Quando, dopo la guerra sociale del 90-88 a. C., gli Italici ottennero la cittadinanza romana, nella legione furono abolite le ali degli alleati e a esse subentrarono reparti di fanteria e cavalleria forniti dai provinciali (auxilia). riconoscendo loro il diritto di sposarsi durante il servizio militare, aumentando il reclutamento di provinciali, tanto che, una volta entrato a, operando, infine, una serie di altre concessioni, tese a migliorare la condizione dei soldati, tra le quali l'istituzione dell', il prolungarsi di numerose guerre lungo i, continuavano a costituire il nerbo dell'esercito romano, costituite da, le vinee (larga circa 2 metri, alta 2 e lunga 4,70 metri), tettoie di legno leggero che potevano essere realizzate in gran numero a formare un lungo corridoio che consentiva l'avvicinamento alle mura degli. [62] Si trattava di una coorte milliare, vale a dire di dimensioni doppie rispetto alle altre nove coorti, con 5 centurie (non 6) di un numero doppio di armati (160 ciascuna), pari a 800 legionari complessivi, ed a cui era affidata l'aquila della legione.[62]. Altro Collezionismo; Armi e Forze Speciali; Attualità - Economia; Mezzi Militari; Storia Militare; Ideologie politiche; Multimediale; Novità «Si chiamavano ali poiché affiancavano le legioni sulla destra e sulla sinistra, come le ali nel corpo degli uccelli.». I primi erano costruiti in via temporanea per garantire la sicurezza della legione durante la sosta notturna in territorio nemico, i secondi erano relativamente stabili e potevano essere di due tipi: castra hibernia, in cui svernare, e castra aestiva, in cui alloggiare le truppe nei mesi estivi o in prossimità delle campagne militari. L'unità costituì l'elemento fondamentale della legione romana dalle battaglie contro Equi e Volsci, vinte da Furio Camillo, fino alla Seconda guerra punica. Un'armata romana schierata, composta da 4 legioni (2 romane e 2 alleate), occupava un fronte di circa 1700 metri. Elmo corinzio, elmo attico e elmo calcidico--->Elmi di fogge gerche, largamente usati dai romani in età regia. La vita delle legioni inizia con Roma stessa, fin dall'epoca della sua fondazione (753 a.C. circa) il termine legio indicava quell'insieme di cittadini-soldato che prendevano le armi al richiamo del loro re(legio deriva da lego = leva). A differenza delle successive formazioni legionarie, composte esclusivamente di fanteria pesante, le legioni della prima e media età repubblicana consistevano di fanteria sia leggera che pesante. Il compito principale del genio militare era quello di fornire un adeguato supporto tecnico alle unità combattenti negli spostamenti (con la costruzione dell’accampamento di marcia, di ponti militari, strade, ecc. Nella storia di Roma, l'esercito poté contare su oltre 60 legioni (composte di 5 000÷6 000 armati) al termine della guerra civile tra Ottaviano e Marco Antonio,[1] e su un minimo di 28 agli inizi del principato (ridotte a 25 dopo la disfatta di Teutoburgo). Nel tardo impero l'esercito, per difendere i confini imperiali dalla crescente pressione barbarica, non potendo contare su reclute insignite di cittadinanza, a causa sia del calo demografico all'interno dei confini dell'Impero, sia della resistenza alle coscrizioni[183][184], ricorse sempre di più a contingenti di gentiles (fino a una vera deriva "mercenaristica"), utilizzati dapprima come mercenari a fianco delle unità regolari tardo imperiali (legiones, vexillationes e auxilia), ed in seguito, in forme sempre più ingenti e diffuse, come alleati che conservavano le loro tradizioni e le loro usanze belliche. ...Leggi Tutto The Roman Imperial Army of the First and Second Centuries A.D. Frontiers of the Roman empire. La fanteria al centro era sempre coperta ai fianchi da unità di cavalleria e disponeva di avanguardie di fanti leggeri, che davano inizio alla battaglia disturbando il nemico con dardi o giavellotti sul nemico, per poi ritirarsi al sicuro. Solo per avere un’idea alla morte di Cesare c’erano 37 Legioni, mentre all’inizio del primo Impero di Augusto le legioni … Altra chiave del successo della legione era il morale dei soldati, consolidato dalla consapevolezza che ciascun uomo doveva contare