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Vecchio 19-10-2023, 18:01   #18
Massimo
Il GPS umano
 
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COME ARRIVARE

Chi ha intenzione di girare da queste parti ha tre possibilità:

a) può ovviamente arrivarci via terra dall’Italia, ma il viaggio è lungo e laborioso e, se il tempo è poco, l’opzione è da scartare. La strada più corta prevede l’attraversamento in sequenza di Austria, Cechia, Polonia, Bielorussia e Russia; il tutto per la bellezza di 8.800 km.

b) può spedire la propria moto via terra a Ulan Bator. I polacchi di ADVfactory quest’anno non spedivano in Mongolia, per cui occorre trovare un altro vettore affidabile, cosa non semplice.

c) può noleggiare una moto in loco e raggiungere la capitale in aereo, con costi inferiori, ma con maggiori incertezze sull’affidabilità del mezzo meccanico. A nostro avviso questa è la soluzione decisamente migliore, sia per quanto riguarda i tempi che i costi. Inoltre consente di utilizzare il mezzo più idoneo allo scopo, anche se il meno performante. Sull’argomento dirò in dettaglio più avanti.

VOLI

A parte l’ipotesi a), vi servirà un aereo per raggiungere il punto di partenza, che è necessariamente la capitale del paese.

Allo stato attuale i voli via Russia tramite la compagnia Aeroflot Russian Airlines, che sono i più brevi, non risultano praticabili. Per cui l’unica soluzione alternativa è volare via Turchia con l’eccellente Turkish Airlines, che gestisce entrambe le tratte, la prima fino a Istanbul e la seconda fino a Ulan Bator (quest’ultima tratta è gestita di concerto con la compagnia di bandiera mongola, MIAT Mongolian Airlines, per cui potete volare anche su un aeromobile di quest’ultima, ma il tutto è gestito dai turchi).

Il vantaggio di volare con un'unica compagnia semplifica check-in e trasporto bagagli, pertanto non ha senso, a mio avviso, utilizzare compagnie diverse per risparmiare pochi spiccioli.

Prenotando con almeno 4-5 mesi di anticipo abbiamo speso 1.375 euro a testa, andata e ritorno, con franchigia bagaglio di 30 kg in stiva (che vi serviranno tutti).

La prima tratta dura circa due ore, la seconda quasi nove. Le attese all’aeroporto di Istanbul sono di 4-5 ore, ma è meglio così perché, in caso di ritardi, si evita di perdere la coincidenza. E poi anche perché allo scalo di Istanbul certo non ci si annoia.

Mettente in conto che da casa (in Italia) all’hotel (a Ulan Bator) abbiamo impiegato 26 ore tra una cosa e l’altra.

DOCUMENTI E VISTI

Per il transito aeroportuale in Turchia basta la carta d’identità. Per entrare in Mongolia serve il passaporto con validità residua di almeno sei mesi. Non è al momento richiesto il visto, ma verificate in anticipo semmai dovessero cambiare le regole.

Per guidare in teoria servirebbe la patente internazionale (convenzione di Vienna del 1968) che dura tre anni e si richiede alla Motorizzazione. Portate anche la patente nazionale. Il noleggiatore ci aveva detto che la patente non serve e che nessuno ce l’avrebbe mai chiesta, ma non è stato così. In ogni caso, al bisogno, esibite solo quella internazionale… anche se la polizia non sa che cosa sia e probabilmente non l’ha mai vista.

Abbiamo incontrato ragazzi olandesi in moto che non avevano la patente… nel senso che non ce l’avevano proprio, nemmeno in Olanda. Tenete conto che a Ulan Bator circolano rarissime moto europee o giapponesi senza targa e quindi immagino anche senza carta di circolazione, che però esiste e a noi l’hanno data. L’assicurazione, come accennato, invece non esiste proprio per i motoveicoli.

Noi abbiamo fatto una polizza specifica contro gli infortuni di viaggio, che non serve per farvi venire a prendere da un carro attrezzi, ma che è in grado di organizzare cure e rientro aereo in caso di emergenze gravi. Le polizze sono tutte inadeguate al contesto mongolo, anche se in teoria coprono tutto il mondo: la meno peggio è quella proposta da Columbus Assicurazioni, facilmente acquistabile on line.

