400-25: a causa di ciò e della situazione di emergenza in cui si trovava l'Occidente romano, che portò a costanti cambiamenti nelle disposizioni delle armate e dei comandi a seconda delle necessità del momento, il documento in molti casi non riflette né la situazione nel 395 né quella nel 420-425, ma un misto delle due: per esempio le disposizioni per la Britannia sono da datare a prima del 410, in quanto è in quella data che le truppe romane si ritirarono definitivamente dall'isola;[217] mentre il grande comitatus in Spagna, che non era una diocesi di frontiera, riflette sicuramente la situazione post-410, quando la penisola iberica fu invasa da Visigoti, Suebi, Alani e Vandali. Nell’età repubblicana le legioni erano quattro, due per ogni console, ma aumentarono gradualmente con l’aumentare dei conflitti fino alle guerre civili. A loro Mario e poi i successivi comandanti concedevano anche di dividere il bottino razziato nel corso delle campagne militari. All'interno dei massimi livelli di entrambe le branche, le trasformazioni strutturali occorsero sia in conseguenza di effettive riforme militari, sia per l'emergere di naturali evoluzioni strutturali. essi comprendevano unità principalmente di rango palatino. [59] La formazione manipolare fu probabilmente copiata dai nemici Sanniti, a sud di Roma, forse quale conseguenza della sconfitta romana nella Seconda guerra sannitica. [237] Privato dell'esercito delle Gallie ed essendosi ridotti i possedimenti imperiali nelle Gallie a Provenza e Alvernia, l'Impero non era in grado di difenderle con il solo esercito d'Italia e nel 475/476 le due regioni furono conquistate dai Visigoti di re Eurico. Nei secoli della monarchia e della repubblica i soldati romani erano uomini liberi che si offrivano volontari e compravano il proprio armamento.Nel I secolo a.C. il servizio militare divenne un mestiere: ogni soldato romano riceveva dallo Stato uno stipendio, il cibo e l’equipaggiamento.. L’esercito romano era organizzato in legioni. [7], Si tramanda che l'organico dell'esercito sia passato da 3 000 a 4 000 unità nel V secolo a.C., e quindi da 4 000 a 6 000 effettivi dopo il 400 a.C.[16] Quest'ultimo organico di 6 000 uomini fu poi diviso in 60 centurie di 100 uomini ciascuna.[50]. [4], Non si conosce con esattezza la struttura dell'esercito in questa fase: Mommsen riteneva che a quel tempo l'organizzazione militare di Roma fosse regolamentata delle "Leggi dell'[apocrifo] Re [V]Italus"[5] ma, in generale, il contenuto di queste leggi è a noi totalmente sconosciuto, nonostante Aristotele vi faccia riferimento come ancora parzialmente in vigore, ai suoi tempi, presso alcune popolazioni dell'Italia. Istituì un cursus honorum anche per coloro che aspiravano a ricoprire i più alti incarichi nella gerarchia dell'esercito (ordine senatorio ed equestre), con l'introduzione di generali professionisti, non più comandanti inesperti mandati allo sbaraglio nelle province di confine. L'età minima per i volontari (non più costretti a prestare il servizio di leva) era ora stabilita a 17 anni, quella massima a 46. A partire dal 460, l'esercito occidentale era in larga parte dissolto. [224] Poiché i pseudocomitatenses erano meno efficienti dei comitatenses, e non si hanno prove del fatto che le truppe di frontiera promosse furono sostituite, ciò implicava un degrado dell'esercito sia in qualità che in quantità. E sempre Romolo sembra fu il primo ad aver distribuito personalmente ai soldati la terra conquistata in guerra. Queste ultime erano dotate di uno sperone di ferro a prua e potevano avere un ponte levatoio uncinato (corvus) che permetteva di agganciare le navi nemiche e ricreare le stesse condizioni del combattimento a terra. a.C.). Creò un esercito permanente di volontari, disposti a servire inizialmente per sedici anni (i legionari), e poi per vent'anni (dal 6); gli auxilia provinciali furono invece tratti da volontari non-cittadini, desiderosi di diventare cittadini romani al termine di una ferma militare della durata di 20-25 anni. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, "The Army" in Cambridge Ancient History 2nd Ed Vol XIII (The Later Empire 337–425), Appendix: Naval Power in the Fifth Century, Il mondo di Roma imperiale, la formazione, Le forze armate nella storia di Roma Antica, Le armature romane in età imperiale. Le auxiliae palatinae furono il prodotto di un riuscito processo di integrazione dell'elemento barbarico nelle Istituzioni Romane, a differenza di quanto avvenne con i foederati. Costantino, poi, aumentò ancora di più gli effettivi dell'esercito, che arrivarono a contare fino a 600 000 uomini (con Diocleziano erano circa 400 000 i legionari),[188] e, come abbiamo visto sopra, suddivise l'"esercito mobile" in "centrale" (unità palatinae) e "periferico" (unità comitatenses). [242] Tuttavia l'assetto generale dell'esercito romano tardo-imperiale, e alcune sue unità, sopravvissero almeno fino alla fine del VI secolo in seno alla Pars Orientis, come testimoniato dalla presenza dei Regii, una auxilia palatina attiva sin dalla pubblicazione della Notitia Dignitatum, a difesa delle Mura aureliane minacciate dagli Ostrogoti durante la guerra di riconquista di Giustiniano.