13/07
Sosta ad Urgup e gitarella in moto
Siamo nel nostro “Paradiso Terreste” in Cappadocia: l’Esbelli Evi Hotel e per la prima volta da quando siamo in viaggio, ed oggi sono 25 giorni, ho dormito per più di 7 ore nel nostro comodissimo letto sotto un caldo piumone.
Se fuori la temperatura è Estiva, anche se la sera è meglio mettersi una felpa leggera, dentro il nostro appartamento, scavato nella roccia, fa quasi freddo.
Preparo il caffè nel cucinino della stanza attigua alla nostra, composta da letto singolo, tavolino, divano, televisore satellitare, angolo cottura e bagno e lo consumiamo nel salottino del nostro giardino esterno.
Lavati e vestiti da moto saliamo in terrazza per consumare la splendida colazione preparata con frutta fresca, formaggi, pane e dolci freschi, confetture e omelette preparata espressa con gli ingredienti scelti dal menu.
Io scelgo per una semplice pomodoro e formaggio.
La giornata è bella ed il panorama sulla terrazza splendido
Finita la colazione prendiamo la moto per la nostra gita che ci porterà a ripercorrere strade e luoghi visitati la prima volta nel 2004.
La Cappadocia da allora è cambiata moltissimo soprattutto in virtù di un successo turistico che ha portato milioni di visitatori da ogni parte del mondo con i Cinesi che oramai sono talmente tanti che solo a GOREME ci sono oggi 15 ristoranti Cinesi (!!!) oltre ad alberghi a conduzione Cinese.
Quando visitammo la prima volta la Cappadocia prendemmo una guida privata che ci condusse a scoprire, con la sua macchina, Avanos, Zelve, Il museo all’aperto di Goreme, tutti luoghi che nell’Agosto 2004 erano visitati da un numero infinitamente inferiore a quelli che affollano ora i siti compresi quelli che si avventuravano alle gite in pallone areostatico.
Proprio quest’ultimi oggi affollano il cielo mattutino mentre 15 anni fa ce ne erano sì e no 3-4.
Ma per l’economia locale è sicuramente meglio così compreso il fatto che mentre alcuni dei “monumenti” più fotografati, come i “Camini di Fata” o i “Funghi”, un tempo erano accessibili senza il fastidio dell’accalcarsi della folla scaricata dai pullman turistici, oggi sono recintati e l’ingresso, una volta gratuito, oggi è a pagamento.
Un po’ di foto “prima” e “dopo” con una presa da una simpatica coppia di Città Del Capo.
La gita comincia entrando in un “Punto Panoramico” con ingresso a pagamento e quindi proseguendo scendiamo con una strada “acciottolata” verso Goreme passando accanto all’ingresso del Open Air Museum, che visiteremo con calma domani, per proseguire entrando nel paese di Goreme oggi sviluppatissimo con le strade gremite di alberghi, ristoranti, procacciatori di affari per gite in quad, cavallo, piccole moto da cross e, naturalmente, palloni areostatici.
Proseguiamo per Zelve da cui poi parte una piccola ma panoramica strada asfaltata che superata AVANOS, dove nel 2004 visitammo una fabbrica di ceramica acquistando uno splendido piatto che ci fu spedito a casa e successivamente venimmo invitati ad una festa di matrimonio con Lilli coinvolta nei balli tradizionali dalle donne presenti, ritorna dolcemente verso URGUP passando davanti alla roccia a forma di “Gallina” per una foto ricordo.
Tornati in albergo lasciamo caschi, giacche e borsa da serbatoio alla reception e scendiamo a piedi al centro di Urgup dove, inutilmente, cerco un adesivo da montare sulla moto, articolo oramai scomparso da tutti i negozi di souvenir della Turchia mentre abbondano i “magneti” di ogni foggia e grandezza.
Fortunatamente ho ancora quello acquistato proprio ad Urgup nel 2005.
Girovaghiamo visitando ancora una volta le case troglodite tipiche di Urgup e la antica Moschea.
Comperiamo al Market un po’ di frutta e siccome fa caldo e non ci va di camminare in salita, anche se la distanza è poca, ci concediamo il lusso (veramente a buon mercato) di un taxi che ci riporta comodamente a casa.
Docciati ed avvolti dal nostro morbido accappatoio ci mangiamo in terrazza la nostra frutta.
Riposino pomeridiano sotto il piumone poi salgo in terrazza dove offro a Suha e la sua manager un caffè fatto con la mia Moka, il mio amico gradisce tanto che gli regalo un pacchetto da 3 etti della mia scorta che, visto che il viaggio nostro malgrado sarà meno impegnativo, rimane comunque consistente dato che siamo partiti con kg.2,00 del caffè della torrefazione Romana che bevo da ormai 30 anni.
A sera scendiamo di nuovo in paese per cenare in un ristorantino all’aperto frequentato dai locali dove mangiamo costolette per me e spiedini per Lilli con patatine fritte e Coca Cola spendendo €14,00 in due.