Consiglio vivamente una SIM mongola: ne abbiamo fatta una per pochi spiccioli con 15 Giga di traffico incluso. Si è rivelata molto utile perché nei campi tendati, quasi sempre, c’è copertura, anche nel deserto.

POLIZIA E CONTROLLI

La polizia si incontra raramente. Noi siamo stati fermati due volte, la prima perché stavamo girando di notte senza casco né documenti, la seconda per un normale controllo di routine. In entrambe le occasioni senza conseguenze.

La polizia gira su grandi SUV neri, oppure la si trova generalmente ai caselli dove talvolta si paga il pedaggio, che sono spesso collocati a fianco di una stazione di controllo.

Diciamo che abbiamo sempre incontrato agenti pacifici e disponibili alla comprensione. Da quel che abbiamo visto la polizia non è armata. Al posto della paletta utilizza una specie di spada laser corta con led colorati.

Direi che la rara polizia non è assolutamente un problema.

I controlli di sicurezza all’aeroporto sono veloci e avvengono in via automatica tramite scansione del passaporto.

CARBURANTE

Per le Shineray è consigliata benzina a 92 ottani disponibile ovunque, salvo nei rari casi di distributori trovati temporaneamente esauriti. Il serbatoio tiene 14 litri e ci hanno detto che si fanno 300 km. In realtà noi abbiamo verificato consumi medi di 40 km con un litro (e anche più). Per cui ci sentiamo di dire che l’autonomia è di 400 km.

Non si incontrano difficoltà di rifornimento, ma i distributori, salvo rarissime eccezioni, sono concentrati in prossimità dei radi centri abitati. Sui file GPX e KML allegati sono segnati con precisione i distributori da cui ci siamo riforniti. Un paio sono strategici, nel senso che lì dovete rifornirvi per forza per evitare il rischio di restare a secco (nel caso, ad esempio, in cui dobbiate tornare indietro a cercare aiuto).

Non ricordo quanto costa la benzina, ma sicuramente meno di un euro al litro.

VITTO E ALLOGGIO

Fatta eccezione per Ulan Bator, le cittadine e i paesi più grandi (dove esistono alberghi sgangherati con bagno in camera a cifre ridicole), le sistemazioni sono in campi tendati. Una specie di campeggi con ristorante e bagni comuni, dove le tende (che qui si chiamano gher o yurte) sono già belle che montate. In genere ospitano due persone in letti più o meno comodi: non si dorme quindi per terra. Sono dotate di piumini (la notte fa freschino anche nel Gobi) e talvolta di asciugamani e ciabatte. Nelle località più alte di quota c’è una stufa centrale di ghisa che si può caricare a legna (fortunatamente non a sterco di vacca).





I ristoranti dei campi offrono cena e colazione a menù fisso non modificabile. La cucina è quella che è e bisogna un po’ accontentarsi. I bagni e le docce (almeno per la nostra esperienza), in termini di pulizia, vanno dal più che sufficiente all’eccellente. In alcuni campi pulivano addirittura ogni mezz’ora. Il disagio semmai è caratterizzato dalla temperatura e dalla pressione dell’acqua, che in effetti, può variare di molto. Ma alla fine della giornata, buttarci su un letto a pancia piena è tutto quello di cui abbiamo bisogno, anche se la doccia magari è appena tiepida.

Riguardo ai prezzi degli hotel, a Ulan Bator si trova di tutto e per tutte le tasche (consiglio strutture nuove o seminuove e in stile occidentale, dato che con le stelle ci vanno di manica larga). Nelle cittadine lungo il percorso abbiamo sempre dormito in alberghi a mille mila stelle (teoriche) a cifre di molto inferiori a quelle dei campi tendati (anche 23 euro in due e, se non ricordo male, pure meno). Nei campi tendati invece si spendono mediamente 35-50 euro a cranio in mezza pensione. Non sono mancati casi in cui abbiamo speso di più. Tuttavia ho l’impressione che i prezzi non siano fissi per tutti… non aggiungo altro.

