Il vs 19 viene ripreso in Ap 21, 5: "Io faccio nuove tutte le cose. Alla quale non c'è risposta. In ebraico al vs 5 dice "il mio cuore geme", al cap 16, 9 "io piangerò nel mio cuore" ed al cap 16, 11 "le mie viscere fremono". A quest'uomo piccolissimo viene data una grande potenza. Questo è connesso all'opera delle sentinelle: se il popolo sta dentro l'opera di Dio ne trarrà giovamento. E' stato poi ricordata l'intercessione del servo sofferente perché ci sia il bene di tutto il popolo. E' sempre il tema della Pasqua. - La parola del profeta oggi riguarda i pastori del gregge del Signore. - vs 7: "si volgerà" in latino è "si china, si piega"; è lo stesso verbo che, nel vangelo di Giovanni, dice che Gesù "chinato il capo, spirò". Ieri il Signore aveva ammonito il suo popolo e l'aveva invitato ad un abbandono fiducioso. Don Giuseppe (all'Archiginnasio) ha detto: "Senza papa Giovanni, noi non saremmo qui". Nelle parabole dei banchetti la sala deve essere riempita ed entreranno "buoni e cattivi". - Il testo di oggi richiama Ap 14 quando parla del calice dell'ira di Dio. - Nei LXX anche al vs 15 c'è il verbo della conversione. Come fare allora a "vivere" questa novità? - Possiamo collegare le parole del profeta Isaia di oggi alla liturgia di ieri (domenica XXXIII T.O.). Nella Genesi era successo un incidente, qui viene descritto qualcosa di rinnovato, tutto è ricostituito in termini nuziali con una dimensione di gioia e di pace che non si trovano in Genesi. Il fatto che si può vivere dell'opera delle mani non è un'esaltazione dell'autosufficenza dell'uomo, ma è Dio che regala un frutto alla Chiesa che lei può realizzare con la sua opera. Talvolta le scritture presentano ipotesi di stanchezza di Dio, ma poi all'improvviso ce lo troviamo accanto con la sua misericordia. I verbi, qui negati, sono quelli dell'affermazione mondana o come mondanamente ci si raffigura che sia Dio. - Gerusalemme non ha ancora partorito, ha provato con altri, ma solo Dio la può rendere feconda con un suo atto unilaterale. - E' chiaro che è il Signore, Lui solo, che combatte direttamente. - I poveri cercano, ma non chiedono; ed il Signore ascolta e non abbandona. Come qui parla del terzo giorno, là parla del tempio del Signore che sarà distrutto e ricostruito in tre giorni. In realtà tutto è già compiuto in Gesù. - Il testo ci invita a considerare un fatto importante: la decisione del male che si colloca dovunque, ha un carattere invasivo tanto che il testo ci dice che viene aggredita l'eredità del Signore, non in elementi marginali, ma nella sua totalità. In Lc 6 parla della misericordia, di cui ci sarà versata nel grembo una misura traboccante. "Questi a me dov'erano?" - vs 15: "cuore degli oppressi", richiama il Salmo 50 dov'è oggetto del gradimento di Dio. Questi angeli sono le persone "segno" di Gesù: e come fa ad essere segno di Gesù un bambino che ha un nome così brutto? E' merito della grande misericordia di Dio; anche le parole di Giacomo sulla pazienza aiutano molto. - L'Ebreo fedele come può leggere oggi questo testo? - Il servo del Signore apparso ieri, oggi assume nuove ed importanti connotazioni. La stanchezza sulle alture (vs 12) ancora richiama il culto degli idoli, la cui ricerca non può dare riposo (sono le vie del nostro orgoglio). - Le donne di vs 9 sono persone che stanno in quiete, una quiete che consiste nel fatto che non sorgono per udire la Parola. La missione affidata al medico quindi è soprattutto quella di ridare integrità; non parla di tagliare od asportare. Questo fa scaturire fatiche grandissime ed affermazioni molto lontane dal cuore di nostro Padre che ha voluto invece consegnarci tutto in questo atto d'amore. - Nella vigna c'è un rischio: decidere chi deve fare guerra ai rovi; non è una vigna tranquilla. Veste