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Vecchio 06-07-2023, 22:46   #2588
Vento notturno
Mukkista doc
 
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Il mio capo nord

Questo mio viaggio, nasce 40 anni fa, sulle pagine di motociclismo.
A 20 anni sognamo, immersi nei racconti sulle riviste, di emulare le gesta di chi ci ha preceduto, per andare anche noi in quei posti che accendono la fantasia. Poi la vita ti porta da altre parti, ma a volte, sotto la cenere di una esistenza normale resta ancora quella piccola brace che da giovane ti aveva spinto a dire, voglio andare anch’io lassù.
La meta non è dietro l’angolo e il mio viaggio aveva la particolarità di dover essere rapido, molto rapido. Dovevo incastrare le mie ferie con quelle di mia moglie che mi avrebbe raggiunto a Tromso dopo la mia discesa dal capo. Partenza il 1 giugno da Roma e arrivo il 5 al capo, per poi il 6 essere a Tromso.
Tempi strettissimi e tappe importanti, per guadagnare tempo farò in treno la tappa da Innsbruck a Amburgo, viaggerò di notte e i quasi mille km noiosi della Germania li farò così. L’assoluto vantaggio è che i primi 1740 km li farò in 24 ore, mi sembra la soluzione migliore. L’acquisto del biglietto è stato travagliato. Sarebbe dovuto costare, 140 euro ma al momento di pagare le cuccette erano terminate. Devo assolutamente cercare di dormire bene, perché la tappa successiva è di 970 km, chiamo la ÖBB Italia per un consiglio e la signorina della sede milanese delle ÖBB austriache mi suggerisce di “comprare uno scompartimento intero e accomodare i tre sedili che ci sono per lato, per farne un letto, in questo caso sono 300 euro”. Ingoio il rospo, e pago.

1 giorno.
Parto il 1 alle 8.40 da Roma eur con un cielo coperto che comunque non minaccia pioggia e prendo la Roma-Civitavecchia. Decido di fare autostrada fino a Tarquinia, poi Aurelia fino a Grosseto e da li Siena e Firenze per poi riprendere l’Autosole e poi il Brennero. Un po’ più lunga ma senza cantieri e molto scorrevole.
Il navigatore che uso, scenic, mi da l’arrivo previsto alle 17.30 e ho quindi un buon margine per caricare la moto sul treno dalle 19.
Faccio 802 km a una media di 92 km/ora con una sosta per mangiare un panino e il pieno più un’altra per rabbocco e acquisto vignetta, e intorno alle 17,30 sono ad Innsbruck stazione dopo quasi 9 ore.
Mi faccio indicare la strada per andare all’inbarco delle moto che si trova esattamente dalla parte opposta dell’ingresso della stazione.
Il limite è alle 19 ma alle 18 la moto è già assicurata al suo posto sul carro da trasporto, comprese un paio di zuccate mentre raggiungo il posto dove l’addetto mi consegna le cinghie per legarla.
Mangio un boccone in stazione e alle 19.30 salgo sul treno.
Individuo il mio scompartimento costato una fortuna e mi sistemo per la notte. Con un’ora di ritardo il treno parte. Non depone bene per la mia tabella di marcia, sono austriaci e non tedeschi penso, ecco il motivo del ritardo.
Passo la notte abbastanza bene dormendo anche profondamente a tratti. Alle 7 di mattina l’altoparlante comunica che abbiamo 2 ore di ritardo!
Alla fine arrivo alla stazione di Amburgo altona alle 11.45. Cerco di capire come recuperare la moto e mi accodo ad altri motociclisti perché non ho la minima idea di come farlo. Gentilmente uno di questi mi spiega che praticamente dopo che il treno arriva in stazione vengono staccati i carri da trasporto che sono in coda al convoglio e vengono poi fatti arrivare sul binario accanto a quello dove siamo noi e dove si trova una rampa per fare scendere i mezzi. Una addetta predispone con dei paletti il percorso che faremo per uscire di stazione in modo da evitare di mettere sotto i pedoni che vanno a prendere i treni. Alle 12.30 sono fuori dalla stazione.