sull'appoggio del compagno, prevedendo la legione l'integrazione dei soldati in un meccanismo complessivo di lavoro di squadra. Sul rovescio di questa moneta coniata sotto Vetranione, l'imperatore regge due labari, insegne di Costantino I. I simboli militari romani erano il vexillum, un piccolo stendardo consistente in un drappo, e il signum, costituito da forme solide raffiguranti animali, persone o oggetti. Ricostruzione grafica delle fortificazioni realizzate dal gruppo dei genieri di Cesare durante l'assedio di Alesia (52 a.C.). Secondo la tradizione fu Romolo stesso ad istituire la prima Legione romana, ma il numero delle Legioni aumentò in proporzione alle nuove conquiste e all’espansione di Roma. [128][129], Ad Alessandro Severo si deve un crescente utilizzo presso tutte le fortezze del limes di nuovi modelli di catapulte (ballistae, onagri e scorpiones), al fine di tenere impegnato il nemico fino all'accorrere delle "riserve strategiche" (concetto iniziato con Settimio Severo, sviluppato da Gallieno, Diocleziano e Costantino I.[130]. [5] Con l'inclusione del popolo Sabino, Romolo raddoppiò il volume delle truppe, potendo così contare su 6 000 fanti e 600 cavalieri. balistàrio s. m. [dal lat. Per omaggiare questo simbolo utilizziamo uno splendido passo di Giuseppe Antonelli ("Roma alla conquista del mondo antico" edito dalla… [145][146] Asclepiodoto informa (nel I secolo a.C. però) che la cavalleria poteva assumere varie formazioni: quadrate, a losanga, allungate, a cuneo[147]. Nel 476 le armate sollevate da Odoacre contro il magister militum Flavio Oreste e l'ultimo imperatore in Italia, Romolo Augusto, erano costituite unicamente da alleati germanici, perlopiù Sciri ed Eruli. Con Diocleziano le legioni furono divise in due grandi corpi, quelli di campagna e di scorta all’imperatore (comitatenses) e quelli di confine (limitanei). [71] In questo periodo esistevano, infatti, numerosi reparti di cavalleria ausiliaria (formata da provinciali e alleati, i cosiddetti peregrini), quale degno completamento tattico e strategico alla fanteria legionaria (formata invece da cittadini romani).[72]. [171] A questa economia vanno aggiunti il pedes, il fante, e il semissalis, collocato tra il cavaliere e il circitor. Il percorso che egli compì, fu però graduale nel corso degli ultimi tredici anni di regno (dal 324 al 337, anno della sua morte), continuando poi con i suoi figli. Utili in fase di avanzamento erano le vinee (anche i plutei) o in alternativa la formazione a testuggine, delle tettoie mobili per proteggere i soldati o gli scavatori nell'avvicinamento alle mura. [191] Tuttavia l'assetto generale dell'esercito romano tardo-imperiale, e alcune sue unità, sopravvissero almeno fino al VI secolo in seno alla Pars Orientis. Un numero comunque esiguo se si pensa che dovevano presidiare circa 9 000 chilometri di confine, controllare e difendere i 70 milioni di abitanti dell'Impero e che per raggiungere il confine dall'Italia occorrevano mediamente 2 mesi di marcia.[132]. L'esercito iniziava a tradursi in una forza meno stanziale, non più puramente di "confine o sbarramento", come era stato per i due secoli precedenti, in cui era apparsa legata in prima istanza alle forze di fanteria e in misura ridotta a quelle montate. [34], Con la riforma manipolare descritta da Livio e da Polibio, la cavalleria legionaria tornò a disporre di 300 cavalieri,[35][36] divisi in dieci squadroni, a capo di ognuno dei quali erano posti tre comandanti, i decurioni, organizzati verticalmente. Storia delle Legioni romane: I nomi e i simboli delle legioni che fecero di Roma la più grande potenza militare dell’antichità. [62] Primo esempio di costruzioni che ospitassero una coorte di queste dimensioni lo si trova nella fortezza legionaria di Inchtuthill in Scozia. Il comando era tenuto da un legato di rango senatorio, ma in epoca severiana venne sostituito da un praefectus di rango equestre. [161], Con la riforma costantiniana post 324, sembra che i reparti di cavalleria legionaria siano stati pressoché aboliti a vantaggio di nuove unità di cavalleria specializzata, denominate vexillationes. Con il passare dei secoli l'ingresso nell'impero di gruppi