di derisione, mantello di porpora, corona di spine; in questo vuoto d'autorità c'è la figura di Gesù, un re deriso e sconfitto. Chi è costui che ha fiducia? - vs 19: si può trovare un parallelo nel vangelo. Il verbo dell'adorare di vs 23 richiama il "gioire " del vangelo dopo la salita al cielo di Gesù. Anche nel Cantico le tende di Kedar sono ricordate come cosa bella. Dio ha promesso di sanare il suo popolo dalla sua malattia; nel capitolo precedente (vs 18-19) c'è il verbo guarire. Da ultimo la tenda, ombra, rifugio, riparo, baldacchino: il Signore vuole custodire il suo popolo. Il vangelo ci illumina anche riguardo al nostro rapporto con questa comunicazione di novità: le ipotesi negative sono o rimanere insensibili nella nostra tristezza perché sono parole al di sopra delle nostre esperienze, oppure rifiutarla con scetticismo, perché troppo lontane da una lettura "obbiettiva" della realtà. Anche i voti di fedeltà sono grazia che viene da Dio. - Servo: già ieri due volte il verbo servire era usato nella sua accezione negativa (il Signore non voleva asservire il suo popolo e non voleva da lui sacrifici servili). Qualunque cosa succeda, il male non può vincere, non può sfamarsi. La Parola viaggia, entra nei nostri pensieri, nei dubbi, nel lavoro, nella noia dell'esistenza; il problema si fa delicato. La considerazione della nostra vita ci pone quest'interrogativo. Tutto cambia perché Dio ci ama. Chiediamo perdono per le nostre insipienze, per le chiusure del cuore e le distrazioni che ci impediscono di essere attenti alla Sapienza che viene dall'alto. E' un amore esigente, vuole unità, semplicità e forza verso di lui. Gesù soffre come peccatore essendo innocente: è il modo in cui Gesù raggiunge tutto e tutti. 10-11-00 Is 22, 5b-14; 2 Pt 2, 1-3; Lc 8, 16-21 (Francesco), Mangiamo e beviamo perché domani moriremo. Il sacrificio nuovo che Isaia ci mostra è il mistero di passione che coinvolge tutto e tutti. Testo bellissimo di speranza e luminosità che è legato al vangelo di oggi per l'invito che il Signore fa circa il discepolato nei suoi confronti. L'orazione della messa ci dice che ha fatto della sua vita un grande banchetto di carità per i poveri. Attraverso il profeta il Signore dà grandi assicurazioni riguardo il suo interesse e la sua protezione sull'uomo. La vita è così. Il giogo di Gesù elimina quello dei nemici. Il Signore riempie Paolo della sua grazia e quindi Paolo non avrebbe bisogno di niente, ma ha piacere che loro abbiano preso parte alla sua tribolazione, si sente come liberato dalla propria condizione di solitudine. Con umiltà, quindi, ma con grande fiducia nell'amore di Dio, chiediamo perdono per i tutti nostri peccati, specialmente per quelli di orgoglio e per la nostra chiusura alla Parola che Dio ci rivolge. - Passo bellissimo quello di oggi che va letto in continuità coi versetti precedenti. Il servo è motivo di speranza per i miseri perché è il primo che riceve soccorso dal Signore ed è redento. Anche la Regola dice "Ogni giorno, per tutto il giorno...". Questo dà al testo un taglio particolare. Solo a partire da Gesù c'è la possibilità di una nuova umanizzazione. E' una profezia di rovina e di desolazione, con spiragli di luce e di speranza alla fine del brano. In conclusione, gli idoli non sono statuette, ma un qualcosa che si trova nel nostro cuore; sono, ad esempio, nelle parole del fariseo e nella nostra presunzione di giustizia; invece è solo la giustizia di Dio che va cercata. E' questa madre che oggi noi possiamo accostare ad Anna; non è la sua morte il problema, è la nostra morte. Questo ci porta a leggere le parole di oggi del profeta Isaia, pur così severe nel sottolineare la nostra condizione di peccatori, nella pace e nella speranza. La misericordia del Signore l'ha