2 tappa
Il ritardo del treno cambierà un po’ i miei piani, sono costretto a accorciare la seconda tappa.
Faccio un po’ più di 800 km in quasi 9 ore, da Amburgo passo in Danimarca e poi prendo l‘autostrada per Copenhagen, quindi il maestoso ponte che porta in Svezia e arrivo a Jonkoping dove tramite Booking avevo preso una stanza singola in un albergo quasi in riva al lago di Vattern. Arrivo tardi e i ristoranti che trovo ormai hanno chiuso le cucine e servono solo da bere. Pazienza, non ho neanche fame, una birra è un po’ di patatine e a letto comunque contento.

3 tappa
Questa è la tappa più lunga, alla fine guiderò per 11 ore e 970 km fino a umea.
Attraverso la Svezia in direzione nord sulla loro curiosa autostrada a tre corsie doppie/singole alternate senza in realtà vedere mai veramente granché di questo paese perché la strada corre in una piatta foresta di alti alberi. Raramente la foresta si interrompe lasciando lo sguardo spaziare su laghetti azzurri con piccoli isolotti rocciosi sormontati magnifici alberi… un incanto, complice anche la bellissima giornata di sole.
Arrivo la sera a Umea, albergo in zona industriale senza ristorante ma carino, sulla riva del fiume. Sono come sempre gentilissimi e alla mia richiesta se hanno qualcosa da mangiare mi fanno un piatto freddo di roast-beef patate lesse, insalata e birra per 14 euro.

4 tappa
Oggi passerò in Finlandia, da Umea a Inari 765 km per quasi 9 ore.
Parto la mattina dopo abbondante colazione e faccio la strada più diretta possibile verso il lago di Inari, dove incuriosito dai racconti trovati su quelli dell’elica, prendo una stanza al magnifico Wilderness hotel.
La strada è come sempre immersa nella foresta anche se ho superato il confine con la Finlandia. A mano a mano che si procede a nord la foresta comincia a essere sostituta da un paesaggio più brullo, fatto di acquitrini arbusti, rocce, piccoli corsi d’acqua e sparuti gruppi di alberi. Ogni tanto incontro qualche renna, sono ormai arrivato in Lapponia.
Comincia a cambiare il tempo, si copre e ogni tanto cade un po’ di pioggia, questo rende un po’ più romantico un paesaggio comunque brullo e dai toni sul marrone. Ho il morale altissimo, questi cambiamenti di paesaggi, questa solitudine, questa mia ‘avventura’ mi piacciono tantissimo.
A un certo punto, in mezzo a una vasta distesa nel nulla accosto, spengo la moto, scendo e mi tolgo il casco. Intorno a me solo questa natura magnifica, affascinante, non un segno dell’uomo tranne la strada, l’unico rumore è il vento che muove i radi arbusti e il mio respiro…. Magnifico. Riparto e dopo un po’, complice anche la pioggia, mi è venuta in mente la classica espressione… “ma chi te lo ha fatto fare”?
La causa è della strada che sto facendo, è diventata… sterrata!
Comincia con un sinistro cartello scritto in lingua ‘locale’ e con tanto di vignetta che avverte che si può sbandare e di stare attenti.
È comunque dritta, con pochissime curve e tanti saliscendi anche ripidi, una sorta di nostra ‘eroica’ ma senza ghiaino e con un strato superficiale di fango che a fine serata mi renderà orgoglioso di avere una moto molto ‘dakariana’….
Certo se avessero scritto che lo sterro durava 50 km era meglio.
Comunque ho viaggiato bene, intorno ai 60/70 di media anche con le orribili battlax A41 di primo equipaggiamento che mi ero tenuto da parte per questo viaggio.
Arrivo ad Inari, in questo bellissimo hotel sulla riva dell’omonimo bel lago.
Decido di fare una meritata e sontuosa cena e ordino 2 pietanze. La ragazza che prende l’ordine sembra stupita e dice che è tanto, tuttavia le sue opulenti forme denotano che anche lei è una buona forchetta.
Il sole fa capolino sul lago e mi regala scorci di paesaggio da cartolina, ma da lì a poco non lo vedrò più sino alle Lofoten mostrando l’altro lato della medaglia del grande nord a cui sono comunque preparato.