ASSISTENZA

In caso di guasto alla moto dovete arrangiarvi.

Nelle praterie dove stanno piazzati i nomadi a custodire le loro mandrie è abbastanza facile incontrarli e loro stessi usano motorette uguali (nelle parti principali) a quelle che avrete noleggiato; le usano per governare gli animali. In queste zone, se siete in panne, potete chiedere aiuto a loro. Tenete conto tuttavia che, se si rompe qualcosa da sostituire, non è che abbiano un’officina completa di ricambi al seguito, per cui dubito che possano risolvere qualsiasi problema.

Nel Gobi, o comunque nelle aree dove non c’è nulla per far pascolare gli animali, come detto, i nomadi o non ci sono proprio o sono, comunque, assai rari, per cui la faccenda qui diventa difficile. Occorre recuperare un mezzo di fortuna (a trovarlo) e farsi portare in qualche paesetto o cittadina con meccanico (a trovarlo). I tempi naturalmente non sono calcolabili.

Consiglio dunque caldamente di partire con la moto in ordine, molto in ordine, ma mi rendo conto che bisogna accontentarsi di quel che passa il convento pregando il Buddha che vada tutto per il meglio.

BANCA E VALUTE

In Mongolia circola il Tugrik mongolo (ne servono circa 3700 per fare un euro). Esistono solo banconote in tagli da 5, 10, 20, 50, 100, 500, 1000, 5000, 10000 e 20000. A spanne 5 tugrik equivalgono a un millesimo di euro, mentre 20000 tugrik corrispondono a 5 euro. E questo è già illuminante della situazione economica del paese.

Se girate con il contante, cosa che consiglio assolutamente, un portafoglio non basterà per contenere tutta la carta.

Per rendere l’idea questi sono un milione di tugrik, corrispondenti a meno di 300 euro.



A Ulan Bator, potete pagare praticamente tutto con carte elettroniche. Per la nostra esperienza, i bancomat a nostra disposizione, ancorché previamente abilitati alla banda magnetica e quindi all’uso anche fuori dall’Europa, non hanno mai funzionato nei POS. Solo la carta di credito VISA ha funzionato, ma digitando il PIN, non apponendo la firma sullo scontrino come si usa da noi. Non abbiamo sperimentato gli sportelli ATM.

Abbiamo visto che le carte vengono accettate anche nelle piccole cittadine o nei distributori lungo le strade principali e anche in qualche campo tendato, ma non in tutti.

Se proprio siete alla canna del gas, nei campi tendati e negli alberghetti accettano anche euro, ma è sempre l’opzione di riserva, in quanto i prezzi li fanno sempre in tugrik. Con gli euro non riuscirete però a fare benzina, né a pagare nei market.

Noi siamo partiti con un discreto quantitativo di euro che abbiamo, in parte speso come sopra (ma non conviene perché il cambio di volta in volta praticato è abbastanza aleatorio e sempre penalizzante per noi; il resto viene sempre dato in tugrik) e in parte cambiato in banca.

Xaan Bank è l’istituto di credito più diffuso nel paese. Se la filiale effettua il cambio, vedete esposti i tabelloni con le valute; se non ci sono, vuol dire che non cambia. Abbiamo sempre impiegato non meno di 45 minuti per fare l’operazione allo sportello, perché gli euro li controllano uno a uno scartando quelli non perfetti (portateveli nuovi di pacca).

Vi consiglio di chiedere che i tugrik vi vengano dati in tagli da 20000 altrimenti non saprete proprio dove metterli. Ma non è detto che li abbiano, per cui ve li possono dare anche in tagli più piccoli e uscirete con pacchi alti cinque centimetri. In banca cambiano anche tramite carta di credito VISA strisciata allo sportello sempre digitando il PIN.

Mentre facevamo la coda in banca ci siamo resi conto che le operazioni allo sportello fatte dai mongoli sono per importi per noi irrisori, del tipo bonifici da 2-3 euro per intendersi o depositi di 10 euro al massimo. Questa è l’economia reale del paese e reali sono anche le lunghe attese che bisogna fare prima del proprio turno.