soccorsa nella povertà e non aspetta a renderla preziosa e feconda. Dio non viene come giudice, ma come guardiano della sua deliziosa vigna. In quel brano era facile vedere la profezia della venuta del Verbo di Dio, Gesù, fra l'umanità per portare la salvezza. - Tutte le volte che noi preghiamo compiamo un atto di conversione. Anche nella chiesa di Corinto c'era il problema della superbia, così come nel vangelo ("chi è il più grande"). - Questo capitolo, molto noto, se viene letto in continuità con gli altri è ancor più prezioso. - Appena Ezechia sente le parole del Signore si mette in un atteggiamento di povertà, pienamente affidato a Dio, consapevole della sua impotenza. E' bello che poi l'asino sia sciolto per portare il Signore. Questa Casa è protetta da molti angeli: qui sono passati molti bambini, molti angeli piccoli, perché discepoli del Signore. Bisogna fare attenzione al modo di comportarsi di Dio. Il Signore è chi motiva il canto, è l'oggetto del canto: "Cantate il Signore!". Noi siamo la pecora perduta, questo ci consente di capire cos'è la grazia, la luce, la misericordia. - Oggi viene ribadita la chiamata del Signore a prescindere dalla nostra capacità di rispondere. Non bisogna scandalizzarsi del Signore che arriva non nella potenza, ma nella leggerezza e nella mitezza. Oggi ricordiamo con affetto Enrico R. nell'anniversario del suo ritorno al Padre. Anche le loro parole, "Sei diventato simile a noi", richiamano il mistero dell'incarnazione e così il vs 12: "come mai sei caduto dal cielo?" Anche nei Corinti si parla non di virtù, ma di una persona (Gesù) che compie opere. L'ubriachezza e la prepotenza caratterizzano il cuore dell'empio. trova risposta nel vangelo: "La tua fede ti ha salvata". Anche il vangelo è un canto dell'opera del Signore: esalta i piccoli. - Belle le domande rivolte al re d'Assiria. Gli "animi volubili" di vs 4 sono "i precipitosi di cuore" che devono ricevere la sapienza come liberazione da un'agitazione che impedisce loro di cogliere la sapienza di Dio. In Isaia si dice che gli idoli non hanno né profezia, né carità: non fanno né bene né male. - Il "successo" non è tanto presso gli uomini. Interessante il rapporto fra Parola e cibo: noi abbiamo fatto di Dio un idolo debole che ha bisogno di tante cose, invece siamo noi che abbiamo bisogno di essere nutriti da Lui e quindi questi luoghi, gesti, tempi, sono la meraviglia dell'incontro col Signore. Nei giorni scorsi era stato detto: "Guai a voi che aggiungete case su case "; oggi queste case sono vuote. E' l'unico che sa cosa sta succedendo. Bisogna spegnere ogni giudizio ed abbandonarsi alla bontà spassionata di Gesù. Bisogna rivolgersi a Dio con audacia, anche là dove sembra che non ci sia più niente da fare: nel profondo degli inferi e lassù nell'alto (se salgo in cielo là tu sei, se scendo agli inferi eccoti!). La frase di vs 29 sembra dire che bisogna cantare sia mentre il Signore combatte, sia dopo, quando ha vinto. Chiediamo di ricevere queste parole come luce e conforto anche per le nostre sofferenze personali. Il testo di oggi è un invito al credente ad avere il coraggio di vedere la capacità di Dio di entrare nella desolazione, a rimanerci senza fuggire. Anche i giudizi morali della vita nostra e degli altri rischiano di farci pensare che le persone agiscano da sole. C'è una grande ricchezza data dal Signore ai poveri. Oggi dice "aprite le porte ed entri il popolo giusto"; questo ricorda Gesù che entra dai discepoli dopo la Pasqua. - I popoli che in questi giorni si sono avvicendati nel testo d'Isaia, lo hanno fatto perché il giudizio su di loro potesse essere accostato a quello d'Israele. Il Signore ci ha voluti così come siamo ora e d'ora in avanti ci vuol fiducia ed abbandono in Lui lasciando prevalere la