barbari fu visto come l'occasione per acquisire nuove reclute. VI a. C. Servio Tullio divise in classi i cittadini in relazione ai mezzi di fortuna di ognuno (tanto più necessari dopo l’avvento della tattica oplitica propria della falange per la quale occorreva una costosa protezione), gli effettivi della legione furono portati a 4000 uomini distribuiti in centurie, oltre alla cavalleria schierata alle ali. La "spina dorsale" dell'esercito romano rimase la legione, in numero di 28 (25 dopo Teutoburgo). ), fino alla costruzione di opere civili in tempo di pace (come le mura a protezione di importanti colonie). Numerate da I a X,[32][33] ogni coorte era formata da tre manipoli oppure da sei centurie, per un totale di 3.840 fanti. In genere le unità palatinae costituivano l’esercito dedicato ad una intera Prefettura del Pretorio, mentre le unità comitatenses costituivano l’esercito dedicato ad una singola Diocesi nell’ambito della Prefettura. [175] Costantino, all'opposto, con le forze prelevate dalle frontiere trasformò il comitatus, comandato da magistri militum provinciali, che divenne la principale massa di manovra dell'esercito. [136] La legione però rimaneva ancora legata al territorio, alla provincia di appartenenza, anche se essa andò perdendo di consistenza, passando dai circa 6 000 componenti dell'età alto-imperiale, ai 5 000 dell'età dioclezianea e ai 3 000 di quella valentiniana. L'artiglieria romana comprendeva baliste (ogni legione ne aveva 55, servite ciascuna da 11 uomini), ossia grandi balestre montate su ruote, che grazie alla torsione delle loro corde riuscivano a scaraventare anche a molti metri di distanza enormi dardi, che potevano essere anche incendiati. IV a. C. le esigenze militari si fecero più incessanti, le legioni furono portate a quattro e diventarono unità tattiche: in occasione della II guerra punica diventarono una ventina. Armamento e organizzazione, Vol. Ciò indusse i Romani a creare, sembra a partire dalle guerre pirriche, un primo esempio di accampamento militare da marcia fortificato, per proteggere le armate romane al suo interno[38]. Elmo di Montefortino—>In bronzo, dotato di tre piume d’aquila rosse. Delle legioni sopravvissute alla guerra civile, 28 rimasero dopo Azio, e 25 dopo la disfatta di Teutoburgo, oltre ad un numero crescente di auxilia. Partendo dalla base troviamo: Il modello ideale di disposizione tattica della legione in epoca alto-imperiale è fornito dal racconto di Tacito della vittoria della Legio III Augusta, comandata dal proconsole Furio Camillo, su Tacfarinace nel 17 d.C.[96]. Armi d'assedio ampiamente utilizzate erano le baliste, grosse balestre utilizzate per scagliare proietti di pietra o frecce e gli scorpiones, utilizzati per il lancio di dardi e frecce di medie dimensioni. L'esercito ora poteva contare su 400 000 armati complessivamente. [181] Le perdite subite portarono all'ammissione in grosse quantità di ausiliari e foederati germanici (ad esempio Unni): ciò poteva portare benefici a breve termine, ma era deleterio a lungo termine, in quanto diminuiva gli investimenti nel rafforzamento delle unità regolari.[182]. II d. C. Ogni legione era indicata con un numero e aveva un titolo onorifico con significato divino o diretto all’imperatore, talvolta alla regione di appartenenza. L'imaginifer invece era il portatore dell'imago dell'imperatore, introdotta da Augusto, quando la figura dell'imperatore divenne oggetto di culto. [140] L'abolizione della cavalleria interna alla legione, fu un processo lungo iniziato dalla riforma di Gallieno (o degli imperatori illirici), quando la cavalleria andò lentamente separandosi dalla fanteria legionaria, divenendo di fatto indipendente proprio sotto Costantino I (324-337) e cessando così di esistere come corpo aggregato alla legione romana.