Le banche sono aperte dal lunedì al sabato dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00. Gli sportelli ATM restano invece operativi fino alle 19:00. Tenetelo a mente.

POPOLAZIONE E SICUREZZA

La Mongolia è un paese assolutamente e totalmente sicuro. Anzi la popolazione è sempre disponibile e regala grandi sorrisi. Nessuno, al di fuori della capitale, toccherà mai le vostre cose.

A Ulan Bator, la situazione apparente è la stessa anche di notte, ma ci hanno detto di stare attenti per scongiurare il rischio di piccoli furti. Solo nel grande mercato è meglio entrare senza telefono, portafogli, documenti, telecamere e quant’altro perché c’è una moltitudine di gente e i passaggi sono stretti. Il contatto accidentale è costante. Entrateci dunque senza nulla, con le mani in tasca e i soldi che pensate vi servano. Nient’altro.

Il tenore di vita è generalmente basso (o meglio, più semplice del nostro): cellulari per tutti insomma e gente vestita normalmente. Non abbiamo quasi mai visto miserabili, né avuto la percezione di pericolo, in nessuna occasione. Tutt’altro.

LA MOTO

E arriviamo alla scelta più determinante: il mezzo meccanico.

Esprimo subito il mio personalissimo pensiero, anche se verrà criticato.

Credo che affrontare la Mongolia, che prevede circa la metà del percorso su piste in parte nel deserto del Gobi, con un grosso bicilindrico da enduro sia inutilmente faticoso, perché tutto quel peso e quella potenza non servono a un bel niente. Inoltre portarsi dietro 300 e passa chili su terreni vari, cercando di dosare con prudenza il gas, a mio avviso toglie il divertimento e risulta difficile, o comunque non alla portata delle capacità di tutti.

Io, che sono una chiavica a guidare, che non so andare sulla sabbia, né attraversare i guadi, sarei stato in enorme difficoltà. Magari avrei potuto anche farcela, ma sarei stato tutto concentrato a guidare (e a non cadere), faticando a bestia e togliendomi tutta la serenità, il piacere e il divertimento.

Non è questo quello che cerco; l’ho fatto in passato, ma non voglio più ripetere l’esperienza di portare una moto (per me non adatta ed esagerata), dove si va molto meglio con una motoretta leggera, che tanto la potenza basta e avanza. Il comfort diventa secondario, o comunque non indispensabile.

In altri termini – e per me, lo ribadisco - piccola e leggera è meglio di grossa, pesante e potente. Non so se mi sono spiegato: andare a 5 all’ora con un GS, anziché ai 20-30 con una motoretta cinese, non ha alcun senso.

Per dirla brutale con un giesse, salvo rare eccezioni di manico, da ‘ste parti vi muovete gran poco o nulla.

La scelta del noleggio è praticamente obbligata, sia per quanto riguarda il mezzo che il noleggiatore. A Ulan Bator esistono sulla carta vari noleggiatori, ma in pratica tutti i motociclisti finiscono da Cheke Tours, che è in definitiva l’unica opzione praticabile ed è considerato serio e affidabile.

Al di là delle frasi fatte del tipo “la Mongolia si fa con una moto usata dai mongoli per meglio immedesimarsi nel contesto”, che è una grande scemenza, va detto che semplicemente non ci sono alternative. La moto è questa, perché altro non c’è: Shineray Mustang XY150.



Monocilindrica, 150 cc di cilindrata, raffreddamento ad aria, cambio a cinque rapporti, avviamento elettrico e a pedale, freni a tamburo, potenza… beh lasciamo perdere.

Anche i gruppi organizzati italiani, sia quelli assenti quest’anno, sia quelli presenti, noleggiano da Cheke Tours, che dispone di circa quaranta mezzi. Sia quando abbiamo ritirato, che quando abbiamo consegnato, nel cortile c’erano circa 5-6 moto segno che le altre erano tutte fuori.