carità (II lettura). San Giovanni Bosco ha messo in atto un metodo educativo per i giovani basato sull'amore paterno e sulla prevenzione. La Parola bisogna riceverla sempre; ci si può sentire piccoli, incapaci di capirla, ma va ricevuta sempre. Ai cani muti e sonnacchiosi d'Isaia si contrappone Gesù che, di mattina presto, insegna. C'è una lotta diretta fra i due, ma alla fine è il Signore che prende la Sposa. Le stesse vicende a volte avvengono per colpa del popolo, a volte non c'è colpa, sono gli oppressori che agiscono sulla vittima (Israele). - La liturgia di ieri ci portava come messaggio l'invito del Signore ad un abbandono confidente in Lui per la consapevolezza di essere da Lui amati perché piccoli. - Il rifiuto a convertirsi, il cercare la salvezza con le proprie mani, richiama il cap 13 di Luca (invito alla conversione). - "Si chiuda questa testimonianza, si sigilli questa rivelazione nel cuore dei miei discepoli". Così è ora per i Moabiti che provengono da Zoar. L'invito del Signore è di accettare questo segno della debolezza che Dio pone nella nostra storia rispetto a figure che potrebbero essere più promettenti. Il profeta si rivolge ad un popolo povero, si parla della tua "ferita", parola spesso citata in Geremia (capitoli 3, 8 e 33) per dire della situazione della figlia d'Israele che è la condizione generale dell'uomo. - La questione della casa da costruire al Signore si ritrova in altre parti della scrittura (l'intenzione di Davide, la preghiera di Salomone dopo la costruzione del tempio). "Di cui mi compiaccio" indica non solo gradimento, ma accettazione del sacrificio. Chiediamo perdono per ogni nostra mondanità, per ogni nostra interpretazione violenta e rapinatrice della nostra esistenza. Così anche le folle, che se ne vanno battendosi il petto, hanno ricevuto un segno. E' un servo amato. Il brano di oggi ci fa capire che solo la croce di Gesù potrà colmare questa sproporzione e rendere possibile l'incontro fra Dio e l'uomo. Tutti i passi paralleli proposti mettono prima la notte poi il mattino; qui no, è l'unico caso nelle scritture. Ci affidiamo alla loro protezione, particolarmente a quella dei santi Vitale e Agricola, di santa Clelia ed anche dei nostri padri nella fede: il cardinal Lercaro, don Giuseppe, don Umberto, nonchè della nostra sorella Anna. - vs 16: "Si chiuda questa testimonianza". - La domanda che assilla tutti è: dove e quando avvengono le cose profetate? - Può apparire strano per noi il discorso iniziale, il paragone coi cani muti; poi però ci si accorge che è rivolto a ciascuno di noi. Qui però non dà spazio al Signore. Cantare la bellezza vuol dire essere introdotti nel mistero dell'amore sponsale di Dio per l'umanità. Al vs 2, le lotte che si accendono ricordano il rapporto fra la storia piccola di ogni uomo (fratello contro fratello), e la storia più grande delle nazioni. E' l'atto di presa di possesso della nostra vita attraverso la sua parola. Sin dal mattino, quando lo invitiamo ad aprire le nostre labbra, il Signore inizia a compiere il bene. Dobbiamo sentirla rivolta a noi tutti, perchè ciascuno di noi ha una qualche responsabilità verso altri. I capi sono scappati, il popolo si comporta in modo assurdo perché, mentre le cose vanno malissimo, loro vanno sulle terrazze a festeggiare, quest'uomo che piange è l'unico che fa una cosa giusta. - La cavalcatura leggera ricorda il puledro d'asina con cui Gesù entra in Gerusalemme. L'uomo dei dolori certo è Gesù, ma è anche qualunque uomo che soffre. I suoi fedeli contenti, altrimenti a cosa serve Dio? Così, ad esempio, fa Paolo (II lettura) dove per la colletta cita Is 55,10: la raccolta dei soldi è resa possibile dalla sovrabbondante grazia di Cristo. Attraverso la descrizione delle sofferenze emerge sempre la luce della speranza perché il Messia concentra su di sè tutte le sofferenze dei popoli. 