[162]. Moneta costantiniana risalente alla vittoria su Licinio. Il ponte di Cesare sul Reno realizzato nel 55 e 53 a.C. Aquilifero del tempo della guerra gallica con signum. Soldati di epoca repubblicana. Fonti storiografiche riportano un primo conteggio di quattro legioni durante la guerra latina (340-338 a.C.),[49] a cui andava sommato un numero pari di truppe alleate di fanteria e un numero triplo di cavalleria,[50] il quale arriva al suo apice durante la seconda guerra punica dove l'esercito romano arrivò a contare ben 23 legioni[51] tra cittadini romani e Socii (nel 212-211 a.C.); si trattava di una forza pari a circa 115 000 fanti e 13 000 cavalieri in base alle fonti[36][52]), le quali non tengono conto delle truppe dislocate in Spagna agli ordini dei fratelli Gneo e Publio Scipione.[51]. sparirono quindi le differenze nell’armamento e la distinzione in ordini tra astati, principi e triarii rimase solo a fini amministrativi; vennero anche aboliti i veliti, pertanto i legionari assunsero tutti l’aspetto di fanti pesanti, armati di gladius e pilum e protetti da scutum, elmo e corazza. Altri potevano essere addetti a svariate altre funzioni (dalla fabbricazione delle armi, al comando di unità della flotta ecc).[166]. Insieme alle baliste venivano schierati anche gli onagri (catapulte chiamate così per il rinculo che producevano durante il lancio), che lanciavano massi ricoperti di pece, cui si appiccava il fuoco, creando vere "bombe incendiarie", con lo scopo di abbattere le difese nemiche, distruggendo mura ed edifici. Le vexillationes equitum andarono incontro a un progressivo consolidamento nell'organico e nel numero di distaccamenti, tanto da far pensare all'assegnazione di una nuova funzione strategica alle unità di cavalleria. M. Potenza & L. Paganotto - Two4StoryTale. Le truppe ausiliarie dell’esercito romano ... Grandi battaglie . La fanteria di riserva, i velites, era fornita dalle classi censitarie inferiori. The Later Roman Empire, 284–602: A Social, Economic and Administrative Survey, The Cambridge Companion to the Roman Republic, La crisi dell'impero romano, da Marco Aurelio ad Anastasio, Classes. [209] Le flotte provinciali erano guidate invece da centurioni o da prefetti equestri. [70], La cavalleria legionaria, abolita nell'epoca di Gaio Mario, fu reintrodotta da Augusto. Le legioni di Roma, potenza e organizzazione Augusto, Costantino, Diocleziano, Esercito romano, Roma antica, Settimio Severo In origine, l’organizzazione militare romana indicava una sorta di leva, acquisendo sempre di più il significato di contingente, fino a diventare la colonna portante della forza romana nei suoi piani di espansione. [45], Con la riforma mariana, le legioni, ora schierate secondo il nuovo ordinamento coortale, venivano disposte normalmente su due linee (duplex acies), soluzione che permetteva di avere un fronte sufficientemente lungo ma anche profondo e flessibile.[46]. Il cursus honorum prevedeva che nessuno potesse intraprendere la carriera politica senza aver prestato almeno 10 anni di servizio militare. Non era ancora presente nei loro cuori quel desiderio di. Gibbon (Capitolo XVII) narra che molti giovani si tagliarono le dita della mano destra pur di non essere arruolati. Augusto cambiò struttura alla legione, aumentando i suoi effettivi fino almeno a 5.000 soldati, essenzialmente fanti ma anche cavalieri (120 per legione, comandati da centurioni, non da decurioni), questi ultimi con funzioni di esplorazione, messaggeri o scorta del legatus legionis. Fondamentale novità del periodo relativo alla legione manipolare, dovendosi condurre campagne militari sempre più lontane dalla città di Roma, vide il proprio gruppo di genieri costretti a trovare nuove soluzioni difensive adatte al pernottamento in territori spesso ostili. [208] Flotte minori erano stanziate nei mari delle province periferiche (Britannia, Germania, Pannonia, Mesia, Ponto, Siria). Tale uso fu fatto da Germanico nel 14 d.C. contro i Catti e nel 16 d.C. contro i Cherusci nell'assalto delle truppe romane contro un terrapieno difeso dai barbari.[79]. The Evolution of the Roman Imperial Fleets, The Roman Empire: from Severus to Constantine. La Notitia dignitatum elenca in quest'epoca ben 88 vessillazioni. [141] Arriano riferisce invece la disposizione in otto ordini: i primi quattro composti da uomini armati di hasta; tra questi gli uomini assegnati al primo rango protendevano in avanti le aste, alla maniera della falange, mentre nel secondo, terzo e quarto rango i compagni nelle retrovie si apprestavano a mettere mano alle armi da lancio (dardi e giavellotti), e una volta scagliate, riprendevano in mano le lunghe lance e le spade per farsi sotto il nemico. In assenza di tribuni, il comando era affidato al praefectus castrorum.