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Unknown 26-06-2017 15:20

Siete mitici in tutto. Averne di compagni di viaggio come voi!

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robi_pal 26-06-2017 23:34

Ci hanno anche ripresi dall'alto :
DRONE

E poi vogliamo parlare di quello che cercava di puntare l'antenna per
prendere TeleBergamo ?
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Fagòt 26-06-2017 23:39

9° giorno: White Beach – Muscat 288 km.

Uno apre la tenda e si trova l’alba di fronte agli occhi, poi volge lo sguardo di lato e la visione del pensionato di turno sceso in riva al mare a respirare aria buona toglie ogni possibile poesia alla scena. Torno nel sacco a pelo ancora per qualche minuto che è meglio.

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Per fortuna basta voltare le spalle e la montagna, con la sterrata che disegna la sottile traiettoria della salita, restituisce la voglia di mettersi in marcia al più presto. Nulla da dire, questi omaniti non badano certo alle pendenze quando si tratta di arrivare in cima velocemente.

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Tempo un paio d’ore e siamo di nuovo al crocevia di ieri pomeriggio, che ovviamente si trova in un wadi.

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Rotta verso ovest e dopo aver lasciato la valle ci inerpichiamo su territori dall’aspetto lunare, con i colori delle rocce che cambiano continuamente.

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Sembra di essere sull’Atlante marocchino se non fosse per una miriade di torri attribuite ai primi abitanti della zona e che probabilmente servivano per delimitare il territorio, visto che l’entrata e l’interno risultano alquanto scomodi per essere adibiti ad una pura funzione abitativa.

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Dall’altopiano la pista comincia a scendere in modo vorticoso nella valle sottostante regalando ad ogni curva terrazze verdi strappate con il lavoro di secoli alle rocce aride.

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Una volta arrivati nel fondo valle lo wadi che raccoglie le acque di tutte le pareti circostanti si presenta larghissimo e lungo una ventina di chilometri, prima di confluire in una valle ancora più grande dove la strada asfaltata ha già sostituito quasi totalmente le vecchie piste. Al coffee shop riesco perfino a trovare una birra Anal: questa mattinata non poteva avere epilogo migliore.

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Dopo questi 60 km di fuoristrada non resta che lasciarsi cullare dalle curve e dai rettilinei che scorrono sull’altopiano che dolcemente scende alle spalle della capitale. Non fosse per gli oltre 36 gradi riscontrati in questo pomeriggio torrido avremmo continuato per ore a girovagare. Poi alla fine l’attrazione per la vita mondana ha avuto la meglio: doccia, maglietta quasi pulita e una passeggiata sulla corniche di Muscat. What else?

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Fagòt 26-06-2017 23:44

Quote:

Originariamente inviata da robi_pal (Messaggio 9487387)
Ci hanno anche ripresi dall'alto :

Notare la schiava di turno con la barba che prepara la cremina per il caffè.
Tze... mi devi ancora lo stipendio per tutte le colazioni on air.

Animal 28-06-2017 12:33

Pazzesco.......

robi_pal 28-06-2017 22:20

La schiava con la barba :
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Fagòt 28-06-2017 23:08

10° giorno: Muscat 80 km.

In fin dei conti lasciare abbigliamento da moto e stivali in hotel per una giornata non è una cattiva idea, sia chiaro la moto quella no, che le cosine che vogliamo vedere sono un po’ di qua e un po’ di là.
Cominciamo dal mercato del pesce che si trova proprio alla fine della corniche di Mutrah, il nucleo centrale della capitale omanita.
Una gran quantità soprattutto di tonni e crostacei, con i venditori che espongono su banconi piastrellati ricoperti da stuoie e fattorini che fanno avanti e indietro con carriole riempite all’inverosimile dai pick-up dei pescatori appena rientrati dal mare.
C’è anche una sezione di pulitura, con tanto di numerazione riservata e relativo rubinetto dell’acqua, dove gli acquirenti possono poi farsi ripulire il pesce al costo di poche “bausce”. In realtà il termine corretto sarebbe “Baisa”, 1000 per un rial, ma fin dall’inizio ci è venuto bene chiamarle in quel modo, memori del nomignolo che noi ostrogoti prealpini riserviamo ai bassopadani milanesi, per appunto “bauscia”.

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Una ventina di km. più a nord e sosta per la visita della Grand Mosque regalata dal Sultano Qaboos in occasione del suo 30° anno di regno.
Marmi ovunque, preziose tavole in legno intagliate, il tappeto persiano più grande al mondo, lampadari giganteschi… sarà pure… ma mi è sembrata bella senz’anima.

