fino a tarda notte. Abbiamo proprio voglia di una pizza tunisina… che sarà (dato il risultato) anche l’ultima.











Siamo ormai arrivati agli sgoccioli di questa vacanza. Le parti più belle le abbiamo viste, le parti più difficili le abbiamo sfangate, le strade più scenografiche le abbiamo percorse. Quindi ci affondiamo nei nostri confortevoli letti senza pensare alla lunghissima giornata che ci attenderà domani.

Inshallah.
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
YAMAHA XT600E
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