[34]. Allo stesso modo si comprende come essa non fosse adatta alle schermaglie, alle scaramucce di confine e al presidio delle zone frontaliere, a motivo della sua struttura lenta e poco manovrabile. Il castrum romano poteva estendersi anche su 20-30 ettari e ospitò fino all'89 d.C. 2 legioni, dopodiché ne poté ospitare solo una. Alcuni studiosi hanno creduto che ciò andasse ad aumentare considerevolmente il numero delle legioni, in realtà molte di queste legioni erano semplici "distaccamenti legionari" (ad esempio gli Ioviani dalla legio I Iovia, i Septimiani dalla legio VII Claudia, ecc.) Premesso ciò, al tempo di Alessandro Severo, aumentò il ricorso sempre più frequente ad unità ausiliarie di arcieri montati (tra osroeni, palmireni ed emesiani), integrati nei numeri di cavalieri dalmati e mauri, operativi già nel II secolo; oltre a cavalieri in particolar modo quelli corazzati (i cosiddetti catafrattari, clibanarii), reclutati sia in Oriente, sia tra i Sarmati, ma anche di quelli "leggeri" provenienti dalla Mauretania.[120]. Conservare e difendere l'aquila significava preservare la continuità della legione, perché la sua perdita poteva comportarne lo scioglimento, come avvenuto per le legioni distrutte dopo le battaglie di Carre e Teutoburgo. Spesso erano utilizzate anche rampe (come quelle di Jotapata e Masada) per far arrivare le torri d'assedio alle mura (munite di baliste o di arieti) o si ricorreva alla costruzione di imponenti terrapieni (come ad Avarico). La cavalleria legionaria di questo periodo appare divisa ancora in turmae e guidata da decurioni. Tutte queste unità, tranne due, appartenneo al Comitatus, con una minoranza tra i Comitatensi palatini, mentre ci fu solo un'unità militare di arcieri catafratti. [160] In particolare gli auxilia palatina erano costituite da circa 500 fanti, generalmente con armamento leggero, più versatili delle legiones ed impiegabili anche in azioni di guerriglia e rastrellamento. Le fortezze ausiliarie (castella) erano basi di attività di pattugliamento e monitoraggio dei confini, fondamentali anche per tenere impegnato il nemico in caso di invasione. Promossa o meno da Gallieno, si assistette al consolidamento delle forze di uomini a cavallo, detti Equites promoti (con base nella già citata Milano) formati da unità reclutate nell'Illirico (dalmatae), in Nord Africa (mauri) e in aggiunta da forze d'élite (scutarii), sempre svincolati dalla legione, non è chiaro se preposte all'intervento come forza d'emergenza nel caso di invasione ("riserva mobile"). Settimio Severo avviò importanti riforme militari che toccarono numerosi aspetti dell'esercito romano e che costituirono le basi del successivo sistema fondato sugli imperatori militari del III secolo. [171] Va ricordato che a ciascun grado più alto, pur trattandosi di soldati, corrispondeva una paga più alta. Si trattava però di una forza alquanto ridotta, i cui cavalieri erano dotati di uno scudo più piccolo e rotondo (detto parma o clipeus), come ci racconta Giuseppe Flavio, al tempo della prima guerra giudaica. La legione romana era un’unità di primaria importanza a livello tattico ma anche a livello strategico in quanto la sua sola presenza in una Provincia rappresentava un valido deterrente per i nemici, nonché un formidabile strumento di romanizzazione dei popoli assoggettati. Le risposte per i cruciverba che iniziano con le lettere C, CO. Dopo le sanguinose guerre contro Cartagine, la flotta romana era diventata tra le più forti del Mediterraneo. ), nelle operazioni d’assedio di città nemiche (con la realizzazione di macchine d’assedio, rampe e terrapieni, cordoni di mura intorno alle città assediate, ecc. L'accusa di Zosimo rivolta a Costantino,[174] e replicata dall'anonimo autore del De rebus bellicis attorno al 370, di aver minato la difesa delle frontiere allo scopo di istituire forze dinamiche di intervento, tradendo il progetto dioclezianeo del presidio dei confini, ha per lungo tempo contribuito a interpretare