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Dopo il caffè di metà mattina torniamo in centro per dare un’occhiata al Sultan Palace, la residenza ufficiale utilizzata solo per le cerimonie che si affaccia sul mare, là dove una volta c’era il vecchio porto presidiato dai forti portoghesi.

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Tutto questo girovagare ci ha messo appetito e così torniamo di fronte al mercato del pesce dove troviamo un ristorantino che finalmente sa cucinare in modo decente il pesce: appoggiando semplicemente uno sgombro sulla griglia e guarnendolo con un’insalata fresca.

Nel pomeriggio un sano bagno di sole sulla spiaggia di Qurm, che le nostre abbronzature da pseudo enduristi lasciano molto a desiderare: 3 cm. all’altezza dei polsi dove il guanto non arriva fino alla fine della giacca e la punta del naso che sporge dalla maschera. Perbacco potremmo essere stati a Riccione che avremmo avuto lo stesso effetto. In fin dei conti siamo appena sopra il Tropico del Cancro e tutto questo ben di dio va sfruttato.

Per la serata invece un caffè sulla corniche ed un giro nel labirinto del Suq di Mutrah.
Tutta questa vita da zie in vacanza sulla riviera è veramente logorante, per fortuna domani si torna ad andare in moto.

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nathan 29-06-2017 13:40

mi segno intanto. Fagot.:!::!::!::!:

Animal 29-06-2017 14:51

Quote:

La schiava con la barba :
Tutta sta strada...per andare ad Alberobello a vedere i trulli??....... :-))))

paradisosal 29-06-2017 17:46

Dicono che vanno in giro per il mondo e poi guarda un po' vanno a finire in Puglia

Inviato dal mio FRD-L09 utilizzando Tapatalk

Fagòt 29-06-2017 18:24

In realtà la Puglia era troppo lontana, con un traghetto in 24 ore siamo andati e tornati da una gita ai Nuraghi campidanesi, nota colonia omanita nel Mediterraneo.

Animal 29-06-2017 18:36

Rotfl...............

robi_pal 29-06-2017 21:59

Piedi da pseudoenduristahttps://uploads.tapatalk-cdn.com/201...c592f7af90.jpg

Fagòt 29-06-2017 22:33

Proprio quella dovevi mettere... non avevo neanche lo smalto sulle unghie.

Fagòt 29-06-2017 22:40

11° giorno: Muscat – Sharjah 470 km.

Ultimi chilometri in Oman, i tanto amati Emirati Arabi Uniti ci attendono con ansia. Sull’autostrada che esce da Muscat Fotty prende a miagolare ogni volta che mi accingo a superare un veicolo: la frizione scivola già dai 4000 giri e non è il massimo proseguire in queste condizioni. Al primo distributore, sotto l’ombra di uno striminzito alberello la corichiamo di lato e cominciamo ad operare la moribonda. Le super molle rinforzate che avevo fatto preparare e montato 5000 km fa tanto super non erano e complice un acciaio non adeguatamente temprato la misura a riposo è passata dai canonici 63 mm. a 57/58 mm.
Quando torno ci tiro le orecchie a chi me le ha preparate, nel frattempo la zia Roby cava dai meandri delle borse le sue vecchie molle originali che una volta rimontate tornano a far funzionare correttamente il pacco frizione. Da qui in poi, oltre che colazione e cena mi toccherà rendergli altri servigi per compensare il gentil prestito.
Facciamo benzina nell’ultimo rifornimento omanita, che abbiamo ancora qualche “bauscia” da smaltire, d’altronde con questi prezzi 5 euro e rotti per il pieno si racimolano con poche monete.

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La dogana di Hatta è ancora più sfarzosa di quella di Al Ain e le procedure altrettanto veloci. Persino la compilazione dei carnet ha vita facile, con i doganieri che sembrano conoscere il pezzo.
Solo gli emiratini ci costringono ad aprire le borse per una sommaria ispezione del contenuto, nel caso stessimo entrando nel paese armati dei ricurvi coltelli omaniti che ci siam ben guardati dall’acquistare. Hai voglia a sbucciarci una mela o un’arancia con quelle mezzelune dal manico che pesa quanto una delle nostre borse in alluminio.

A dir il vero avevo preparato una bellissima traccia in off che correva lungo tutto il confine una volta entrati negli EAU, ma quando ne ho parlato a Saleh ci ha consigliato di lasciar perdere in quanto stranieri e quindi soggetti a maggiori controlli. Per ovviare ci aveva anche prestato una guida con tutti i percorsi off della zona di Hatta e dei monti limitrofi, ma alla fine la necessità di prendere assolutamente il traghetto di giovedì mattina ci ha fatto desistere dall’avventurarci negli wadi emiratini.

