Il dolore ha una positività. Santa Teresa nelle sue cadute fa prestissimo a dire tutto al Signore per poter tornare subito fra le sue braccia; invece quando ci si nasconde si dubita della bontà di Dio e ci si autocondanna. Queso ci affascina perché per noi è insopportabile consegnare la storia al male; noi facciamo grandi ingiustizie ed abbiamo bisogno di essere fermati dal giudizio severo di Dio. In Gv 10 dice la stessa cosa; bisogna che arrivi il Pastore ad aprire il recinto. E si deve anche cogliere un'identità di situazioni: il messaggio si rivolge ad una donna che è in una situazione negativa, il "breve istante" che è tutta la nostra vita. E' importante vivere la sensazione deprimente della nostra pochezza come fa nell'Annunciazione Maria, con tremore ma anche con amore. Il primo, Sebnà, è forse un idolatra, ma quello che gli succede e che ha tanti riferimenti a Gesù, sembra proprio che venga dal Signore. Noi siamo prigionieri a Babilonia e lì il Signore ci coglie, chiedendoci l'atto di fede. Questo fa pensare che la correzione fraterna e la distruzione del fratello sono molto vicine. 8-11-00 Is 21, 13-17; 2 Pt 1, 19-21; Lc 8, 9-15 (Francesco). Bisogna quindi stupirsi ed abbandonarsi al Signore, dopo aver chiesto perdono per le nostre aggressività verso Dio e verso i fratelli. Non ci sono sentenze fisse e chiuse, tutto si muove, il cuore si indurisce, ma c'è sempre la possibilità di fede provocata dalla parola di Dio. Il popolo si trova sbandato se mancano le guide, se manca il Signore. E' un dialogo fra Dio e noi, è un rapporto di ascolto e restituzione e questo avviene anche quando cantiamo i Salmi; vanno presi sul serio, altrimenti saltano fuori degli idoli paurosi. Don Giuseppe (all'Archiginnasio) ha detto: "Senza papa Giovanni, noi non saremmo qui". Dio si è nascosto nella semplicità nuova della vita umana, contro le divinità, i riti mondani che sono sempre molto festosi e terribili. Non c'è sapienza senza la croce. - Il ricordo dell'uscita dall'Egitto nel canto d'ingresso sta sullo sfondo delle parole che ascolteremo oggi dal profeta Isaia. I tempi che viviamo sono tempi di grande potenza. C'è anche un'unicità di rapporto fra Dio e noi, in quanto solo a Lui apparteniamo. Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! - Il popolo non è consapevole del suo stato; al vs 3 Dio dice: "Israele non conosce, il mio popolo non comprende". Ma c'è la volontà buona di Gesù che viene a cercare ed a salvare. - vs 20: l'opera di sostituzione di sole e luna col nuovo sole, il Signore, che sarà luce eterna per Gerusalemme, fa si che la luna nuova si può identificare con Gerusalemme stessa che brilla della luce riflessa del nuovo sole e viene resa partecipe dell'eternità del Signore. Tutto va in crisi, tutto va in giudizio. Oggi è un grande canto dell'incontro, ma perché si verifichi non si può pensare ad una vittoria imperiale. Non dobbiamo cercare segni e prodigi grandi; la gioia può essere la semplice comunione con i fratelli. - Il tema della vicinanza e lontananza è proprio del mistero di Dio. Si tratta di mandarlo al monte della figlia di Sion. - E' un grande invito a ricordarsi dell'opera del Signore. - Il brano del Profeta inizia parlando di un canto nuovo e noi abbiamo iniziato la liturgia con un canto che narra la vittoria del Signore sui suoi e nostri nemici. Al vs 11 il Signore è arrabbiato ed al vs 12 si capisce perché: perché noi non ci convertiamo. Al vs 9 gli inferi che si agitano per te: nell'iconografia della discesa di Gesù agli inferi si vedono questi re che si agitano. - I vangeli della passione e resurrezione del Signore, che la Regola ci ha raccomandato di meditare, illuminano il brano che oggi leggiamo del profeta Isaia. Con pace, riconosciamo quindi i nostri peccati. ��Ԏކq� uU��/��ۘ��m=�[�>?