12-09-19
Mi alzo davvero presto: non voglio esagerare e quindi devo riportare la moto per le 12.00.
Decido di tenermi l’ultima parte della mattinata per i souvenir e come meta scelgo di andare a vedere il barrio che a suo tempo, riciclando il denaro, Pablo Escobar costruì, regalando un’alloggio ad oltre 16.00 persone. Il quartiere non è mai stato riconosciuto dal governo. Ai tempi venne presa la decisione di distruggere le abitazioni, che ovviamente non possedevano i regolari permessi urbani. Escobar inviò in tutta fretta dei camion, caricò le persone e le trasferì nel barrio, prima della demolizione. Più volte , dopo la morte di Escobar il governo ha tentato di sfrattare gli abitanti, che all’inizio hanno avuto difficoltà ad accedere ai servizi pubblici. La memoria è un fatto complesso, difficile da rendere con chiarezza ed alla fine individuale. C’è chi ancora venera Escobar come un Robin Hood, nonostante quello che ha fatto, chi lo ricorda con orrore e dolore e chi mischia il tutto, tra speculazione e memoria. L’esempio più lampante è il figlio di Escobar, Sebastian Marroquin. Architetto ha ora una sua linea di moda con vestiti che riportano stampati foto e documenti riguardanti il padre. Lui dichiara per portare un messaggio a favore della pace e della non-violenza, però è tutto molto discutibile. La cosa che però mi ha lasciato più di stucco è stato scoprire che uno dei killer più sanguinari di Escobar John Jairo Velásquez Vásquez, detto Popeye, autore di oltre 250 omicidi, uscito di prigione nel 2014, era diventato una star. Canale Youtube in cui parla della corruzione del paese, consulente per una serie Netflix tratta da un suo libro. Su You Tube si trova un video in cui spiega ad una giornalista della BBC come si uccide una persona: con la pistola, sparando alla testa. Ci sono persone (tante, troppe dico io) che si fanno i selfie con Popeye, i video, chiedono autografi. Io capisco che si possa aver guardato una serie su Netflix, che sia piaciuta, ma di fronte ad una persona del genere, coi crimini che ha commesso, almeno dovrebbe rimanere una condanna morale: si dovrebbe distinguere fra la star della serie e lo spietato killer
Questo fotogramma è tratto dal documentario Hitman di Escobar
[YT]https://www.youtube.com/watch?v=BQy_LJdZ7qw[/YT]
Medellin è suddivisa in 16 comunas: il Toc Toc Hostel è nella 14, il barrio in questione nella 10, La Candelaria
Precisamente nell’angolo formato dalla Calle 38b e dalla Carrera 26c
Oviamente è mattina presto e tutte le attività stanno iniziando. Proprio di fronte al murales è possibile fare colazione.
Parlando con la signora e altre due persone sedute, arriva per me la domanda a sorpresa : “Cosa ne penso di questa specie di economia sorta sul ricordo di Escobar”. Domandone, anche per il fatto che comprendo, ma spiegarmi in spagnolo è un’altra faccenda. Grosso modo riesco a farmi capire: se questo interesse porta dei guadagni per le persone del posto, va bene. Però bisognerebbe sempre ricordare la realtà ed i fatti accaduti, evitando di mitizzare figure malvagie: per esempio quello che sta accadendo col sicario Popeye. Approvano.
Poi vado a fare 2 passi per il barrio
Dopo un po’ su questa scala, incrocio un ragazzino che sta giocando col pallone. Gli faccio cenno di lanciarmelo: sorride e calcia, lui in alto e io in basso. Gli piace giocare portiere. Ok un paio di cose me le ricordo e lanciandogli la palla forte o piano gli dico di ribatterla coi pugni o di controllarla. Poi lo avviso che non gli dirò più se gliela lancerò piano o forte. Poche spiegazioni, un pallone di plastica e passa mezz’ora. Alla “lezione” assistono i vicini di casa dalle finestre. Non mi ricordo come si chiama.
Questo barbiere ci ha proprio spinto la mano coi narco souvenir
La signora delle frittelle mi ha detto il nome di un posto dove trovare dei souvenir a poco: lungo il tragitto incontro però una manifestazione di insegnanti
Io ho trovato i souvenir all’almacen El Hacendado grosso modo incrocio fra Calle 46 e Carrera 53°
Qui troverete diversi blocchi dove si vende e si compra di tutto: avrete solo l’imbarazzo della scelta
Rientro dall’agenzia: c’è solamente la ragazza. Le piacerebbe tantissimo visitare l’Italia, ma scopro che c’è un’inghippo per i colombiani per venire in Italia (non so se sia così per tutti i paesi). Devono dimostrare di avere sul proprio conto corrente l’equivalente di 30.000 €.
Visto che deve chiudere per il pranzo mi accompagna alla stazione della metro: da qui mi recherò all’hotel Nutibara da dove partono i bus per l’aeroporto della Combuses. Alla fine ve la cavate con meno di 11 $ in tutto.
Per il ritorno mi attende il percorso Medellin-Bogotà-Parigi-Bologna, sempre col casco nello zaino a mano, la giacca a vento con piumino sotto braccio, assieme alla felpa, i jeans pesanti e gli scarponi, insomma, la parte più dura della vacanza. Anche questo ritorno comunque passa in un’attimo ed io ringrazio tutti per il tempo *e l’eventuale lettura delle mie righe. Felice di aver “incontrato” nuovamente tanti moto maniaci. Vi saluto, tolgo il disturbo e rimango a disposizione per due chiacchere..eventualmente.