Ritorno a casa, un po’ di televisione, scrittura del diario giornaliero, fumatina di pipa, whisketto e poi nanna.
14/07
Sosta ad Urgup e gita in Taxi
Dopo la solita splendida colazione ci facciamo chiamare un taxi per farci portare per prima cosa ad UCHISAR che nei viaggi precedenti avevamo sempre visto da fuori senza mai fermarci a visitare “Il Castello”.
Il taxi ci lascia davanti alla biglietteria, oggi spenderemo di taxi e biglietti d’ingresso circa €45,00.
Paghiamo il biglietto e saliamo per ripide scale verso la cima di quello che è il punto più alto della Cappadocia, già fortezza Bizantina, “condominio” troglodita e piccionaia usata fino a non molti anni fa dai contadini per la raccolta degli escrementi di piccione usati come fertilizzante, cosa che ha contribuito alla creazione moltissime di “piccionaie” scavate nelle rocce vulcaniche, che hanno formato lo straordinario ed affascinante panorama della Cappadocia, che si possono trovare in tutte le località sede di abitazioni.
Il panorama dalla cima è bellissimo e ci tratteniamo per ammirare la vista che spazia a 360 gradi.
Scesi dal Castello passeggiamo per i vicoli disseminati da ristoranti e negozi di souvenir fermandoci a prendere un caffe in un bar panoramico.
Prendiamo un altro taxi e ci facciamo portare davanti all’ingresso dell’Open Air Museum di Goreme dove troviamo una ressa davanti alla biglietteria dove fortunatamente la fila per acquistare l’ingresso risulta veloce.
Una volta c’erano pochi turisti, in maggior parte Giapponesi oltre ai “soliti” Europei.
Oggi invece, spariti qui come nel resto della Turchia i Giapponesi, sono i Cinesi a farla da padrone con le guide locali che si sono adeguate al nuovo trend turistico imparando il Mandarino.
Devo dire che sono tutti più interessati a farsi dei “selfie” piuttosto che all’arricchimento culturale, ma questa purtroppo è una tendenza comune a quasi tutti i turisti in giro per il mondo.
Anche il sito è cambiato rispetto alla nostra prima visita 15 anni fa: le chiese rupestri scavate nella roccia, caratteristica del luogo, centro dello sviluppo della Religione Cristiana, sono state restaurate con gli affreschi che appaiono nel loro splendore.
I danni vandalici alle figure di Santi ed Angeli, qui come in altri luoghi della Cristianità la devozione agli Arcangeli Michele e Gabriele (venerati anche dall’Islam) è fortissima, non è dovuta tanto all’invasione Islamica quanto in massima parte alla Iconoclastia Bizantina.
Le chiese sono visitabile quasi tutte con il biglietto d’ingresso ma per le più importanti occorre pagare un biglietto suppletivo.
Fare foto o riprese video non è consentito ma approfittando della reflex Pentax con la possibilità di regolare gli ISO a 1600-3200, cosa impensabile con le macchine analogiche a rullino (che potevano al massimo montare un 400 ASA con la possibilità di un successivo “tiraggio” per guadagnare un altro po’ di luce con l’handicap della maggiore “grana”) riesco a scattare molte foto senza essere “beccato” dai custodi con l’eccezione di uno che dopo avermi “redarguito” scoppia in una risata dimostrando la sua simpatia per gli Italiani.
Finita la visita ci incamminiamo verso il centro di Goreme per prendere il taxi di ritorno fermati di continuo dai procacciatori che offrono ogni tipo di escursione.
Con l’ultimo taxi torniamo al nostro albergo ci finiamo la frutta acquistata ieri fresca di frigorifero e ce la mangiamo all’esterno dove i miei stivali, lavati con lo shampoo, si asciugano al sole finalmente puliti e profumati.
Solito riposino pomeridiano poi salgo in terrazza dove faccio la conoscenza dei parenti di Suha, fratello, sorella e la moglie del fratello trovando il modo per ripagarlo, almeno in piccola parte, della sua generosa ospitalità.
La cognata, medico mentre il marito è oculista, partecipa per conto del Rotary ad una campagna per la cura della Tubercolosi e Lebbra in Africa sia svolgendo attività medica sia raccogliendo fondi tramite dei simpatici “pupazzetti” che lei stessa costruisce con perline e filo di rame.
Faccio una donazione di cento dollari per la gioia di tutti.
Torniamo a cena da Ziggy e mi riprendo il mio buonissimo fegato di agnello mentre Lilli si fa un bel filetto ai ferri come piace a lei: ben cotto, cosa che mi fa inorridire ma come si dice “De Gustibus…..”
E’ la nostra ultima sera, domani si riparte per una nuova destinazione suggerita da Suha di cui non ero nemmeno a conoscenza: il Sito Archeologico di Sagalassos nella regione di ISPARTA.