�u'S�.��ƍ�o��7V�c�����iwsq�� ���:(j��[��JL+�&3��w'����'q�tS����_�J 3�m$ڼ _�G�Z[V|g-�\Q��'������"�=��D�x\�������U#��ǯ�'S��C���K���$>�.�q��IN���� ����n-�z�� E' un testo di grande speranza, che parla di strade che vengono aperte, anche nei luoghi più impossibili come il mare. Questo gesto del chinare il capo è simbolico del rapporto fra l'uomo ed il suo creatore nella passione. Si possono avere tutte le carte in regola riguardo all'appartenenza al popolo del Signore, ma manca il rapporto personale col Signore. - vs 4: "Io non sono in collera" dice il Signore, anche se noi siamo una generazione incredula, come dice il vangelo. Le greggi (vs 2) sono un segnale dello sbocco positivo della vicenda. Non è una visione miracolistica, ma ogni situazione è portata a pienezza dalla presenza ovunque del Signore. L'espressione, là riferita al servo, qui è riferita a tutto il popolo (vedi anche vs 17, dove tutti ora sono chiamati servi del Signore). Questo però accade sempre se consideriamo la salvezza come un'insieme di regole da adempiere e di buone opere da compiere. Ma non possiamo pensare di soccorrere Dio con le nostre buone azioni. -Il primo verbo che incontriamo oggi è "ascoltare". E' il silenzio di Gesù che, nella sua passione, da un certo punto in poi tace. Al vs 3 "non avevamo alcuna stima" è il verbo del non contare, non tenerne conto; è proprio la persona da cui riceviamo tutto, è Gesù, ma è anche tutte le persone della nostra vita, tanti casi di dolore, di persone toccate dalla predilezione di Dio. E' bello che il Signore si presenti come colui che vuol fare rivivere i cuori spezzati; quasi una rassicurazione per chi ha il cuore spezzato perché sarà accolto e consolato. E' bene lasciare aperta questa domanda per tenere largo il campo d'applicazione. Questo non è contrapposto all'interpretazione cristiana che vede, nel servo, Gesù, perché in fondo è la stessa cosa. Negli ultimi tre versetti il Signore arriva con la sua mercede (salario) per il lavoro e con la sua "opera", che non è la ricompensa, che porta davanti a sè e che è il frutto buono della nostra vita. Chiediamo dunque al Signore di liberarci da tutto quello che ci impedisce un affetto semplice e pieno per Lui e per tutti. Vuole coinvolgere i suoi nella sua opera di salvezza. - La memoria di Abramo ci ricorda che la fede è un mistero che ciascuno porta nel suo cuore. E' sempre collegato all'avere occhi ed orecchi attenti al Signore. L'ebbrezza dal mattino alla sera (vs 11) ricorda l'invito dell'Apostolo a non ubriacarsi di vino, ma di Spirito Santo. - Si sente molto presente la salvezza della croce per tanti piccoli particolari (il legno, il volgersi, il piegarsi delle ginocchia, il giurare per Lui). Al vs 19 nei LXX si parla di una perplessità che colpirà la terra che, per l'angoscia, non saprà più pensare a quello che sta succedendo; questo viene ripreso in Lc 21, 25 (angoscia dei popoli in ansia). E' un silenzio tutto interno al rapporto amante di Dio per la sua creatura. Le cinque città in cui si parlerà l'ebraico fanno vedere la presenza forte d'Israele in Egitto. E' bello che il Signore ricordi quanto ha operato per il suo popolo, soprattutto ora che per questa vicenda è costretto a mettersi "contro" il suo popolo. E' una situazione in cui si trovano. - La descrizione di Ciro ha varie prospettive: è segno del Messia e della missione che il Messia avrà di abbattere i potenti (vedi Magnificat). Il canto della prostituta dimenticata: è invito del profeta a Tiro perchè si faccia ricordare. Così è ora per i Moabiti che provengono da Zoar. La Messa e la preghiera sono il luogo privilegiato per questa comunione. E' una cosa importante, legata a quanto detto ieri (chi può dimorare nelle fiamme?). Anche l'immagine della pietra angolare (pietra viva) è