Abbiamo incontrato, lungo i duemila e passa chilometri percorsi, solo quattro motociclisti spagnoli e tre motociclisti olandesi, uno dei quali arrivato sulle proprie ruote via terra in sella a Yamaha XT660Z Ténéré. Quest’ultimo, a detta dei compagni, faceva una gran fatica a guidarla per via del peso e dell’altezza. Nella capitale abbiamo anche incontrato Daniele Infante (su facebook “Leg in bag” ) in sella alla sua Suzuki V-Strom 1050 XT che però, da quel che ho capito, non si è avventurato sulle piste.

Insomma, se il 100% dei motociclisti gira sulle Shineray Mustang, ci sarà pure un motivo… poi ognuno è libero di cercarsi le rogne che vuole.

Le nostre moto erano del 2019 come risulta dalla carta di circolazione. Tuttavia poco o nulla funzionava. Diciamo che viene fatta si e no la manutenzione essenziale, ma ciò che si rompe e non è indispensabile viene lasciato rotto. Il prezzo del noleggio è bassissimo (13 euro al giorno). Se volete un van al seguito, cosa fastidiosa ma rassicurante su alcune tratte dimenticate da Dio, dovete aggiungere 100 euro al giorno. Cheke Tours organizza viaggi tutto compreso (moto, van, autisti, guida, vitto e alloggio) a 140 euro al giorno, ma non va più nel Gobi perché, mi ha detto, la gente non ce la fa per la fatica accumulata. Sarà…

Questo è il contratto di noleggio.



E questa è la carta di circolazione.



In cauzione potete lasciare il passaporto o 600 euro in contanti a moto. Abbiamo scelto questa seconda opzione. Alla riconsegna ci è stata prontamente restituita.

Compreso nel prezzo c’è anche il casco, o meglio vecchi caschi jet cinesi (da lavare bene, per cui non serve che ve lo portiate da casa, alla peggio con 30 dollari ne comperate uno nuovo in città) e gli attrezzi necessari e completi. Per 3 euro vi noleggia borse laterali stagne o sacca da portapacchi. Niente borse da serbatoio.

L’assicurazione non esiste e, se succedono guasti, sono tutti problemi vostri, perché non viene fornita assistenza. Chiari e cristallini dall’inizio.

Noi siamo stati fortunati perché le moto, seppur con i loro limiti, non si sono mai rotte e ci hanno portato di ritorno. Addirittura, sotto la benedizione del Buddha, non abbiamo mai bucato. Non possiamo quindi che parlar bene di Cheke Tours, ma abbiamo letto di piccoli guasti peraltro riparabili on the road seppur con dispendio di tempo e fatica.

COSTI

I voli, come detto, sono costati 1.375 euro a testa; il noleggio 200 euri sempre a testa e 1.125 euri li abbiamo spesi per benza, vitto e alloggio e souvenir. Quindi è un viaggio relativamente economico: su per giù 2.700 euri per 17 giorni, tutto compreso.

Viaggiare in autonomia e senza van con autista al seguito, costa (escluso il volo) circa 1/3 della quota di partecipazione (escluso sempre il volo) chiesta dai tour operator specializzati italiani, che però mettono a disposizione jeep e van, guide e quant’altro utile a rendere la vacanza confortevole. Poi alla fine tutti dormono negli stessi posti (o in posti equivalenti) e tutti noleggiano le stesse moto.

Quindi si tratta di un gran risparmio che rende questo viaggio alla portata economica di molti.

FILES ALLEGATI

Tutto il percorso di viaggio in formato gpx (per navigatori Garmin) e kml (per Google Earth) è scaricabile QUI. Contiene il tracciato esatto seguito, gli alberghi i campi tendati in cui abbiamo dormito, i ristoranti dove abbiamo mangiato, i distributori di carburante utilizzati e i luoghi visitati.

Tutto questo racconto in formato PDF è scaricabile QUI

Bene. Il pistolotto iniziale è finito. Se siete pronti possiamo iniziare…

SE LE IMMAGINI NON SI VEDONO SU TAPATALK, SCEGLIERE LA VISUALIZZAZIONE WEB DA APP
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Massimo Adami
BMW F800GS Adventure
YAMAHA XT600E

Ultima modifica di Massimo; 01-11-2023 a 11:46
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