5 tappa
Da Inari a capo Nord circa 380 km e poi Alta
Di questa tappa racconterò solo il percorso fino al capo, che poi era la mia meta in solitario.
Una pioggia abbondante tutta la notte, non mi disturba il sonno. Sono contentissimo dell’attrezzatura che ho, e nonostante la pioggia e i 6 gradi di temperatura, sono pronto a fare questi ultimi chilometri … una parte sotto l’acqua e una parte sotto un pallido chiarore. Fino a ieri mi era andata abbastanza bene, quindi non mi lamento.
Supero la Finlandia facendo attenzione alle renne che pascolano a bordo strada. Memore delle disavventure di alcuni che mi hanno preceduto riduco la velocità gli passo vicino senza spaventarle.
Entrato in Norvegia, il paesaggio si fa ancora diverso, cominciano ad apparire le rocce imponenti e le montagne con le innumerevoli cascate che la caratterizzano. Anche la presenza dell’uomo si fa notare. L’industria di trasformazione del pesce, gli allevamenti in mare e il traffico (per modo di dire) prima inesistente, ora invece è più evidente. E si cominciano a vedere i primi motociclisti che via via che si mi avvicino al capo si fanno più numerosi.
Il tempo peggiora, oltre alla pioggia, ogni tanto anche un po’ di nevischio e vento. La temperatura scende a 3 gradi e a tratti fa la sua comparsa la nebbia. Mi fermo a mangiare qualcosa e dalla finestra del locale vedo passare un gruppetto di ciclisti!! Veri eroi di questa giornata, io che mi consideravo un po’ ‘matto’ ho concluso che certamente c’è chi mi batte.
Mentre risalgo verso il capo, il vento aumenta e richiede più attenzione alla guida e meno possibilità di ammirare il paesaggio, tuttavia con la coda dell’occhio noto in un’ansa del fiordo a circa 100 metri di distanza, più in basso, uno spruzzo, balene!
Mi fermo sul bordo della strada e sotto di me un gruppo di balene sta facendo un po’ di spruzzi. Le filmo per un po’ e poi riparto, fantastico.
La salita che porta al capo e la relativa discesa è immersa nella nebbia, la visibilità è di circa 20 metri, supero dei torpedoni che portano i turisti al capo e qualche ciclista, con la faccia stravolta dalla fatica, che ha tutta la mia ammirazione.
Arrivo al casotto all’ingresso e il ragazzo, sorridendo, mi dice che con la moto posso arrivare fino al parcheggio ma non al globo e ho libero accesso a tutta l’area ma se entro nella hall devo pagare il biglietto.
Gli dico che faccio il biglietto se entro e mi avvio.
Arrivato al parcheggio scambio 2 chiacchiere con un connazionale che mi chiede se ho visto il suo socio lungo la strada, una Harley blu con 2 persone a bordo. Gli confermo che stanno arrivando e vado al globo.
Faccio fatica a vederlo da 20 metri di distanza, salgo sul piedistallo, ho l’adrenalina a mille, mi faccio un selfie, cosa che odio, ma lo devo a quelli che che mi seguono da casa, e tocco il globo. Sono le 14.48 del 5 giugno 2023, sono arrivato.
Ho realizzato il mio desiderio di 40 anni fa. Non vale certamente l’epopea di quelli che raggiungevano il capo con le moto della mia gioventù, senza navigatori, telefonini, con le cartine stradali, e con affidabilità delle moto di allora.
Ora ho 60 anni e la domanda è ‘cosa potrà mai valere un viaggio come questo in questa nostra epoca… niente … tutto.
Pura felicità.
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