5 0 obj - vs 1: "di notte" spinge ad una lettura pasquale. Chiediamo perdono per tutti i nostri peccati e, come la donna malata, avviciniamoci al Signore con fede. C'è un rapporto stretto fra i vs 22 e 24. In greco dice "Ecco una città forte", quindi esprime uno stupore molto lontano dal possesso. Al vs 19 c'è il problema della regalità di Dio: "siamo diventati come coloro su cui tu non hai mai dominato"; c'è come una crisi della sovranità di Dio, cosa molto presente nella Passione: "Sei tu il re?" Babilonia viene totalmente distrutta, ma c'è almeno una parola, "trafitti", che ricorda Gesù: la sua croce interseca tutti i cammini dell'uomo, anche chi viene distrutto dal giudizio, che è sempre un giudizio di misericordia. - Al vs 32 anziché "messaggeri" in greco dice "re delle genti" e si può pensare ai Magi che cercano risposte. Questa non è una diminuzione del nostro rapporto personale con Dio, anzi ne è la pienezza. Le tenebre nascondono Dio a noi, ma anche noi a Dio. - Nel testo di oggi risplende l'assoluta solitudine dell'uomo che patisce ed insieme la portata universale di salvezza di questo sacrificio. Spesso noi siamo così presuntuosi da voler correggere l'opera del Signore, o suggerirgli cosa deve fare. Le bestie sono forse i dispersi d'Israele invitati al sacrificio. - Le immagini descritte dal Profeta si riferiscono a luoghi (città, terre, case) ed al loro destino quando sono fuori dalla benedizione di Dio. Dio ha gran cura di lui, lo protegge e lo custodisce fin dal seno materno; quindi non è "servo" nella nostra comune accezione di strumento. - Nei LXX l'invito a consolare è rivolto ai sacerdoti, cioè ad ogni battezzato. - Le citazioni fatte sia sull'Antico che sul Nuovo Testamento ci aiutano a capire che oggi si parla della grande guerra fra Dio ed i suoi nemici, combattuta con la spada della Parola ed il fuoco dello Spirito. Dobbiamo anche accettare la nostra condizione di esilio come interna al nostro rapporto con Dio e con i fratelli. Ieri abbiamo concluso il vangelo di Giovanni, oggi iniziamo il libro di Isaia: cosa li unisce? La malattia è momento d'amarezza che però, nella preghiera, si trasforma in pace. 2-1-01 Is 36, 1-22; 1 Co 8, 1-13; Lc 12, 1-7 (Bettazzi). Chi è il custode che parla? 9-1-01 Is 38, 1-8; 1 Co 10, 14-22; Lc 12, 49-53 (Massimo Masi). Isaia è stato per loro come una lampada, ma loro hanno continuato nel loro atteggiamento, segno massimo della mancanza di luce. Questo è ciò che noi vogliamo celebrare nell'eucarestia. - vs 2: "Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai". O chi gli ha dato qualcosa per primo?". L'abbandono da parte di Dio è lo scandalo dell'elezione. E' un Dio che fa fiorire: cedendo a Lui ognuno ritrova se stesso. - Tutto il capitolo è un grande testo d'amore, un amore che non si rassegna. Sembra un invito paradossale quello di prendere il giogo del Signore; Gesù aveva detto "io vi darò riposo". - E' importante non dimenticare i primi versetti del capitolo 40 perché dobbiamo sempre tenere presente quanto sia grande il Signore, come si pieghi sui suoi figli più piccoli e come sia indotto a farsi piccolo proprio per piegarsi su di noi. I LXX li dicono "tribolati" e questo è importante perché forse loro sono così a causa della loro tribolazione. Persino la fine del vs 13 è incerta (in greco viene messa in nota). Maternità e figliolanza vanno al di là di una nostra consapevolezza concreta; è chiaro però che nessuno rimane fuori. Ma la vita va presa sempre nel suo nome, sia quando va bene sia quando va male perché il bello della nostra vita è la sua presenza. - Oggi non si parla di Israele, il brano si rivolge a tutti i popoli (vedi anche vs 14). ", capiamo che possiamo