[243]. I guerrieri combattevano prevalentemente a piedi con lance, giavellotti, spade (con lame normalmente in bronzo, ed in rari casi in ferro, della lunghezza variabile tra i 33 ed i 56 cm[20]), pugnali (con lame di lunghezza compresa tra i 25 ed i 41 cm[21]) e asce, mentre solo i più ricchi potevano permettersi un'armatura composta da elmo e corazza, gli altri una piccola protezione rettangolare sul petto, davanti al cuore, delle dimensioni di circa 15 x 22 cm. [212] Jones ed Elton sostengono che, dal 360 in poi, i duces erano dipendenti dal comandante del loro diocesano comitatus: il magister militum per Illyricum, Thracias, Orientem e il comes per Aegyptum, rispettivamente (sulla base di evidenze in Ammiano per il periodo 353-78 e da 3 superstiti decreti imperiali datati 412, 438 e 440). Evoluzione economica nell'Impero. Storia medievale — Le invasioni barbariche e la fine dell'Impero Romano d'Occidente: riassunto dallo spostamento degli Unni analizzando le varie popolazioni per giungere alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente Prima della battaglia di Adrianopoli, ai barbari che migravano nell'Impero con il permesso dell'Impero (receptio) oppure come prigionieri di guerra non era permesso di conservare la loro unità di popolo: alcuni venivano arruolati nell'esercito, mentre il resto veniva sparpagliato per un'area vastissima come contadini non liberi; in questo modo l'Impero rendeva inoffensivi i nuovi arrivati, e li romanizzava. [178], Diocleziano, in sostanza, non solo intraprese una politica a favore dell'aumento degli effettivi, ma anche volta a migliorare e moltiplicare le costruzioni militari del periodo, sebbene queste ultime siano risultate, sulla base dei ritrovamenti archeologici, meno numerose di quanto non abbiano raccontato gli antichi[179] ed i moderni. Il servizio durava invece fino ad un massimo di 16 anni. Ma se l'Impero fosse riuscito a controllare l'immigrazione dei Barbari e a romanizzarli, sarebbe riuscito a sopravvivere. [47] Secondo il De Francisci, la cavalleria venne organizzata non più in centuriae, ma in turmae.[48]. Venne costituita per la prima volta una "riserva strategica" in prossimità di Roma di quasi 30 000 armati: favorì i legionari in vari modi, aumentando loro la, A questo regno risalirebbero alcune importanti modifiche tattiche dell'esercito, come il ritorno allo schieramento, Aumentò il ricorso sempre più frequente ad. Armamento e organizzazione, Vol. In una seconda ed ultima fase, l'esercito romano avrebbe perso definitivamente la sua identità, come già sarebbe avvenuto all'epoca del magister militum Flavio Ezio, quando probabilmente anche la maggior parte delle auxiliae palatinae, esempio di riuscita integrazione dell'elemento barbarico nella macchina bellica romana, furono rimpiazzate da federati. Quale conseguenza, il servizio militare prestato ai livelli più bassi (e non remunerati) divenne progressivamente di più lungo termine. : triplex acies), basati sui tre tipi di fanteria pesante degli hastati, dei principes e dei triarii. A quell'epoca, secondo la Notitia, vi erano in Oriente 2 eserciti presentali imperiali (comitatus praesentales), ognuno comandato da un magister militum praesentalis, il rango militare più alto, dipendente direttamente dall'Imperatore. In totale dunque l’esercito romano nel I-II secolo d.C., al netto di successivi nuovi reclutamenti e creazione di nuovi reparti, contava all’incirca 400-450.000 uomini, sparsi in un territorio che andava dalla Britannia (conquistata da Claudio e che contava in media ben 3 delle circa 30 legioni) alla Mesopotamia. I - Dalle origini alla fine della repubblica, L'esercito romano. Il quadro di leva dell'epoca più antica era costituito dalle classi, distinte in centurie: più tardi venne sostituito dalle tribù. I gradi più bassi della nuova gerarchia militare prevedevano, oltre ai soliti centurioni e tribuni, anche i cosiddetti duces,[185] i quali avevano il comando territoriale di specifici tratti di frontiera provinciale, a cui erano affidate truppe di limitanei. [99] Furono poi eliminate le divisioni precedenti tra Hastati, Principes e Triarii, ora tutti equipaggiati con il pilum (non più l'hasta, che fino ad allora era in