Così, dopo aver cercato inutilmente un posto dove mettere qualcosa sotto i denti una volta varcato il confine, ci dirigiamo a spron battuto verso casa sua per ritirare le gomme nuove che gli avevamo lasciato in custodia e per salutarlo. 10 gg. fa ci aveva chiesto di vederci al nostro rientro per organizzare un giro d’onore in città con tutti i Dubai Riders… stasera gli gira male e non ha tanta voglia nemmeno di raggiungerci più tardi per un birrino, seppur anal. Per cui dopo averlo nuovamente ringraziato per tutto l’aiuto che ci ha dato facciamo rotta su Sharjah, cittadina praticamente divisa da Dubai solo dal proprio porto canale e proviamo ancora per un volta il traffico caotico della megalopoli nell’ora di punta.

L’albergo sulla corniche si trova in una via ove gli unici negozi sono di barbieri, 7 per la precisione in 300 mt. Qui, come per tutti i suq islamici, gli isolati son divisi per compartimenti, uno per il barbiere, uno per i supermercati, uno per la telefonia e via dicendo. Per cenare occorrerà farsi un paio di isolati a piedi prima di trovare il corridoio adeguato e un localino indo\cino\turco\pakistano. Fortuna vuole che accanto ai nomi ci sono anche le foto dei piatti.

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Panda 30-06-2017 11:37

diciamo che gli emirati non ti vanno a genio :lol:

Fagòt 30-06-2017 13:58

Diciamo che non sono affatto riusciti a scaldarmi il cuore a differenza di molte altre popolazioni islamiche. Un paese senza storia che all'improvviso ha pensato di potersene comprare e costruirsene una applicando la semplice equazione soldi=posso avere tutto.
Gli omaniti son diversi... han commerciato per secoli, seppur taluni commerci fossero beceri (gli schiavi dell'Africa orientale), e questo gli ha dato modo di ritrovarsi una volta finito il commercio e trovato il petrolio ad avere una cultura secolare fatta di mescolanze tra beduini, mercanti, agricoltori, etnie asiatiche e dominazioni ingloportoghesi. Come sempre la varietà porta all'evoluzione migliore ed oggi che le riserve cominciano a scarseggiare gli investimenti sono rivolti soprattutto al turismo, visto il patrimonio morfologico che si ritrovano.
Cifre alla mano gli expat rappresentano "solo" il 47%, a differenza del 55% degli EAU o dello strabiliante 85% del Qatar, dove sembra che i sultani vari si possano quasi contare ad uno ad uno.
Dubai era un passaggio obbligato... dovessi consigliare a qualcuno un viaggio simile opterei per la spedizione a Salalah (che tanto le portacontainer si fermano anche lì) con risalita fino a Dubai, dove la permanenza si può ridurre ad una sole notte in attesa di prendere il traghetto per Bandar Abbas. Ci sono i costi dei voli che probabilmente sono maggiori (su Muscat e poi interno Salalah), ma così facendo ci si risparmia le loro pratiche doganali e la frequentazione degli autoctoni oltre le 24 h. che per me son già troppe. Saleh a parte, off course.

Fagòt 30-06-2017 23:21

12° giorno: Sharjah

L’Al Hili Marine Service dista solo 3 km dall’albergo e alle 8.00 spaccate siamo fuori dall’uscio pronti a dare una mano per aprire la porta all’impiegato che arriva pochi minuti dopo. Lasciamo in nostri documenti e intanto che i computer cominciano ad accendersi andiamo a fare colazione al coffee poco distante.

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Un’ora dopo i nostri ticket son pronti e per la modica cifra di 380 euro a testa noi e le moto troveranno spazio sul traghetto. Traghetto… diciamo più un RoRo dalle poche foto trovate in rete. Felici di aver ancora una volta contribuito al PIL emiratino assicurando ai regnanti un paio di colazioni dignitose e soprattutto salvato dal fallimento la Valfajr Shipping Co. ci avviamo quindi all’entrata del porto dove ci scuciono solo altri 35 DH per pratiche carnet e accesso. Dalla sbarra in poi saranno solo merce, rotolante, ma merce. 300 kg circa.

Ci fanno sistemare sotto una tettoia adibita a magazzino di transito e approfittiamo dell’ombra per cambiare le gomme, che siam partiti con le vecchie e ci aspettano ancora 8000 km fino a casa.

