26-08-19
Quito dista solamente 96 km e quindi ci arrivo con comodo in mattinata. Nella piazza vicina dove ho mangiato ieri sera si sta preparando per il mercato, che però non ho intenzione di aspettare. Per chi fosse interessato a Otavalo bisogna arrivare nel week end, e oggi è lunedì
Torno all’hostal per caricare i bagagli
Geniale

Per l’alloggio avevo scelto l’ostello Home of David’s Friends (5€ il letto in camera da 4)
Arrivato all’inizio di Quito prima ho fatto una colazione ritardata
Tanto ho l’indirizzo e Google Maps: che ci vuole a trovare l’ostello ?
GALÁPAGOS Oe 650 Y CUENCA, Centro Histórico, 170402 Quito, Ecuador, facile.
Dopo un po’, sulla strada inclinatissima, trovo l’insegna
Finalmente mi accorgo dell’altra insegna ad altezza uomo alto
Poiché non c’è campanello o altro, aspetto un po’ e poi finalmente esce un’auto e quindi entro io: Google Maps funziona col cellulare carico, ma per telefonare avrei avuto bisogno della sim locale.
Mi trovo nel cortile interno di un gruppo di condomini
L’ostello è a piano terra, piccolo con una stanza da 4 persone e due da 2. Un bagno, cucina e un piccolo ingresso che funge anche da common room. Eppure qui davvero si avverte un’atmosfera famigliare e, forse per lo spazio ristretto, le persone parlano parecchio fra di loro. Oggi il cellulare e il wifi hanno un poco sgretolato quello che ho sempre considerato il punto di forza dell’ostello: persone di paesi diversi che durante il soggiorno comunicano in continuazione per conoscersi e scambiare opinioni e pareri. Mi ricorderò sempre di quella volta ad Harlem (New York), quando ci mettemmo in setto o otto a giocare ad Uno, il gioco di carte in cui bisogna riuscire a scartarle tutte. Al tavolo erano rappresentati i paesi di Italia, Francia, Brasile, Australia, Africa ed altro. Appurato che ognuno conosceva delle regole un poco differenti, abbiamo impiegato oltre un’ora per creare un regolamento internazionale che andasse bene a tutti: peccato non accada più spesso nel resto del mondo.
Piccolo flashback
3 momenti dello storico match
Torniamo a noi: assolutamente raccomando il posto se capitate a Quito. Per i motocilcisti è poi una sicurezza :Il parcheggio è sorvegliato.
La colazione compresa nel prezzo

Esco a piedi e mi dirigo verso la Plaza Grande, vicinissima all’ostello. Mentre cammino compro in un negozio la sim: stavolta come operatore ho Movistar. Ce ne sono altri, ma è il primo che ho incontrato.
Arrivato in piazza vedo un crocchio di persone che discutono molto animatamente. Ci sono delle persone con dei cartelli. Sono migranti venezuelani, arrivati in Ecuador al ritmo anche di 4.000 al giorno per fuggire dalla crisi scoppiata in Venezuela. Lo scorso agosto il governo dell’Ecuador aveva proclamato lo stato di emergenza, per la prima volta nella storia del paese. Appena tenti di fotografarli, i venezuelani alzano i loro cartelli per coprirsi il viso. La maggior parte, immagino, non avrà sicuramente i documenti in regola, la totalità, penso sarà fuggita da una situazione davvero drammatica.
Il signore con la camicia a scacchi mi sembra proprio che ce l’abbia coi venezuelani, ma il mio spagnolo mi permette di comprendere la tensione, la rabbia, lo sconforto che regnano in questo punto della piazza.
[YT]https://youtu.be/Q2wHmmIqSKY[/YT]
Alla fine faccio l’unica cosa che mi sembra ragionevole e che posso fare. Torno indietro in un market che avevo visto e compro due borse di latte, biscotti, pane e altri alimenti per bambini. Poi ritorno in piazza, mi faccio largo tra il crocchio delle persone e le consegno a uno degli uomini coi cartelli. Mi ringrazia e gli auguro buona fortuna stringendogli la mano.
All’ufficio del turismo, in un’angolo della piazza, mi forniscono una mappa della città. Sono a 20 metri dalla Catedral Metropolitana, una delle chiese più importanti del paese. Faccio il biglietto ed entro. La costruzione risale al 1535: l’aspeto più interessante è la diversità degli stili presenti nell’edificio.
http://www.catedraldequito.org/en/
Giù in piazza la discussione continua
Mi sembra di aver capito che queste siano le vesti dei cardinali: i colori sono abbinati alle stagioni
Quando esco, stendo un piccolo programma. Alla fine decido di andare al Teleferico e al Panecillo. Il teleferico è la seconda cabinovia più alta al mondo: inaugurata nel 2005 da 3.177 mt vi porta fino a 3.945. Il Panecillo (piccolo pezzo di pane) è una collina vulcanica di 200 mt sulla cui cima è posta una gigantesca statua della Madonna alta 45 metri, inaugurata nel 1976. Ho saltato il monumento che segna la posizione esatta dell’equatore in quanto avevo trovato qualcosa di simile lo scorso anno in Uganda.
Torno a prendere la moto. All’inizio della strada che porta al Teleferico pago l’ingresso al parcheggio. All’ingresso per prendere la cabinovia, mentre sto chiudendo la moto, un tassista mi chiede cosa sto facendo. Gli dico che sto andando a prendere la cabinovia per andare in cima. Non serve mi risponde. Se proseguo per la strada ci arrivo in moto e non spendo gli 8 $ del biglietto. Ci penso almeno 15 secondi. Davvero. Al 16° sto già avviando la moto. Dopo poche centinaia di metri vedo infatti una specie di cancello aperto e vado.
Non so a quanti metri sono arrivato, ma a un certo punto mi ritrovo l’inizio di un sentiero molto stretto e davvero ripido: a piedi è fattibile, in moto (con me come pilota) no. Fa lo stesso. Questa oretta scarsa da Indiana Jones su due ruote è stata perfetta. Posso tornare indietro per andare al Panecillo.
Ci arrivo verso fine pomeriggio
Poi una puntata veloce al quartiere La Mariscal: qui è il territorio dei souvenir, bar, ristoranti e locali. Io mi fermo solamente in una farmacia. Mi è saltato fuori un mal di schiena. Se mi fermo di guidare e cammino mi passa. Continuando poi a camminare mi torna e se mi metto seduto in moto passa. Non sono grandi indicazioni, tradotte poi con la mimica ed il mio spagnolo spiazzano un poco le due ragazze dietro al bancone. Telefonano ad una dottoressa che prescrive il medicinale. Sono 3 pastiglie da prendere per 3 giorni. Come in altri paesi latini, si possono acquistare solo le pastiglie necessarie alla cura, evitando così l’acquisto dell’intera confezione
A Quito la corsia per le moto è segnata in maniera chiara
Ormai è buio e cerco un posto per mangiare prima di rientrare. Per chi capitasse a Quito consiglio Los Caldos De 31 in Calle Venezuela, a nemmeno 1000 mt dal mio ostello. Ristorante tipico, semplice ed adatto ai bambini. Attenzione alla testa quando entrate ed uscite
La cucina