dotazione ai Triarii). Il numero delle legioni non solo fu aumentato, ma fu meglio distribuito: si cominciarono a utilizzare sempre più spesso loro vexillationes, riducendo il numero degli effettivi della "legione madre" a vantaggio di sue "parti" inviate in altri settori strategici, dai quali mai più avrebbero fatto ritorno al "campo base". ),[102] per creare maggior attaccamento all'unità di appartenenza e spirito di gruppo, in modo da combattere sia per la paga sia per la patria. Le unità di fanteria dell'esercito romano tardo imperiale erano le legiones (palatinae, comitatenses o pseudocomitatenses) e le auxiliae palatinae. [212] Tuttavia, i decreti imperiali del ca. Furono formate anche le coorti pretoriane e urbane (di Roma, Cartagine, Lione e d'Italia) e dei Vigili di Roma; la flotta imperiale divisa in squadre a Ravenna, Miseno e Forum Iulii, e quelle provinciali di Siria e Egitto, e le flottiglie fluviali su Reno, Danubio e Sava.[105]. L'esercito romano fu l'insieme delle forze militari terrestri e di mare che servirono l'antica Roma nella serie di campagne militari che caratterizzarono la sua espansione, dall'epoca dei sette re, alla Repubblica romana e all'epoca imperiale fino al definitivo crollo. ... un andamento discendente sotto i Regni romano-barbarici dei secc. [217] L'unico dux che probabilmente dipendeva direttamente al MVM era il dux Raetiae I et II, le cui province appartenevano alla diocesi di Italia. [183] Il posto dei pretoriani fu sostituito dalla nuova formazione delle schole palatine, le quali ebbero lunga vita poi a Bisanzio ormai legate alla persona dell'imperatore e destinate a seguirlo nei suoi spostamenti, e non più alla Capitale.[184]. [233] Sempre Vegezio lamentava poi che i proprietari terrieri, non intendendo perdere manodopera, escogitavano diversi espedienti pur di non fornire soldati all'esercito, ricorrendo anche alla corruzione degli ufficiali reclutatori: ciò fece sì che, invece di reclutare gente idonea al combattimento, venissero reclutati pescatori, pasticcieri, tessitori e altre professioni ritenute non idonee da Vegezio. [67] Sono esclusi dal servizio militare legionario coloro che avevano un censo inferiore alle 400 dracme (paragonabili a 4 000 assi secondo il Gabba[70]), anche se vengono impiegati nel servizio navale. Inoltre, la sezione occidentale rappresenta un esercito in crisi e prossimo alla sua dissoluzione: Heather ha calcolato che, dei 181 reggimenti di comitatenses elencati per il 425, solo 84 esistevano prima del 395, implicando la distruzione o la dissoluzione di circa 76 reggimenti di comitatenses nel corso del periodo 395-425 (ipotizzando che nel 395 i reggimenti fossero 160, come per l'Oriente; 160-84=76); le perdite furono rimpiazzate portando addirittura ad aumentare le unità di comitatenses a 181 (invece di 160), ma in realtà ben 61 dei 97 reggimenti di comitatenses neocostituiti erano semplicemente unità di limitanei promosse a comitatenses (ovvero pseudocomitatenses), implicando la diminuzione delle unità di comitatenses veri e propri da 160 a 120. L'esercito manipolare si basava in parte sul sistema di classi sociali e in parte sull'età e sull'esperienza militare,[64] e rappresentava quindi un compromesso teorico tra il precedente modello basato interamente sulle classi e gli eserciti degli anni che ne erano indipendenti. che cadde solo alla metà del XV secolo, anche se tecnicamente non vi è cesura tra l'esercito d'Occidente e quello di Oriente. Tuttavia, una traccia della vera organizzazione sopravvive: la Notitia mostra i duces della Caesariensis e Tripolitania come dipendenti al comes Africae. Si conserva qui la tradizionale divisione tra Impero ed esercito romano, che sarebbero terminati alla fine del V secolo, e Impero ed esercito bizantino, III - Dal III secolo alla fine dell'Impero d'Occidente. Come noto, se il soldato doveva portarsi il bagaglio sulle spalle o sospeso a una forca, gli ufficiali potevano contare su un numeroso personale specializzato. La flotta, da allora in poi, diminuì in grandezza, in parte perché un Mediterraneo pacificato sotto il dominio romano non richiedeva una grande sorveglianza navale, in parte perché i Romani, in questo periodo, scelsero di far affidamento su navi fornite dalle polis greche, la cui popolazione vantava una superiore esperienza marinara. Sebbene molte fonti della storiografia romana, compreso Livio e Polibio si diffondano estesamente sull'esercito romano in quel periodo dell'Età Regia che fece seguito alla presa di potere degli Etruschi, si tratta pur sempre di fonti tarde, mentre manca qualsiasi resoconto dell'epoca. Ognuno era comandato da un magister militum, anch'esso dipendente direttamente dall'Imperatore.[212].