6 gradi… qui siamo ancora nell’inverno australe, ma il sole promette calore e il fuoristrada non è lontano. Ci penserà quello a scaldare le ossa.
Lungo la strada una marea di persone a piedi che si dirigono verso la città, ok ci può stare che facciano qualche km. per andare al lavoro, però quando li vedi dopo 10\15 km. da quando sei partito cominci a fare il conto del tempo che gli ci vorrà per arrivarci.
Finalmente l’inizio dello Swartberg pass e dello splendido panorama sul Piccolo Karoo che si può godere dagli ultimi tornanti. La temperatura è scesa ulteriormente e tira vento.
Svalico, scendo i ripidi tornanti del lato nord e subito la deviazione per Die Hel (L’inferno).
Andiamo a fare un po’ di enduro Fotty!
La valle è stata abitata fino agli anni ’60 da agricoltori con una comunità che raggiunse al suo apice i 160 abitanti.
DIE HEL
Trovo 7/8 fuoristrada che la stanno percorrendo a passo lento e per evitare la loro polvere li passo uno ad uno segnalando prima la mia presenza. Il primo della fila porta sulle fiancate delle scritte che mi ricordano qualcosa.
Una volta giunto al ristorante che si trova quasi alla fine del percorso proseguo oltre fino al lungo guado nel fiume… piedi a mollo per 30 metri che le pietre son ricoperte di melma, altri 3 km. e un albero caduto sulla pista mi impedisce di arrivare fino al punto estremo della valle. Rifaccio il guado per essere sicuro che l’acqua entri per bene in entrambi gli scarponcini e questa volta sosta che è quasi ora di pranzo. La titolare del ristorante mi dice di non potermi dare da mangiare perché sta aspettando la comitiva… patteggiamo per un sandwinch ed una Windhoek fresca. Nell’attesa sono arrivati un paio di Hilux con 2 coppie… 2 chiacchiere… uno dei conducenti era motociclista e ovviamente si parla di moto… aveva un 990… “A dangerous bike!” Mi dice ridendo… Non posso che concordare avendola provata più volte per l’adrenalina che trasmette e l’incontenibile necessità di volerle dare ancora del gas. Mi passa 2 dritte sull’Angola e mi augura un “Drive safe”.
Questo è quello che resta della prima auto portata a braccia nel '56:
Quando riparto dopo un paio di km. ritrovo la comitiva di 4x4… il conducente del bellissimo Toy 80 beige che apre la fila, scende il finestrino per salutarmi. Indicandogli la scritta sul fianco “Mountain Passes” gli urlo dal casco: “I know this… I study it in Italy for my trip in SouthAfrica”. Faccia rubiconda e paciosa, capelli e barba grigia tira fuori un sorriso orgoglioso: “It’s my baby!”
“Great work” gli rispondo e butto la prima mentre anche lui mi augura un “Drive safe.”
Quest’uomo ha mappato la bellezza di 936 passi in tutto il SA, riportando altimetrie, inzio\fine, pendenze, tipo di fondo, video, foto… Gli ci saranno voluti anni considerando le distanze sudafricane.
Mountain Passes
Torno questa volta con pista completamente sgombra fino al bivio… 3 e 4° piena e risate sotto il casco… mi servirebbe un pennarello per correggere la scritta per i motociclisti… 3 ore tra andata e ritorno.
Una delle tante specie di "antilopi sudafricane", non ho ancora scoperto il nome.
Prima di Prince Albert prendo la direzione est fino a Klaarstorm, da lì la N12 che scende a De Rust è un asfalto stupendo incastonato tra le gole. I numerosi guadi che si incontrano sono segnalati benissimo… in caso di pioggia se non vedi i pilastrini da 30 cm. ai lati della carreggiata è meglio aspettare che la piena passi se non vuoi rimanerci dentro.
Per evitare di consumare troppo i tasselli ho tracciato tutto un raccordo di gravel fino a George. La recinzione dell’alloggio quasi in centro la dice lunga su come il ceto medio cerchi di difendersi alla criminalità dilagante… io invece lotto da subito con i numerosi cuscini e l’asciugamano\cigno sull’angolo del letto. Gli tiro il collo prima di infilarmi nella doccia.