in senso oppositivo le strategie militari di Diocleziano e di Costantino. var message=""; function clickIE() {if (document.all) {(message); return false}} function clickNS(e) {if (document.layers||(document.getElementById&&!document.all)) {if (e.which==2||e.which==3) {(message); return false}}} if (document.layers) {document.captureEvents(Event.MOUSEDOWN); document.onmousedown=clickNS} else {document.onmouseup=clickNS; document.oncontextmenu=clickIE} document.oncontextmenu=new Function("return false"). [13][14], Effettuavano il combattimento in modo estremamente compatto, armati di lancia e spada, difesi da scudo, elmo e corazza o da altre protezione pettorali. Per tutta l'età regia di Roma l'esercito romano fu costituito da un'unica legione, tanto da identificarsi con quest'ultima e viceversa. Pettorina—>Copriva soltanto il petto ed era in bronzo. Creò la prima forma di autocrazia militare, togliendo potere al Senato dopo aver messo a morte numerosi membri dello stesso. Vegezio, autore di un manuale di strategia militare redatto tra la fine del IV secolo e la prima metà del V secolo, si lamentò per l'imbarbarimento progressivo dell'esercito romano, il quale, cominciando a combattere alla maniera barbarica, perse il suo tradizionale vantaggio nella superiore disciplina e strategia militare; lo stesso Vegezio si lamentò per il fatto che l'imperatore Graziano avesse permesso ai suoi fanti, probabilmente di origini barbariche, di non indossare più elmo e armature, esponendoli maggiormente alle armi nemiche e portando come nefasta conseguenza a diverse sconfitte contro gli arcieri goti. Lo Strategikon, prontuario di guerra attribuito all'imperatore bizantino Maurizio, metteva in guardia dal comporre una formazione da battaglia con meno di quattro ordini. Al di sotto del prefetto, di grado superiore al centurione triarca c'era il navarca, comandante di una flottiglia o di una squadra di imbarcazioni, anche se Vegezio sostiene che fosse a capo di una singola nave, con l'incarico di curare l'addestramento dell'equipaggio. Il risultato fu un esercito romano nel nome, ma sempre più culturalmente estraneo alla società che era chiamato a proteggere. – [...] Soldato delle legioni romane addetto al servizio delle baliste. [122] A partire da questo periodo si cominciò a fare ricorso ad unità di contarii, truppe armate di contus, ad imitazione dello stile di combattimento aggressivo tipico di sarmati e iazigi, fondato sulla carica diretta. Il comando generale era affidato al legatus. Riordinò l'intero sistema di difese dei confini imperiali, acquartierando in modo permanente legioni e auxilia in fortezze e forti lungo il limes. Prima adottato dalle coorti e dalle ali di cavalleria, passò successivamente a identificare l'intera legione. I sistemi difensivi più rapidi e più facilmente realizzabili erano costituiti dai cavalli di frisia, ovvero da pila muralia (pali acuminati con un'incavatura al centro per consentire l'incastro assieme ad altri pila) legati insieme e posti in cima agli aggeri che sorgevano accanto all'intervallum che separava la zona adibita ad ospitare le tende (papiliones), da quella della cinta difensiva, solitamente costituita da un fossato a ridosso di un terrapieno, per i campi temporanei, o da un vallum di legno o pietra (intervallato da quattro porte mediane) munito di torri per quelli permanenti. La struttura militare della legione. L'obiettivo della campagna militare consisteva nell'occupare le cosiddette “porte del Caspio” (passo di Darial), sottomettendo il popolo degli Albani e forse degli stessi sarmati Alani più a nord. La consistenza delle Legioni con il tempo arrivò poi a 6.000 uo. La stessa cavalleria legionaria in servizio presso le legioni non aveva una funzione tattica sul campo, ma era utilizzata per compiti di ricognizione, di picchetto e avanscoperta. un tribuno al comando della cavalleria, il. Qui un cavaliere dacico reca una testa di drago costituita da una manica a vento, sibilante al passaggio dell'aria. La legione si disponeva su tre file, nella tipica formazione a falange,[2] con la cavalleria ai lati, chiamate alae. 1 – UNITA’ TATTICHE DELLA LEGIONE ROMANA. [187] La soluzione di Vegezio era