I sauditi sono abbastanza “quadrati” sulla gestione delle località turistiche e per il più grande sito archeologico che hanno non lesinano certo nell’organizzazione: dopo la prenotazione di ieri da fare fornendo mail e numero di passaporto, occorre presentarsi almeno un paio d’ore prima alla stazione dei visitatori nel centro di Al Ula, venir caricati su autobus che percorrono i pochi km. che vanno fino all’entrata di Hegra e poi attendere che inizi il tour sempre su autobus o Defender. Ad ogni “punto interessante” si scende, se vuole si segue la guida o si gironzola liberamente e poi si riprende il mezzo per la fermata successiva.
La città dei “Trabatei”, come li abbiamo chiamati a Petra, sorgeva alcuni km. più a nord sulle rive di un lago ora prosciugato e i monumenti altro non sono che le tombe dei commercianti più ricchi, della borghesia media o del popolino che si doveva accontentare di tumulazioni collettive.
La più grande di tutte, rimasta incompiuta, rende l’idea del lavoro di demolizione e scavo necessario: partivano dall’alto e dopo aver demolito circa 2 metri di roccia abbassavano i ponteggi e passavano al piano inferiore. Lo scavo della porta e della camera mortuaria era l’ultima fase.
Oltre all’abilità edile, gli ingegneri dei Nabatei erano anche ottimi idraulici e depositari delle conoscenze sulla presenza delle falde e sulla conservazione delle acque in grotte in mezzo al deserto. Tali presupposti gli permisero di diventare poi commercianti sulle vie che dallo Yemen e Oman risalivano fino a Petra e al Mediterraneo.
Solo loro avevano una mappatura delle piste e dei pozzi presenti sul lato occidentale della penisola e se attaccati sapevano dove nascondersi e resistere contando sulla disponibilità di acqua.
In un paio d’ore si vede tutto, per cui prima di mezzogiorno riprendiamo i nostri mezzi e puntiamo verso ovest. Ci aspetta una pista lungo il Mar Rosso, l’unica che sono riuscito a trovare dalla Giordania fino a Jeddah.
Primo pomeriggio abbandoniamo l’asfalto e inizia la toule di una trentina di km. che ci porta sulla spiaggia.
Non resta che trovare un posto carino dove montare il campo e goderci il tramonto sul mare, così anziché tenere la pista principale seguo quella che costeggia la riva.
Davanti a me il fondo cambia colore, sembra una secca che si riempie con l’alta marea, qualche cespuglietto simil mangrovia e quindi spengo il motore per valutare con gli altri.
Egidio arriva di gran lena e si butta deciso con un bel “Provo”.
10 mt e la macchina si ferma.
Non si sta in piedi da tanto la sabbia è scivolosa e le 4 ruote motrici pattinano. Per fortuna Franco è rimasto fermo per cui attacchiamo una cinghia e lo tiriamo fuori con il verricello.
Rimettono a posto tutto ed arriva la seconda trovata del pomeriggio: anziché continuare in retro fino alla parte secca, Egidio sterza tutto a sinistra e procede avanti piantandosi dopo altri 10 mt.
Per la terza trovata occorre attendere solo una decina di minuti… “Ti tiro io con il verricello…” peccato che la manovra anziché liberarne una ne affondi un’altra a poco meno di 2 metri.
S’era detto che difficilmente avrei potuto tirare fuori dal deserto un’auto in caso di panne… due addirittura… supera di gran lunga tutta la mia fantasia e la premonizione che avevo avuto.
Oddio, si potrebbe sempre scavare una buca a distanza di verricello, buttarci dentro la Fotty da usare come peso, seppellirla e vedere se un’auto con un’ancora simile ce la fa ad uscire.
“Non è meglio se vado a cercare soccorso? Appena giunti sulla spiaggia ho visto un’antenna… ci sarà un generatore… ci sarà qualcuno che gli sta dietro…”
Metto il punto e torno sulle mie tracce, poi cerco la pista che va all’antenna e in effetti trovo 2 militari che armeggiano su un vecchio diesel arrugginito che non vuole partire. Mi portano in caserma e non serve nemmeno l’inglese per fargli capire. Gli mostro le foto e si mettono a ridere.
L’ufficiale fa chiamare uno dei soldati dal locale relax strutturato come una tenda beduina:
- Ohi… Hamid… prendi su un 70, portati 2 cinghie e vai a dare una mano a questi babbei…
- Ma dai capo… sono appena rientrato dal giro… non vedo l’ora di togliermi gli scarponcini e farmi un tè caldo…
- Dai dai… il tè lo bevi dopo… e attento a non fare notte che è quasi ora della preghiera…
- Mumble mumble …che due palle, sempre a me…non ci può mandare Aziz che non fa mai un casso?
- No vai tu! E quando hai finito riportali qui tutti… che li voglio registrare. Ma che cosa ci fanno qui?
Risalgo in moto e faccio da guida fino al punto. Il militare lascia il 70 abbondantemente distante dalla zona fangosa e prova a fare da ancora, ma è troppo leggero e il verricello di Egidio lo trascina a sé.
Allora prova per 3-4 volte a partire in retro marcia dando strapponi… Il V6 4200 benzina ha cavalli a sufficienza solo che cominciano a saltare strap e corda… niente da fare.
Cambiamo strategia… si attacca al posteriore dell’auto di Franco e a forza di dare strattoni la tira fuori.
Poi attacchiamo entrambe le auto libere in una linea unica a quella di Egidio che ormai ha il telaio poggiato e a forza di partenze riusciamo a liberarlo.
Nel frattempo si è fatto buio pesto… seguiamo il pick up fino alla caserma, dove l’ufficiale in comando registra tutti i nostri documenti.
Gli chiedo se possiamo accamparci sul piazzale dei mezzi o meglio ancora sulla spiaggia, ma mi risponde che è assolutamente vietato e occorre tornare indietro almeno un miglio dalla spiaggia per montare le tende.
Dopo aver ringraziato tutti ed esserci fumati un paio di sigarette insieme riprendiamo la toule per circa 2 km. Più tardi dopo cena mentre beviamo un tè davanti al fuoco, arriva da terra uno dei loro mezzi… scende un giovane ufficiale che probabilmente si è fatto accompagnare in città e dopo essersi presentato ci chiede se ci siamo registrati. Alla nostra conferma, ci augura la buona notte e riprende la pista per la caserma. Ho idea che fosse il Capo di tutta la baracca.