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A mezzogiorno non abbiamo più nulla da fare ed esaurite le banane che gli operai del sito ci hanno regalato vedendoci così presi dal lavoro da gommista usciamo a piedi dall’area doganale per farci due passi nel porto canale. La partenza è prevista per le 21.00 e dicono che il ferrovecchio galleggiante è in ritardo.

Il porto è colmo di dhow ed enormi barconi da carico, con la banchina larga 5/6 metri letteralmente ricoperta delle merci più disparate: condizionatori, motorini, tubi per irrigazione, elettrodomestici, televisori da 50”, profilati per serramenti in pvc o alluminio. Il tutto è scaricato a mano dai Mitsubishi che partono da Jebel Ali e poi di nuovo caricato a mano o nella migliore delle ipotesi, ove il barcone ne sia provvisto, con dei paranchi. Dopo una nave arrivata nella maggior parte dei casi dalla Cina, la merce prende ora la rotta su queste barche da carico verso i porti minori della costa oppure verso l’Iran attraverso lo stretto di Hormuz.
Su alcune di queste è installata addirittura una fabbrica di nasse: da una parte i cerchi in tubo zincato, dall’altra le reti ancora aperte, in mezzo sulla banchina una decina di expat che in silenzio e con una sequenza precisissima assembla, lega, taglia e confeziona il prodotto finale da caricare di nuovo e trasportare per la vendita.

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Sul finire del pomeriggio ci avviciniamo al controllo passaporti e restiamo in attesa che i passeggeri appena arrivati dall’Iran terminino le formalità di ingresso. Guardando chi come noi aspetta di poter entrare capisco il perché del prezzo al kg. per i bagagli: ogni iraniano che rientra porta con se almeno due pacchi o fagotti enormi di cose acquistate qui negli Emirati e il loro peso supera abbondantemente quello della persona.

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Sotto la tettoia stamattina sono arrivati anche una coppia di svizzeri che stanno rientrando dal periplo dell’Africa con il loro Land e mentre aspettiamo di timbrare il passaporto una volta entrati ci facciamo uno scatto con Ursula e Aiko.

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Poi finalmente il pulmino di ordinanza ci porta fino al traghetto… torniamo indietro di alcune centinaia di metri alla tettoia e possiamo portare così le moto all’imbarco.

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L’ampio salone passeggeri è diviso in due parti, quella frontale riservata alle donne e quella posteriore agli uomini. Noi, non si sa per quale oscuro motivo se per via di essere motociclisti, stranieri o asessuati, veniamo relegati in quella centrale a fianco della caffetteria ristorante. Forse è solo l’inizio della tanto nota ospitalità iraniana, fatto sta che abbiamo a disposizione una fila di 3 poltrone ciascuno su cui stenderci di traverso per dormire e siamo tra i primi ad esser serviti per la cena. Riso in bianco con spruzzata di zafferano, pollo, yogurt, frutta e a seguire il primo chai iraniano. Domani saremo in Asia e il cupo rumore del motore diesel che muove le eliche dopo la mezzanotte culla i nostri sogni persiani.

robi_pal 01-07-2017 21:07

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Fagòt 02-07-2017 19:47

13° giorno: Bandar Abbas

“Welcome to Iran” ci augurano dopo aver timbrato i passaporti. Si ma le moto? Come temevamo gli uffici doganali sono chiusi essendo venerdì, per cui tocca attendere l’indomani mattina per espletare le formalità visto che merce sono e come tale passeranno la notte sulla banchina in compagnia di alcune autovetture nuove.
Alla luce del giorno il traghettino risplende in tutto il suo candore e stupisce il fatto che non ci abbiano chiesto di scendere in sala macchine a dare una mano vogando con un paio di remi.

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Insieme agli svizzeri prendiamo un albergo sul lungo mare vicino al centro. Alla reception non cambiano euro, per cui nel pomeriggio assolato girovaghiamo alla ricerca di un cambiavaluta e di un negozio di telefonia per acquistare delle Sim, ma il deserto in confronto si rivela molto più frequentato e vivo di questa città, che è comunque il porto maggiore dell’Iran, nel giorno festivo. Fortuna che Roby ha fatto amicizia con un giovane iraniano sul traghetto e ha così cambiato qualche euro in Rial, altrimenti toccava elemosinare la cena nell’unico localino che abbiamo trovato sul far delle sera, quando i bazar hanno cominciato a rialzare le serrande.
Niente di che per essere il primo giorno in Asia. Speriamo che domani volga al meglio.

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