tornare all'antico modo di combattere, alla "maniera romana", abbandonando il modo di combattere "alla barbara" introdotto dal sempre più crescente arruolamento di Barbari; in Occidente, tuttavia, per diverse ragioni, non si riuscì a invertire questa tendenza, portando alla sua rovina. Il resto del corpo di truppa, degli ufficiali e sotto-ufficiali rimase pressoché invariato: Ad Alessandro Severo risalirebbe un'importante modifica tattica, come il ritorno allo schieramento falangitico di più legioni contemporaneamente, fino a costituire una massa d'urto di 6 legioni complessive (per un totale di 30 000 armati), fianco a fianco, senza alcun intervallo tra loro. Le centurie, di 60 uomini nelle prime due linee e di 30 nella terza, furono raggruppate a due per due in manipoli comandati da centurioni. Essi erano: Sotto di loro i magistri militum regionali, per la cavalleria e per la fanteria. Spesso, per non privarsi della manodopera necessaria alla coltivazione delle loro terre, i latifondisti riscattavano dal servizio militare i loro contadini, versando al fisco una quota sostitutiva in denaro, che era usata dallo stato per reclutare i barbari (il problema è in realtà molto discusso; cfr. Ogni schola era comandata inizialmente da un tribuno, poi successivamente al V secolo da un comes scholarorum, che aveva sotto il suo diretto commando un certo numero di ufficiali anziani detti domestici o protectores. [84] Lo stesso Plinio in Bitinia ricevette la richiesta di selezionare dei tecnici della più vicina legione per l'edificazione di un canale. La presenza di due Augusti e due Cesari facilitava, infatti, la rapidità dell'intervento armato e riduceva i pericoli che la prolungata assenza di un unico sovrano poteva arrecare alla stabilità dell'Impero. Si trattava della II e III Italica.[108]. Ogni legione era composta di circa 5 000 cittadini, in prevalenza Italici (attorno al 65%,[55] per lo più provenienti dalla Gallia Cisalpina, rispetto a un 35% di provinciali, muniti anch'essi di cittadinanza romana), per un totale di circa 140 000 uomini (e poi circa 125 000), che si rinnovavano con una media di 12 000 armati all'anno. Le fasi dell'assedio erano fondamentalmente tre, svincolate spesso da un ordine logico tra loro. Si capisce quindi come le forze ausiliarie (fanteria e cavalleria leggere, tiratori) fossero componenti complementari e non alternative alle legioni; una campagna di conquista senza queste forze e senza l'apporto della loro cavalleria (organizzata in alae e cohortes equitatae), sarebbe stata altrimenti inattuabile. Ogni nave era assimilata ad una centuria e comandata di norma da un centurione chiamato triarca. In altri casi si provvedeva alla costruzione di strade in zone acquitrinose (pontes longi), come avvenne in Germania durante il periodo della sua occupazione (dal 12 a.C. al 9 d.C.). [82][83], Ma il genio della legione non assolveva soltanto a funzioni militari. Egli favorì i legionari in svariati modi: Non è chiaro se sia stato l'imperatore Gallieno ad aumentare il contingente di cavalleria interno alla legione stessa, portandolo da soli 120 cavalieri a 726 (pari a 22 turmae), o i suoi successori, gli imperatori illirici, come una parte della storiografia moderna sembra sostenere. Gaio Mario e la Riforma dell’esercito romano, L’organizzazione della cultura in età augustea, sesquiplicarii (paga pari a 1,5 volte quella di un soldato semplice), ovvero il cornicen, il bucinator, il tubicen, il tesserarius ed ilbeneficiarius e. duplicarii (paga pari al doppio rispetto a quella di un soldato semplice), ovvero l’optio, l’aquilifer, il signifer, l’imaginifer, il vexillarius equitum, il cornicularius ed il campidoctor. Quando sul finire del sec. Vi erano poi altri tipi di schieramenti praticati dalle armate romane del tardo periodo repubblicano: su una sola linea, ovviamente quando era necessario coprire un fronte molto lungo come nel caso del Bellum Africum durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo;[47] o su tre linee (triplex acies), formazione spesso utilizzata da Cesare durante la conquista della Gallia, con la prima linea formata da 4 coorti, e le restanti due, formate da tre coorti ciascuna.