legata alla vittoria sulla morte. - Un'espressione bellissima per la festa degli angeli custodi è ricordare che, attraverso di loro, Dio ci prende per mano. Così noi, ogni mattina a Messa riconosciamo il Signore e questo riempie di un più grande valore ogni nostro spazio di vita. 16-10-00 Is 13, 1-13; Gc 2, 18-26; Lc 6, 1-5 (Giovanni). - Bello che Dio sia invocato come Dio vivente: Lui è entrato nella nostra vita, capisce tutto di noi, ha viscere di misericordia e cuore pieno d'amore. C'è lo Spirito inviato al re dell'Assiria, c'è una specie di violenza per cui è il Signore stesso che rigetterà chi ha presunzione di entrare nella sua terra. - Il tema della luce. Dio non giustifica il male in sè, lo giustifica nel suo Figlio. Ma lo fa piangendo e non c'è lacrima che Dio non veda. Sono tutti segni e luoghi che ci fanno ricordare la passione di Gesù. La vera spada è la sua passione. L'uomo scopre la sua realtà più profonda. - Il vs 2 sembra in contrasto col racconto evangelico dove c'è tanta gente attorno a Gesù. Anche Rut riceve nel seno una grande misura di grano. "Verranno giorni": tempi della necessaria fine di una stagione della storia, frutti nuovi per tutti. Poi è richiamata 2 Cor 5 quando dice: "Se uno è in Cristo, è una creatura nuova". Qui viene valorizzato il nostro scambio quotidiano che fa risuonare l'uno nell'altro la Parola. - Colpisce, riguardo la fecondità, che siano chiamate a gioire le abbandonate e non le maritate. I nostri pensieri invece sono legati alla terra. Gli angeli ci ricordano che siamo destinati alla casa del Padre. Bisogna partire riconoscendo di avere molta sete. - Alcune parole, senza giustificare i guardiani, fanno capire che c'è un'impossibilità concreta per loro. Al vs 17 c'è un'espressione molto bella "Ecco in pace la mia amarezza". 27-3-01 Is 63, 1-6; Fil 1, 12-20; Lc 23, 17-25 (Giuseppe), La nostra debolezza è il luogo dove si compie la potenza di Dio. In Siracide si sottolinea che lo scriba, che medita la legge del Signore fin dal mattino, ha un'attività distinta dalle altre che, pur importanti, non sono così nobili. "Pietà" è l'utero di misericordia di Dio. E' stato un grande uomo di pace e di riconciliazione fra Occidente ed Oriente, fra latini e barbari. Chi è che deve consolare? Chiediamo perdono per la nostra poca fede, che ci fa attribuire agli idoli ed a noi stessi quello che solo dal Signore può essere ricevuto. 20-10-00 Is 14, 3-21; Gc 3, 7-12; Lc 6, 12-19 (Francesco). - Il vangelo della trasfigurazione è molto bello. Testo che mette in evidenza l'angoscia e la debolezza dell'uomo contrapposta all'opera che Dio in ogni caso vuole compiere. Dobbiamo tirare indietro la nostra vita di fronte alla potenza di Dio che celebriamo nella liturgia. Trattava del rapporto fra Israele e la chiesa composta dalle genti. L'appartenenza al Signore adesso è su tutto il popolo: c'è una dilatazione della scelta fatta dal Signore al popolo. Il Signore vuole che il popolo capisca e ritorni a Lui. - Il brano di Isaia di oggi è molto legato al brano del vangelo, dove si parla di un uomo guarito da Gesù. Commento teologico al Libro del Profeta Isaia (cc. 24-3-01 Is 62, 6-12; Fil 1, 7-11; Lc 23, 13-16 (Francesco). - Bello l'accostamento col vangelo dove Simeone vede Gesù. - Oggi, attraverso il brano del libro di Isaia, il Signore ci dà una notizia importante: nessuno è estraneo alla sua attenzione. - vs 8: "Il sole retrocesse 10 gradi" è una cosa che riguarda tutti, quindi la preghiera e la sorte di un solo uomo ha rilevanza per la vita di tutti. La cecità è propria di quelli che ci vedono, non ci sono scappatoie etiche o morali (siete ipocriti, o ignoranti). Oggi, al di là delle cose che succedono, viene chiesta la perseveranza nella fede perché poi ci sarà il terzo anno ricco di raccolto.