buttare via l'idolo (vs 22) e scopriamo che tutto quello che si vive nella solitudine del cuore è idolo. - Il latino ha parole diverse: al vs 2, "non ci fu nulla che non mostrasse loro", "nulla" è in realtà "verbum". Al versetto 10 del capitolo 36 aveva detto che Sennacherib si era accorto che era Dio che lo muoveva. - Alcune caratteristiche dell'uomo giusto descritte al vs 15 sono piuttosto singolari: "Si tura gli orecchi per non udire i fatti di sangue, chiude gli occhi per non vedere il male". Anche gli accenni alla salvezza data al popolo sono dentro al messaggio che oggi ci viene rivolto: per Lui si salveranno i poveri del popolo. San Paolo poi ci parla spesso di paglia e di pula, ma il giudizio sorgerà come un fuoco che salverà. E' un invito a guardare oltre il proprio steccato per vedere il giusto, che è la via di salvezza. A volte ciò ci delude: lo si vede qua e là, ma non sempre si impone. Il popolo al quale Dio si rivolge è un popolo di sordi e di ciechi, che pure hanno orecchie ed occhi. E' tutto sconvolgente, ma c'è la certezza che Dio "guida" tutte la vicenda. Tutti, infatti, sono invitati, salvo quella parte di ciascuno di noi che crede di essere già a posto. In entrambi i casi la punizione c'è perché il prediletto del Signore possa trovare la strada della salvezza. C'è una distruzione universale (diluvio) e c'è il terremoto che, insieme al venir meno della luna e del sole, sono segni della morte di Gesù (Mt 24, Mc 13, Lc 21). La messa è infatti lo svolgersi del suo amore per noi e della nostra accoglienza di questo amore. L'invito è a non confidare negli idoli, nei sacrifici, nelle liturgie sbagliate.Tra le varie immagini descritte, al vs 8 c'è "il tuo emblema"= il ricordo di te; cioè il peccato è stato compiuto nei luoghi (stipiti delle porte) dove andavano messe le parole di Dio. - Oggi il brano del profeta Isaia ci parla di una dispersione; ringraziamo il Signore che ci ha radunato qui attorno all'altare. 20-1-01 Is 41, 21-29; 1 Co 14, 1-12; Lc 14, 15-24 (Giovanni). C'è un'ebbrezza cattiva, coronarsi di fiori che poi passano, ed un'ebrezza buona, quella di Gesù che dona la vita sulla croce. Non è la negazione del rito, ma qui la Parola si fa pane per noi, diventa il nostro nutrimento. 8-11-00 Is 21, 13-17; 2 Pt 1, 19-21; Lc 8, 9-15 (Francesco). - vs 1: la dispersione: richiama da una parte Babele e dall'altra i discepoli che vanno in tutto il mondo a predicare. In Ef 3 si parla di altezza e profondità per dire delle dimensioni dell'amore di Cristo. Anche l'immagine del pastore è molto piena d'amore. Convertitevi richiama la liturgia delle Ceneri: "convertiti e credi al vangelo". Noi facciamo parte dei Gentili, chiediamo perciò perdono dei nostri peccati imitando il centurione di cui ci parla il vangelo che si dice "non degno". - vs 7: il servo fu offerto perché lui stesso lo volle. Questo ci dice che anche noi, senza nostro merito, siamo causa di benedizione per coloro che ci sono vicino. La figura del Signore viene trascurata, dimenticata, schernita. La rovina di tutto ciò che non sta bene insieme a Gesù. Poi sono presentati i principi che regneranno anch'essi con giutizia, i figli d'Israele. - Zaccheo sale sull'albero per vedere Gesù, in Isaia la gente sale sulle terrazze per festeggiare. - vs 3: Il Signore ha pietà di Sion e per questo rende le sue rovine come l'Eden, un giardino magnifico i cui frutti sono giubilo, gioia, ringraziamento, inni di lode. La carità è la grande opera di Dio. Dio vuol fare capire al suo popolo qual'è il modo di mettersi in relazione con Lui. - vs 9: parla di città vuotate ed abbandonate per far posto agli israeliti. Lo scopo è quello di fare fuori piccoli, vedove, orfani, ecc. Ringraziamo il Signore per avere oggi l'opportunità di meditare sulla preghiera.