Esatto, come accennato da Brein e come ho anticipato, il nostro polo del lusso non fa cartello, non è riunito in un gruppo forte, che accorpa i vari marchi, come hanno fatto nell'industria automobilistica.
Sono frammentati, vanno in ordine sparso e quasi tutti sono a proprietà familiare e dinastica.
Alle successioni monetizzano ed oggi i cinesi rappresentano una buona opportunità per farlo senza rimetterci, anzi, oserei dire, pure sovrastimando il valore commerciale reale.
Solo Elkann con Ferrari tiene la barra a dritta, aumenta a dismisura i profitti del lusso e cerca di espandersi nel settore, ma in Italia non ha seguito.
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